I Colori della terra, della pelle e del mare

L’Africa è stata una meta rinviata per diversi anni; è vero che c’è stato il Marocco, ma in effetti rispetto alla Tanzania è una parte completamente diversa di continente. La preparazione del viaggio ha avuto un significato particolare visto che ...

  • di Marco C. 7
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: 3500
 

L’Africa è stata una meta rinviata per diversi anni; è vero che c’è stato il Marocco, ma in effetti rispetto alla Tanzania è una parte completamente diversa di continente.

La preparazione del viaggio ha avuto un significato particolare visto che i nomi dei parchi e degli animali li ho sognati fin da piccolo incollato alla tv, affascinato dalle vecchia serie di trasmissioni pomeridiane de “Il Mondo di Quark”.

Nei mesi di studio ho avuto modo di avvicinarmi ad una cultura di popoli tanto distanti dal nostro, scoprendo anche che fuori dai circuiti del turismo di massa, la Tanzania pulsa, si anima e combatte per la sopravvivenza servendosi di metodi forse ancestrali, ma forti di una vitalità tipica di questo lontano angolo nero di mondo.

L’arrivo ad Arusha in una giornata uggiosa ci ha caricato della cupezza che purtroppo accompagna la stragrande maggioranza delle metropoli del cosiddetto terzo mondo (in questo viaggio anche Dar es Saalam e Addis Abeba ci hanno lasciato la medesima impressione), involucri di individui che migrano dalle campagne in cerca di un’agognata e vana sensazione di benessere.

In effetti è difficile scindere la bellezza dei parchi dalla povertà della popolazione che non riesce a trarre vantaggio dall’enorme flusso di denaro che anche il turismo porta in queste zone.

Questa velata tristezza è però sollevata dal sorriso che accompagna la giornata di tantissime persone incontrate sul nostro percorso, tanto che ricordiamo ancora con affetto le centinaia di Jambo e Karibu durante l’escursione tra i minuscoli villaggi nei dintorni di Lushoto negli Usambara.

La più grande attrazione del paese sono senz’altro i parchi: Serengeti, Ngorongoro, Tarangire, Natron sono solo alcuni tra gli ultimi eden per animali in libertà.

Per questo la scelta dell’agenzia è basilare, in quanto da ciò dipende la soddisfazione del safari.

La nostra ricerca è stata assolutamente indipendente e si è basata soprattutto su esperienze di precedenti viaggiatori, anche se comunque le tappe e il tour le ho realizzate secondo mie precise (ma non sempre azzeccate) indicazioni. Tra queste l’intenzione di allontanarsi dai tragitti classici per ammirare Lobo e la parte nord del Serengeti, diverso e meno battuto della zona del Seronera, oppure la scelta di alloggiare anche in paesini fuori dai parchi.

Possiamo ritenerci molto fortunati in quanto la Bobby Trekking Safaris si è dimostrata professionale e con Tobias, la nostra guida, abbiamo raggiunto un ottimo grado di fiducia.

Nonostante tutto quello che avevo letto o immaginato, devo confermare che la realtà è stata migliore delle aspettative, iniziando dai colori, per primi quelli della terra, rossa, base e contorno di tutta la vita, tanto che è comune scorgere i mattoni di questa argilla lasciati seccare al sole prima di diventare fondamenta di tutte le case dell’intera Tanzania.

Non solo i colori, ma anche gli odori e le voci dei coloratissimi mercati di Karatu o Mto Wa Mbu ci hanno accompagnato fino al primo ingresso della Ngorongoro Conservation Area, preludio della magnifica vista che avremmo avuto di lì a poco sul cratere forse più famoso al mondo.

E’ difficile classificare le fortissime emozioni di quei giorni passati in piedi con la capotta della jeep aperta a godere dello sconfinato orizzonte scrutando, tra il mare dorato dell’erba arsa dal sole, la sagoma di qualche animale.

Non posso dimenticare le interminabili attese per la foto perfetta alla leonessa che si stiracchiava a pancia all’aria proprio come fa il mio cane a pochi centimetri da noi, oppure lo zampettio di uno sciacallo curioso che ci ha dato il benvenuto nel cratere del Ngorongoro

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