I mille volti di Torino

Tre giorni non bastano per comprendere Torino, ma sufficienti per innamorarsi di una città dai mille volti

  • di alvinktm
    pubblicato il
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  • Viaggiatori: 3
    Spesa: Fino a 500 euro
 

Tutto si può dire su Torino ma non certo che sia una città monotona e priva di fascino, incapace di adattarsi alle continue trasformazioni frutto di una storia impegnativa eppure sorprendente.

Un glorioso passato che ha inizio nel III secolo a.C. grazie all'insediamento di alcune tribù celtiche taurine da cui deriva il nome Taurasia. Sotto il dominio romano dell'imperatore Augusto diviene Augusta Taurinorum e nel successivo Medioevo sopravvive alla paura e alle carestie. In questo lungo periodo oscuro l'attento osservatore può già intuire che un qualcosa di grande si cela nel piccolo insediamento urbano sulle rive del Po. Nel XVI secolo con l'arrivo di Emanuele Filiberto di Savoia e l'imposizione di nuove riforme si gettano le basi per la Torino moderna sia dal punto urbanistico che politico. Il suo sviluppo supera gli ostacoli dell'ingerenza francese e della devastante peste, e nel 1713 con il principe Eugenio di Savoia Torino diventa capitale del Regno di Sardegna.

L'architetto Filippo Juvarra mette a disposizione il suo genio per creare il nuovo aspetto urbano, pronto ad accogliere il primo Parlamento italiano nel 1861. Torino rimarrà capitale del nuovo Stato fino al 1865 per poi cedere il primato a Firenze e quindi all'eterna Roma.

Archiviate le importanti vicende politiche, a cavallo tra l'ottocento e il novecento, la città diviene un polo industriale fra i più grandi dell'intera Europa grazie alla FIAT, fabbrica italiana automobili Torino. I decenni di boom economico furono diversi ed esaltanti ma purtroppo la storia ci insegna che tutto ha una fine. La crisi economica infligge profonde ferite e con il nuovo millennio Torino cambia nuovamente volto, divenendo a tutti gli effetti la città d'arte che oggi abbiamo imparato a conoscere e ad amare.

Ideata dall'architetto Filippo Juvarra, la Basilica di Superga si adagia sull'omonimo colle alle porte del capoluogo del Piemonte e rappresenta la prima meta in terra torinese. Per arrivarci bisogna seguire una stretta e ripida strada trasformatasi in terreno di allenamento per molti ciclisti che preferiscono raggiungere Superga col solo motore di gambe e cuore. Alcuni scelgono di superare a piedi l'arcigno dislivello tra la pianura e la cima della collina, percorrendo i sentieri della limitrofa area protetta regionale, un po' come una sorta di pellegrinaggio. Noi (io, mio marito e il nostro piccolo Leonardo) invece, ci arriviamo in auto senza fare nessuna fatica. In alternativa ci si può servire anche della tranvia Sassi-Superga.

Qualunque sia il modo con cui la si raggiunga l'eleganza della Basilica ripaga gli occhi di tutti, così come la vista sul lungo e frastagliato orizzonte innevato dove si scorgono la caratteristica forma appuntita del Cervino, il massiccio del Monte Rosa e le montagne del parco nazionale del Gran Paradiso. Appena sotto il colle la bella cittadina di Torino si estende da un lato, mentre dall'altra i boschi ricoprono le colline.

E' merito della volontà di Vittorio Amedeo II di Savoia se possiamo ammirare questo edificio sacro. Nel 1706 infatti, durante il difficile assedio dei francesi, il duca salì fin quassù per esaminare dall'alto il campo di battaglia e sembra abbia pregato la Madonna affinché le strategie militari elaborate riuscissero a scacciare l'invasore. Vittorio Amedeo II vinse il conflitto e quello che accadde poi è lì da vedere: un vero e proprio capolavoro.

La struttura circolare della Basilica sui toni dell'ocra termina con l'alta cupola barocca che da vicino appare ancora più imponente. L'ingresso è anticipato da uno spazio coperto detto pronao, in stile neoclassico. Il marmo bianco delle slanciate colonne, sormontate dal frontone decorato, splende alla luce del sole ed è magnifico. Ai lati del corpo centrale due campanili perfettamente simmetrici anticipano il lungo convento.

Della Basilica si possono visitare gli appartamenti e le tombe reali e, per godere di un panorama ancora migliore, è possibile salire in cima alla cupola. Attenzione però agli orari di apertura. Noi abbiamo preferito godere 'solo' della sua bellezza esterna perché l'interno non ci incuriosiva particolarmente

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