Krung Thep, la Città degli Angeli

Tra poche ore, dopo aver sorvolato l’est Europa, il Mar Nero, il Mar Caspio, l’Anatolia, l’Afghanistan, il Pakistan, l’India e il Mar delle Andamane, l’aereo ci getterà nel caldo umido della caotica Bangkok; la Città degli Angeli. Da lì inizierà ...

  • di DanieleSSL
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Tra poche ore, dopo aver sorvolato l’est Europa, il Mar Nero, il Mar Caspio, l’Anatolia, l’Afghanistan, il Pakistan, l’India e il Mar delle Andamane, l’aereo ci getterà nel caldo umido della caotica Bangkok; la Città degli Angeli. Da lì inizierà il nostro viaggio attraverso la vecchia Indocina.

È appena l’alba quando atterriamo al nuovissimo scalo Suvarnabhumi; l’aeroporto che è stato per certi versi simbolo della corruzione dilagante dovuta all’amministrazione del primo ministro Thaksin, che ha portato al colpo di stato pacifico del settembre 2006. È tutto tecnicamente perfetto: lunghi corridoi puliti e asettici serviti da nastri trasportatori, insegne che annunciano arrivi e partenze disseminate ad ogni angolo, mentre sopra la nostra testa le grandi braccia cilindriche dell’edificio principale si allungano come tentacoli. La porta scorrevole che si apre davanti a noi ci getta però improvvisamente in un mondo avvolto da una spessa coltre di nebbia dall’odore dolciastro di smog.

Dicono che Bangkok si contenda con Città del Messico la palma di città più inquinata del mondo; non so se essere fiero di averle visitate entrambe, o abbattuto per il fatto di poter dire che la prima impressione conferma la triste statistica.

Il nuovo scalo, inaugurato solo da un paio di anni, dista circa sessanta chilometri dalla città propriamente detta. La fitta nebbia non ci permette di vedere granché fuori dai finestrini, se non ampi e vuoti parcheggi, ed è solo dopo buona parte del tragitto che iniziamo a scorgere i primi grattacieli della Venezia d’Oriente. Scopriamo ben presto che la crescita vertiginosa della città, avvenuta negli ultimi anni, ha mescolato le costruzioni nuove a vecchie e fatiscenti costruzioni di fortuna; baracche che continuano a crescere a vista d’occhio a causa della continua migrazione delle popolazioni contadine verso la città.

L’autobus ci scarica davanti alla stazione dei treni quando il sole, alzatosi in cielo, è già riuscito a farsi largo tra la foschia, ed è infine su di un rumoroso e gracchiante tuk-tuk che raggiungiamo il nostro hotel. La costruzione, pur essendo imponente, si maschera tra le tante della città.

Come molti hotel di Bangkok anche il nostro è a gestione cinese, e nella grande hall notiamo che si stanno allestendo i preparativi per il capodanno cinese ormai prossimo. Compiliamo velocemente i freddi e formali questionari per il check-in, e prendiamo possesso di un’ampia camera con moquette e arredamento occidentale. Dalle grandi finestre sigillate si intravede, parecchi metri più in basso, la piscina, e in lontananza la grande ragnatela di binari della stazione ferroviaria.

Decidiamo di aggredire la giornata nonostante il fuso orario e la stanchezza si facciano sentire, in fondo sono appena le dieci e trenta del mattino. Il sole ora è alto nel cielo e l’aria si fa sempre più infuocata.

Gennaio per la Thailandia è probabilmente il mese più freddo, questo non significa però che durante il giorno le temperature non possano raggiungere tranquillamente i 30-32°C. Oggi è domenica e fortuna vuole che sia l’unico giorno della settimana, insieme al sabato, durante il quale si svolge il mercato di Chatuchak, considerato il più grande e famoso mercato coperto dell’intera città. Decidiamo che sarà la nostra prima meta.

Scopriamo molto in fretta che camminare per la strada è un’impresa praticamente impossibile, veniamo infatti insistentemente fermati dai guidatori di tuk-tuk che ci assillano con proposte alquanto dubbie

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