Un’altra Toscana

Alla scoperta dell’Amiata, terra ricca di storia, misticismo e… castagne

E, appunto, quel che resta viene usato per riscaldamento, di serre e non solo. Per sfruttare meglio la situazione viene immessa anche acqua fredda in profondità. La geotermia è davvero una grande ricchezza. In questa zona – di qui a Larderello – ci sono 33 centrali che producono 5 miliardi di kWh, un quarto del fabbisogno di tutta la Toscana, il corrispettivo di più di un milione di tonnellate di petrolio, che in questo modo viene risparmiato. Naturalmente c’è anche il rovescio della medaglia: con la geotermia si rischia l’inquinamento delle falde acquifere, che vengono attraversate e coinvolte.

OLIO & CASTAGNE

Poi c’è Radicofani, anch’esso famoso per la sua Rocca che guarda verso la Val d’Orcia e che risale a prima del 1000. La Rocca fu possedimento dei monaci e poi del Papa. È importante perché dominava, tra le altre cose, la Via Francigena. Radicofani è il paese del leggendario Ghino di Tacco, considerato il Robin Hood italiano. Dal 1297 al 1300 “castigatore di ingiustizie e di potenti”, per altri semplicemente un bandito. Viene citato anche da Dante e Boccaccio e io mi ricordo che era lo pseudonimo di Bettino Craxi (sic, anzi, sigh!). Seggiano è il paese che, guardando verso Ovest e cioè verso il mare, ci riporta in parte all’idea classica di Toscana, con i suoi uliveti. E qui infatti troviamo finalmente un olio, l’extra vergine Seggiano DOP, che rappresenta una delle maggiori fonti di guadagno del paese. Io, tra l’altro, sono stato al mulino ad acqua del signor Agliano. Si tratta di mulino a pietra, perfettamente restaurato, bello e interessante da vedere e che produce anche una squisita farina di castagne.

Un territorio marginale

Ma non si può dire che l’Amiata sia una zona ricca, anzi. Il problema, come in molte altre zone degli Appennini italiani, è lo spopolamento e l’abbandono delle terre. Per tutto quello che dicevo prima, l’Amiata rischia appunto di essere una zona depressa e marginale. Per questo, tre mesi fa i suoi 13 comuni si sono trovati tutti assieme in Regione Toscana per chiedere un piano di sviluppo. Ma di quale sviluppo si sta parlando? La ricetta è quella di cui abbiamo detto tante volte e che riguarda da vicino noi turisti: da queste parti (e a mio avviso in tutta Italia) non ci resta che il modello di uno sviluppo turistico, agricolo, rurale, ambientale. Basato anche sull’ospitalità diffusa (cioè case in affitto e agriturismi) e sulla riscoperta di prodotti, di allevamenti, di razze autoctone. Ad esempio, si sta riscoprendo e recuperando un maiale simile alla più famosa Cinta Senese, la Macchiaiola Maremmana. O un tipo di pecora come la Amiatina. E, di qui, formaggi speciali come il Marzolino.

Turismo del silenzio e del buio

Un’altra cosa interessante che si sta organizzando è il cosiddetto “turismo del silenzio e del buio”. Detta così è come se ti accompagnassero in una tomba, ma in realtà è un’idea straordinaria per la sua semplicità. L’Amiata infatti, è un luogo solitario, lontano dalla confusione, dove ancora sono agibili sentieri e stradine deserte. Il turismo del silenzio significa appunto passeggiate e gite, o anche trekking, il luoghi tranquilli. E il turismo del buio approfitta del fatto che qui l’inquinamento luminoso è molto basso e di notte si possono vedere le stelle in modo particolarmente nitido. Ma c’è anche un turismo di vago sapore mistico e religioso: l’Amiata, e soprattutto il Monte Labbro che gli sta accanto, hanno fama di essere posti di grande energia. E infatti ci sono nate tante comunità, anche buddiste e meditative. La più famosa risale a circa 150 anni fa... Non si può venire sull’Amiata e non seguire le tracce di David Lazzaretti, chiamato, il “profeta dell’Amiata”. Io mi sono arrampicato, appunto, fino ai 1.200 metri della cima del Monte Labbro, dove ancora si vedono i suggestivi resti del suo monastero, della sua chiesa e della sua comunità

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