Trekking lungo i sentieri delle Alpi Apuane

Più che un viaggio un'esperienza, un'avventura, in un ambiente inaspettatamente straordinario. Un padre che cerca di trasmettere l'amore per la natura al proprio figlio, mentre lui lo stupirà per la sua tenacia

  • di dimodriver
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 5-2
    Spesa: Fino a 500 euro
 

Una strana compagnia si era formata nell'inverno. Due giovani compagni di scuola, un amico di entrambi e i due loro padri. Serate passate in allegria facendo giochi di società, fra una tisana e un dolcetto. Essendo tutti sportivi praticanti, fin da subito si è pensato a qualcosa di più attivo da fare insieme nella bella stagione. Tre calciatori, un maratoneta e un ciclista, alla fine ci siamo trovati tutti d'accordo su un bel trekking di un paio di giorni. Per l'itinerario ci siamo affidati ad un amico, esperto camminatore che ci ha selezionato due possibili itinerari. Abbiamo optato per l'Ultrapuanica, da fare in due giorni con pernottamento in rifugio, percorrendo la traccia della corsa estrema di sessanta chilometri, che ogni anno si svolge alla fine di settembre. Abbiamo deciso di farla nei primi giorni disponibili dopo la fine della scuola, soprattutto per sfruttare ancora la buona condizione atletica dei giovani calciatori, prima che si adagino nel consueto ozio estivo, a differenza di noi padri, sempre in forma e allenati per tutto l'anno.

DOMENICA 18 GIUGNO 2017

Con un equipaggiamento base, compreso scarpe da trekking acquistate in stock al decathlon, alla cifra incredibile di sedici euro, partiamo per Camaiore. Alle 8.30 Adamo, Dimitri e i giovani Paolo, Samuele e Federico, tutti carichi di entusiasmo per questa sfida, siamo già in cammino seguendo la traccia gpx scaricata dal sito ufficiale dell'Ultrapuanica. In realtà seguire il GPS, ci manda fuori sentiero fin dall'inizio, e quando dopo aver chiesto lumi ad alcuni ciclisti in mountain bike, riusciamo finalmente ad arrivare a Casoli, scopriamo di aver camminato a vuoto almeno per un'ora. Quindi da qui in poi decidiamo di servirci solo delle mappe dei sentieri, che abbiamo fotografato ad escursionisti incontrati sul percorso e a cui abbiamo chiesto informazioni. Ripartiamo dopo uno spuntino e un breve riposo, sul prato di un piccolo parco giochi del paese. Intanto qualcuno fra i più giovani, comincia già ad accusare la fatica e l'idea di arrivare in serata al rifugio del Freo, comincia a vacillare. Oltretutto ogni volta che incontriamo qualcuno e chiediamo informazioni sul percorso, ci ripete come un ritornello: "Ce ne avete da camminare eh...". In particolare un anziano signore che si definisce grande esperto conoscitore di quelle zone, ci scoraggia proprio nel compiere tutto il giro, essendo già nel primo pomeriggio. Naturalmente i meno motivati di noi, cavalcano subito la sua tesi, ma non io e Samuele, che siamo sempre decisi e convinti, di portare a termine il nostro progetto iniziale. Dal Monte Matanna si incomincia a camminare in un bel paesaggio montano. Andiamo avanti sempre chiedendo a tutti quelli che incontriamo. Alle 15.30 arriviamo a Foce delle Porchette, insieme ad un altro gruppo che sta scendendo. Questi ci illuminano su cosa ci aspetta per arrivare al rifugio del Freo, più comunemente chiamato Mosceta. Ancora tanto cammino e salite. Mi appare chiaro che questo è il bivio dove prendere la decisione, se continuare o cambiare programma. Paolo, suo padre Adamo e Federico sono certi di non farcela. Chiedo a Samuele se si sente in forze per poter camminare per altre cinque ore. Mi conferma di stare bene e di aver voglia di proseguire. Io da parte mia, non ho assolutamente problemi e quindi senza perdere tanto tempo, ci facciamo gli in bocca al lupo a vicenda e ci rimettiamo in cammino, voltandoci le spalle. Io e Samuele ci infiliamo in una fitta foresta, sulle pendici del Monte Forato. Riempiamo le borracce ogni volta che troviamo una sorgente e continuiamo a chiedere lumi sul percorso, quando incontriamo qualcuno. Nell'aia di una casetta diroccata, troviamo una serpe nera che si crogiola al sole. Ad ogni bivio stiamo sempre ben attenti a non prendere il sentiero sbagliato. Ma le ultime indicazioni ricevute, paiono essere molto precise e dettagliate. Intanto già dopo mezz'ora da che ci siamo salutati, riceviamo messaggi e foto su WhatsApp dal gruppo degli sfaticati, già stesi sulle brande del piccolo rifugio "Lo scoiattolo". Noi intanto proseguiamo sempre in un fitto bosco, che di tanto in tanto offre scorci panoramici sul Procenio. Ci alimentiamo e beviamo regolarmente. Abbiamo scelto l'impresa più ardua e non possiamo fallire. Io non mi sento ancora affaticato e Samuele lo vedo sempre convinto e concentrato sull'obiettivo. Sbagliamo strada per un attimo, ma ci rendiamo quasi subito conto, ritorniamo velocemente sui nostri passi e prendiamo il sentiero giusto, che percorriamo a lungo, fino ad una radura dove c'è una vecchia casa in pietra abitata da pastori. Sono le sette passate e sarei tentato di chiedere ospitalità, ma l'anziana signora uscita a vedere il perché dell'abbaiare dei cani, ci conforta dicendoci che per Mosceta, ci manca solo un'oretta di cammino. È tutta salita, siamo all'ombra, proprio sotto la vetta della Pania della croce, che invece è illuminata dalla calda luce della sera. Con Samuele chiacchieriamo un po' anche per distrarci dalla fatica, che adesso si fa sentire. L'ultimo tratto è in ripida pendenza in mezzo all'erba alta, finché davanti a noi si apre un pianoro proprio sotto la Pania

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