Trentino: terra di castelli, eremi e meleti

Week end in una terra magica e ospitale alla scoperta di due magnifiche fortezze, di un eremo appollaiato su uno sperone di roccia e poi un giro nella Val di Non

  • di alvinktm
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Fino a 500 euro
 

Il Trentino è una terra magica e ospitale capace di mettere a proprio agio le persone provenienti da tutto il mondo. Quando arrivi qui t'innamori subito dei suoi cieli tersi, dell'aria frizzante, delle infinite pinete e dei masi dal tetto in legno e dai balconi intarsiati che d'estate sfoggiano cascate di gerani. Nei paesi la vita sembra scorrere più lieve e la contagiosa quiete fa venir voglia di rilassarsi e di godersi le cose belle della vita. In primo luogo le montagne che vivacizzano l'orizzonte con i loro bizzarri profili, poi i piatti prelibati della tradizione trentina come lo strudel e i canederli, i boschi che invitano a una passeggiata o a una corsa in mountain bike e gli immancabili castelli.

In questo week end siamo andati a scoprire due magnifiche fortezze, un eremo appollaiato su uno sperone di roccia e abbiamo girovagato nella splendida campagna della Val di Non.

Partiamo proprio da questa vallata laterale alla grande Val d'Adige che, per noi valtellinesi provenienti dal Passo Tonale, si sussegue alla più stretta e selvaggia Val di Sole. Da subito il lago di Santa Giustina cattura lo sguardo ammaliandoci con i suoi riflessi e il contrasto tra la superficie increspata dal vento e il verde perenne dei pini, il marrone delle latifoglie nude e i prati parzialmente innevati. Se non fosse per l'alto muraglione visibile percorrendo la statale 43 da Cles in direzione sud, nessuno sospetterebbe della natura artificiale dell'opera costruita dal gruppo Enel tra il 1943 e il 1951. Le sue acque si sono perfettamente integrate al territorio e probabilmente è anche per il microclima creatosi grazie a esse che sui pianori circostanti crescono i meravigliosi frutteti dai quali si produce la famosa mela della Val di Non, eccellente prodotto dal marchio Denominazione di Origine Protetta. Una passeggiata in un ambiente unico come questo è d'obbligo, così come il fermarsi di tanto in tanto a scattare delle foto in grado di cogliere le bellezze di un paesaggio reso affascinante proprio dal lavoro dell'uomo.

Dopo aver goduto del tiepido sole invernale in uno dei tanti sentieri nei meleti, risaliamo in macchina per guidare fino al paese di Sanzeno e da qui seguire le indicazioni per il Santuario di San Romedio attraverso la stretta carrozzabile fiancheggiata da un limpido torrente e all'ombra di due pareti di roccia bitorzolute ricoperte qua e là di alberi. Il tratto pianeggiante si conclude ai piedi di una grossa rupe per assumere pendenze impegnative sino al piccolo parcheggio all'ingresso del Santuario.

Durante la bella stagione è piacevole raggiungere l'antico luogo di culto a piedi tramite il suggestivo percorso scavato nella roccia con inizio al Museo Retico di Sanzeno (per info:http://www.visitvaldinon.it/it/da-vedere/arte-e-cultura/santuario-di-san-romedio/passeggiata-panoramica-trentino), oppure partendo dal paesino di Don e percorrendo il tracciato che si snoda in un lussureggiante scenario boschivo (per info:http://www.visitvaldinon.it/it/da-don-al-santuario-di-san-romedio). Conoscendoli, posso consigliarli entrambi perché se pur molto diversi, offrono bucolici scorci da ricordare insieme alla particolare esperienza della visita all'eremo.

Appena fuori dal Santuario un recinto elettrificato segna il perimetro di un'area verde nella quale dal 1958 trovano rifugio degli orsi provenienti da circhi e zoo per trascorrere gli ultimi anni della loro vita. Il Santo è da sempre legato alla figura di questo animale, secondo la leggenda pare infatti che Romedio trovò il suo cavallo sbranato da un orso il giorno in cui avrebbe voluto recarsi a Trento per incontrare l'amico vescovo. L'uomo non perse la speranza e, senza lasciarsi intimidire, si avvicinò al plantigrado rimasto vicino alla carcassa mostrandogli le briglie. L'animale allora, come a volersi scusare per aver sbranato il cavallo, si accasciò lasciandosi sellare e quindi montare da Romedio che così poté a raggiungere Trento

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