La magia di zanzibar

Questo arcipelago africano a 40 km dalla terraferma, prima che luogo reale è immagine della mente, una fantasia da modellare a piacere. Già il nome Zanzibar, favorisce questa trasposizione nell' immaginario come Macao, Samarcanda, Katmandu,Tibet , luoghi letterari spogliati dei ...

  • di Claudio Mo.
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: 3500
 

Questo arcipelago africano a 40 km dalla terraferma, prima che luogo reale è immagine della mente, una fantasia da modellare a piacere. Già il nome Zanzibar, favorisce questa trasposizione nell' immaginario come Macao, Samarcanda, Katmandu,Tibet , luoghi letterari spogliati dei loro riferimenti geografici e sociali. Tagliata fuori dalle rotte dei viaggiatori fino a non molti anni fa, Zanzibar ha conservato i pregi di un' isola tropicale senza avere i difetti dell' Africa.

Tranquilla, con una malavita praticamente inesistente, è ancora abitata da coltivatori, commercianti, pescatori; sono loro a darle tuttora l' impronta di un luogo vero, tradizionale, poco turistico.

La fortuna del,paese, infatti, sono i villaggi vacanze che trattengono nel tutto compreso migliaia di turisti dal giorno dell' arrivo a quello della partenza., quindi senza particolari contaminazioni . Così si può andare da nord a sud passando per villaggi di legno e foreste di palme senza incontrare visi bianchi, rivenditori di Marlboro, Coca cola e finti manufatti tribali. Il che è già notevole, specialmente per i viaggiatori che non identificano un bel posto con il ristorante alla moda e la moto d 'acqua. Zanzibar ha ancora vari tratti di costa che hanno conservato il loro aspetto primordiale, larghe spiagge con donne e bambini impegnati nella raccolta di alghe e frutti di mare, maree ampie kilometri che disegnano baie di mangrovie e palme, piccoli mercati doce i pescatori dei "dhow" vendono tonni e polipi. Visi arabi, indiani, africani, si incontrano per le strade di Stone Town, il capoluogo costruito con pietra di corallo, Intrigante e misteriosa la città ricorda certe medine nordafricane, labirinti di tortuose viuzze, rumorosi e poco profumati mercati, palazzi regali, residenze sontuose, porte intarsiate, muri scrostati. E un' incancellabile ferita: la vergogna della tratta degli schiavi. I villaggi sono composti da capanne in muratura, spesso in fango con tetti in Makuti, foglie di palma, quasi inghiottite dalla vegetazione e dalle coltivazione di frutta tropicale. Qui l'elettricità è ancora un miraggio, la maggior parte dei swahili vive della coltivazione dei campi, il governo ha assegnato circa cinque ettari di terra a ogni famiglia , che nella media comprende da otto a dieci foigli. LA gente ostenta, comunque, dignità.

Le donne camminano fiere indossando il kanga, un doppio pareo dai colori accesi, mentre i bambini sono quasi tutti vestiti e rigorosamente scalzi. Le scuole con tetti in lamiera e senza vetri sono strapiene di bambini, molta disciplina ma basta la nostra visita per portare scompiglio, conoscono i saluti in italiano e ridono in modo fragoroso e , purtroppo, alla vista della videocamera, si alza l'urlo di "italia unooooooo" .

Tra scossoni e meraviglia si raggiungono le coste nei quattro lati, passando per le coltivazioni delle spezie, il re è il chiodo di garofano sotto monopolio statale, si puo: vedere e nuotare con i delfini, incontrare le scimmie dal mantello rosso, pinneggiare in barriera, perdersi nella visione della volta celeste e....., provate , Zanzibar Vi aspetta, Ciao Claudio.

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