Asante sana, Tanzania

Classico ed emozionantissimo safari tra i parchi nazionali del Nord

  • di benny1979
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro

Ci affidiamo ad un taxi (che poi l'agenzia provvederà a pagare completamente dopo essersi scusati dicendoci di aver avuto un problema con l'auto lungo la strada) e ci dirigiamo verso l'Hotel assegnatoci, il piccolo ma confortevole Kamao Hotel, con un bellissimo e fresco giardino, personale accogliente e gentile, WiFi, dove passeremo due notti prima del safari vero e proprio.

Arusha

Non vi è molto da fare, la cittadina, in pieno sviluppo edilizio, offre poco a parte qualche mercato locale (fra cui il turisticissimo Masai Market, utile per l'aquisto di souvenir), ma vi si trovano alcuni ottimi locali, abbastanza economici (siamo sui 10-12USD a pasto), per mangiare o bere qualcosa, fra i quali segnalo il Fifi's, il ViaVia, immerso nel verde, cosi come il Woodlands Cafe, dove consiglio la ottima pizza, dove ci facciamo sempre portare in taxi, sia per la distanza dall'hotel (unica pecca) sia perchè sconsigliano di girare a piedi di notte, anche se Arusha mi è sembrata tutto sommato tranquilla, non c'è nessun mendicante, flycatcher o ubriaco (come invece avevo trovato a Malindi dove la gente rovistava nelle discariche a cielo aperto). Scambiamo inoltre qualche dollaro in scellino tanzaniano, sarà utile per le piccole spese.

Appuntamento in albergo con Robert, il boss della Oltumure, saldiamo il conto (avevamo pagato il 15% al momento della prenotazione con carta di credito) e provvediamo agli ultimi preparativi: "sono dispiaciuto, ma il vostro tour, che doveva comprendere sei persone, sarà solamente per voi due più un'altra, perchè hanno avuto problemi con il volo, vi crea problemi?" "Assolutamente no! Anzi, meno siamo meglio staremo!". OK, tutto sistemato, saremo noi due, Michelle, una simpatica ragazza sudafricana che giunge dalla terribile scalata di sette giorni al Kili, Chiba, l'autista e guida per tutto il viaggio e Isaiah, il cuoco, persone splendide che si daranno da fare come matti per rendere l'avventura più confortevole possibile (guidare per ore sulle piste sterrate, montare e smontare tende, cucinare ottimi pasti, spiegare usi e costumi delle popolazioni locali, avvistamento e descrizione degli animali... le mance finali, un obbligo, saranno meritatissime).

Ore 8,30, si parte. Il primo tratto è il più faticoso, dobbiamo raggiungere il Serengeti e il nostro campsite a Seronera. Fino alle pendici del Ngorongoro tutto bene, ci fermiamo per espletare le pratiche di ingresso al parco (che visiteremo però nei giorni successivi), e per alcune foto dall'alto del cratere in compagnia di un gruppo di babbuini. Ma da qui al Serengeti bisogna percorrere un lunghissimo tratto di pista sterrata, in un paesaggio polveroso e semidesertico, prima di giungere al campeggio nel tardo pomeriggio stremati, non prima di aver assistito ad una delle scene più emozionanti dell'intero viaggio: una "litigata" a bordo strada fra un branco di iene, coadiuvate da un coraggiosissimo sciacallo, ed una leonessa per una preda, sotto un tramonto di fuoco, da lacrime agli occhi per l'emozione ... Indovinate chi ha vinto?

Serengeti National Park

Enorme, immaginate un mare sconfinato di erba ingiallita, interrotta a tratti da piccole montagne di granito, i kopjes, alcuni boschetti di acace spinose e qualche rada pozza d'acqua circondata da vegetazione più verde e rigogliosa. Ci fermiamo due giorni, percorrendo sulla camionetta Toyota le piste in lungo e in largo e, nonostante le grandi migrazioni non siano ancora cominciate, vediamo e fotografiamo una quantità impressionante di animali, dai leoni a mandrie enormi di zebre, passando per bufali, onnipresenti gazzelle, antilopi varie, elefanti, giraffe, leopardi, ghepardi, ippopotami, uccelli di svariate specie, scimmie e chi più ne ha più ne metta: si, sembra proprio di stare in mezzo ad un documentario. Il campeggio è a dir poco spartano, ma questo già lo sapevamo, ma l'emozione di stare in mezzo alla natura più incontaminata, lontano da ogni comfort moderno, senza tv, cellulari e il frastuono delle metropoli, la frenesia della vita occidentale, è incomparabile. Non nego di aver dormito con un po’ di fatica nella tenda, seppur abbastanza comoda, soprattutto per i rumori che si sentono di notte, dal ghigno inquietante delle iene, al ragliare delle zebre al ruggito dei leoni, più o meno in lontananza, meglio non saperlo... salvo poi scoprire che di una di queste povere zebre al mattino non ne rimaneva altro che la testa, le zampe e alcune interiora..

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