Un’altra Toscana

Alla scoperta dell’Amiata, terra ricca di storia, misticismo e… castagne

 

Il marchio più noto, vendibile e internazionale del turismo italiano è certamente la Toscana, in tutte le sue accezioni: paesaggio, storia, monumenti, prodotti, gastronomia. Lo stile “tuscany” è famoso in tutto il mondo e influenza addirittura gli stili architettonici: ricordo che in Australia ho incontrato degli architetti italiani a cui veniva chiesto di progettare case e ville in stile “toscano”. Eppure non tutta la Toscana è “tuscany”. Già, perché esiste un’altra Toscana, diversa, con un altro sapore, un altro paesaggio. È la zona dell’Amiata. Una Toscana atipica e per certi versi quasi sconosciuta. Più aspra, essenziale ma comunque unica. Siamo tra le provincie di Grosseto e Siena, tra boschi di faggi, castagni e abeti. Il classico ulivo, che caratterizza la Toscana da cartolina, qui è ben poco presente, al massimo verso Grosseto, nella zona di Seggiano. Una croce monumentale in ferro di 22 metri è il simbolo che sta in cima al Monte Amiata. Dove ci sono anche impianti sciistici. L’Amiata è un vulcano spento e per gli etruschi era sacro, la sede di Tinia, il Dio più importante. L’Amiata è il posto per eccellenza “dell’acqua calda”: la geotermia, l’energia che sgorga (anzi, zampilla e vaporizza) dal sottosuolo. Stiamo parlando di paesi come Arcidosso, Roccalbegna, Piancastagnaio, Castel del Piano, Abbadia San Salvatore, Seggiano, Santa Fiora e Radicofani.

Miniere & serre

L’Amiata è stato anche zona di miniere. Tra il 1870 e il 1970, dalle parti di Abbadia San Salvatore e Santa Fiora, hanno estratto il cinabro: la roccia veniva rotta e poi sottoposta a calore e da lì si ricavava il mercurio. Poi hanno scoperto che il processo era altamente inquinante, e negli anni Settanta del secolo scorso le miniere hanno chiuso. E per tanta gente è stata la rovina. Dagli anni Ottanta si è cominciato a sfruttare la geotermia, cioè l’energia e il calore del vulcano, per produrre elettricità. E i vapori “di scarto”, quelli più tiepidi (circa 80°) sono ancora oggi usati per riscaldare a buon mercato un sistema di serre. Quasi 30 ettari di serre, che producono pianteornamentali tropicali, che nessun altro può produrre a prezzi così bassi, approfittando appunto della geotermia. E in questo modo pare che la concorrenza degli olandesi possa essere battuta. Resta il fatto che l’Amiata è una zona povera, che rischia di essere marginale. La sua ricchezza agricola si limita al legname e alle castagne, la famosa castagna dell’Amiata IGP. Nel resto della Toscana si produce notoriamente molto vino, da queste parti c’è solo la produzione del rosso Montecucco Sangiovese.

Aldobrandeschi & Medici

Anche sull’Amiata comunque non manca la storia. Il paese forse più famoso è Arcidosso. Le sue origini sono precedenti all’anno 1000 e fu possedimento degli Aldobrandeschi e poi dei Medici a metà del 1500. E il suo simbolo è appunto la Rocca Aldobrandesca. Poi c’è Abbadia San Salvatore, sul versante senese. C’è da vedere il Monastero e, soprattutto, il museo minerario, un segno storico che qui sull’Amiata è molto importante. Da Abbadia inizia la zona dei boschi di faggio e di castagno. Piancastagnaio è stato a sua volta dominio della famiglia degli Aldobrandeschi e dei Conti Orsini ed è famoso soprattutto per il suo Castello e per la grande centrale dell’Enel dove si produce energia geotermica. Ma come funziona la geotermia? In pratica i vapori che arrivano in superficie dalle sorgenti di acqua caldissima del sottosuolo vengono sfruttati per far girare delle turbine che, a loro volta, producono l’elettricità

Parole chiave
, , ,
  • 3568 Visualizzazioni
  • Stampa
  • Invia ad un amico

Commenti
  1. Nessun utente ha ancora commentato. Se sei un utente registrato puoi usare questo form per dire la tua!

Per scrivere su Turisti Per Caso devi prima registrarti!


Entra con il tuo account social