I miei caraibi

Partenza per tutti e 4 da Bologna alle 6,40 di giovedì 04.12.2008, e ritorno (per me) venerdì 19.12.2008. Questi sono gli unici elementi definiti, il resto verrà deciso di volta in volta. L’arrivo all’aeroporto di Tobago è alle 18,30 ora ...

  • di Saluti Antonio
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: fino a 6
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Partenza per tutti e 4 da Bologna alle 6,40 di giovedì 04.12.2008, e ritorno (per me) venerdì 19.12.2008. Questi sono gli unici elementi definiti, il resto verrà deciso di volta in volta.

L’arrivo all’aeroporto di Tobago è alle 18,30 ora locale ed il primo impatto appena scesi a terra è con un clima decisamente più caldo di quello lasciato in Italia. Il secondo impatto appena usciti è con un buon numero di personaggi che offrono i loro servizi (dal taxi all’alloggio) più o meno legalmente. Col tempo impareremo ad utilizzare questa caratteristica degli abitanti sia di Trinidad che di Tobago per spostarci sulle isole.

La prima notte la trascorriamo a Buccoo Bay, in una guesthouse spartana ma direttamente sul mare, ed al mattino sul molo vediamo i pescatori intenti a pulire dei piccoli squali, che sono una delle specialità tipiche della cucina locale (Bake & Shark). La luce del giorno consente anche di far “conoscenza” con le nuvole che, nonostante la stagione delle piogge sia ufficialmente terminata a novembre, ci accompagneranno implacabili per tutta la durata del viaggio, e quasi tutti i giorni si trasformeranno in pioggia più o meno intensa.

Approfittiamo di un passaggio e ci trasferiamo a Scarborough, la capitale di Tobago, e dopo aver trovato un alloggio per la notte trascorriamo il resto della giornata in giro per la città, che pur essendo piccola si rivela abbastanza caotica e soprattutto piena di musica che sembra uscire dovunque, oltre che dalle casse dei venditori di cd.

Sabato mattina alle 6,30 partiamo per Port of Spain e vi arriviamo dopo 2 ore e mezza di traghetto, che costeggiando tutta la costa nord dell’isola di Trinidad ne offre alcuni scorci ricchi di alberi e poco abitati. La città non offre grandi attrattive turistiche, essendo relativamente giovane, nei mercati e nelle strade si percepisce uno stile di vita abbastanza occidentale, ma le cose che mi hanno colpito di più sono i pali che sostengono una selva di fili (luce, telefono, e quanto altro possa necessitare di un filo per trasmettersi) e i cerchi in lega che quasi tutte le auto esibiscono in forme e dimensioni decisamente vistose.

La domenica mattina ci trasferiamo a Maracas Bay dove alloggiamo per 2 notti nell’unico albergo della zona, che si trova fra la spiaggia e il villaggio. Nonostante un cielo cupo ci tuffiamo in mare per un primo bagno che prosegue sotto una pioggia implacabile. Il gruppo di case sparse sull’estremità del golfo che da il nome alla località è abitato da pescatori, ed il contrasto fra la semplicità delle loro case ed il vicino albergo è abbastanza forte.

La sera nel bar che si trova dall’altra parte della baia c’è un gruppo che suona dal vivo utilizzando anche lo “Steel Pan” che è lo strumento simbolo di Trinidad, questa atmosfera di festa, complice anche il rum, ricorda un po’ gli happy hour della nostra Marina di Ravenna.

La mattina seguente piove, ed allora ci dirigiamo verso Blanchisseuse che è un paese più ad est sulla stessa costa. L’utilizzo del “maxi taxi” oltre che ad essere economico consente di avvicinare la gente del posto, con i loro ritmi ed abitudini. Arrivati a destinazione a causa del maltempo non possiamo fare l’escursione fino alle cascate all’interno della foresta, ed allora facciamo un giro per il paese che è sparso lungo la costa ed immerso nel verde con ampi scorci panoramici sul mare sottostante. Al ritorno l’autista si ferma tranquillamente in una baia a comprare direttamente da un gruppo di pescatori del pesce, alla faccia delle nostre vite sempre di corsa, beati loro! Martedì mattina mentre aspettiamo l’autobus per tornare a Port of Spain si ferma il pick-up di un pescatore diretto in città a consegnare la sua merce, e si offre di accompagnarci tutti per una cifra ragionevole, ne approfittiamo, e durante il viaggio ci fa ascoltare un pò di musica locale e non esita a fermarsi nei punti panoramici per consentirci di fare alcune foto. Dalla stazione degli autobus ripartiamo diretti a Manzanilla Bay, durante il tragitto dobbiamo cambiare ad Arima e a Sangre Grande, attraversando una delle zone più abitate dell’isola, che a nord è chiusa da una catena montuosa, mentre a sud si apre verso una zona leggermente collinare

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