Mai così vicini al cielo

Viaggio in Tibet, passando dal Nepal

  • di Mara Speedy
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 16
    Spesa: Da 2000 a 3000 euro
 

Il Dalai Lama un giorno disse: “Almeno una volta all’anno vai in un posto, dove non sei mai stato prima” e come meglio onorarlo, se non andando proprio nella sua terra?

25.10

Lascio l’auto al parcheggio CeriaMalpensa (40 euro, www.ceriamalpensa.it) e raggiungo 14 dei miei sconosciuti compagni di viaggio all’aeroporto di Milano Malpensa; partiamo alle ore 21.00 con Air India diretti a Delhi, dove arriveremo alle 10.15, dopo uno scalo a Roma e recupero dell’ultima partecipante (il costo andata e ritorno del volo è di circa 1200 euro, il nostro essendo un pacchetto comprensivo di hotel, trasferimenti, entrate e guide è costato circa 2770 euro).

26.10

Partiamo da Delhi alle 13.10, diretti a Kathmandu, dove atterriamo intorno alle 14.55 sempre con Air India. La sosta a Kathmandu (1355 m slm) ci servirà per acclimatarci all’altitudine e soprattutto per ottenere il visto per il Tibet, infatti, per poter visitare questa zona della Cina è necessario il Tibet Entry Permit (o TTB permit, costo 50 USD) per la zona di Lhasa, a cui si aggiungono altri permessi (Alien Travel Permit), se si è interessati ad altre zone, come ad esempio quella del campo base dell’Everest. Per i viaggiatori indipendenti è difficile ottenere il visto, ma per gruppi organizzati come il nostro, in genere è più semplice, anche se il governo cinese a volte chiude l’accesso al Tibet agli stranieri.

Con un pulmino raggiungiamo l’Hotel Earth House, spartano, in una strada piena di negozi e traffico, dove abbiamo il primo assaggio dei colori e degli odori del Nepal. I cavi della luce creano una ragnatela sopra le nostre teste, ma c’è appena stata una festa in città e le bandierine colorate e le collane di fiori di tagete adornano l’intera via. Dedichiamo il resto della giornata allo shopping: qui ogni tipo di attrezzatura per l’alta montagna è veramente conveniente e il mercato è distribuito lungo le strade (Thamel). Terminiamo la serata allo Yak Restaurant, dove proviamo diversi piatti, tra cui la tipica zuppa di lenticchie, i momo, una sorta di raviolone ripieno di carne o verdura o formaggio, accompagnati da riso e chapati, il pane azzimo che può essere servito semplice o con aglio e formaggio, il tutto bagnato da birra Everest. Buonissimi anche i chow mein, che sono noodles fritti con verdure. Lo yogurt viene servito invece come dessert ed è assolutamente da provare (costo della cena circa 3 euro).

Durante il black out che ci sorprende una volta rientrati in hotel, ne approfittiamo per provare un delizioso the di ginseng. Rimanendo in tema elettrico, abbiamo usato le nostre spine senza adattatori, l’importante è che non ci sia il polo centrale, quello della terra.

27.10

La nostra visita inizia di buon mattino dallo stupa di Bodnath, il più grande di tutta l’Asia, a cui si può accedere al costo di 250 RS (1 euro=108,78 RS). E’ di buon auspicio fare un giro, rigorosamente in senso orario, intorno alla cupola. Lo stupa é un reliquario e ogni sua parte ha una valenza simbolica, come i grandi occhi del Buddha che fissano i turisti appena arrivati. Faccio girare le prime ruote delle preghiere e sento nell’aria l’odore delle candele di burro di yak (o meglio di die, che è la femmina dello yak), che diventerà molto famigliare in Tibet, così come le vesti color bordeaux dei monaci, che qui possono professare liberamente il buddhismo di tipo tibetano. Ovunque le bandierine colorate su cui ci sono scritte le preghiere (rlung-ta) che il vento porterà a destinazione, non per niente vengono chiamati cavalli del vento. In Nepal i colori delle bandierine hanno significati diversi rispetto al Tibet: il giallo è il vestito del Buddha, l’azzurro il cielo, il bianco l’acqua, il verde la terra e il rosso il sole, invece in Tibet, il giallo è sempre il vestito del Buddha e l’azzurro il cielo, ma il bianco sono le nuvole, il verde l’acqua e il rosso il fuoco

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