Una cartolina da Jambiani, Zanzibar

Organizzare una vacanza all’ultimo momento perché prima proprio non hai il tempo, scegliere un pacchetto last minute per una destinazione esotica, magari anche in una struttura semplice ma che garantisce d’immergerti nella realtà del posto. E’ così che io e ...

  • di Paolo Cacciolati
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Organizzare una vacanza all’ultimo momento perché prima proprio non hai il tempo, scegliere un pacchetto last minute per una destinazione esotica, magari anche in una struttura semplice ma che garantisce d’immergerti nella realtà del posto. E’ così che io e Barbara abbiamo scelto la vacanza a Zanzibar, in una struttura che, a quanto veniva descritto dall’agenzia che ci ha venduto il pacchetto, garantiva una sistemazione decorosa e pulita, anche se non di lusso.

Noi ci siamo fidati, abbiamo ignorato il campanellino d’allarme che è suonato quando abbiamo letto che le camere erano “volutamente spartane” (come se, con gli stessi mezzi di un hotel di lusso, i proprietari avessero voluto allestire una struttura povera perché solo così si poteva avere l’atmosfera della vera Zanzibar) e ci siamo imbarcati sul charter con destinazione un villaggio nella parte sud dell’isola, la più selvaggia. All’arrivo, abbiamo scoperto che l’aeroporto di Zanzibar sembra proprio...L’aeroporto di Zanzibar, niente a che vedere con altri ottimi scali africani - Mombasa ad esempio - ma strutture pietose dove manca un tabellone dei voli e qualunque altro tipo di informazione, occorre fare la fila per pagare un’assurda tassa d’ingresso di 50 dollari a cranio, le valige sono portate a mano dall’aereo all’androne degli arrivi, una torma di addetti fa finta di chiederti di aprire il bagaglio nella speranza di ricevere una mancia, come esci sei circondato da personaggi che arrangiano la giornata e cercano di bidonarti in vari modi. Il viaggio in minivan dall’aeroporto al nostro villaggio vacanze, cinquanta chilometri a sud del capoluogo Stone Town, ci ha dato un saggio di come si guida sull’isola, con l’autista impegnato a sorpassare sempre e comunque – evitava i frontali in quanto clacsonava furiosamente contro i mezzi che arrivavano dall’altro lato costringendoli ad accostare – intraversando il veicolo quando proprio non poteva superare, sfiorando continuamente i poveretti in bicicletta ai lati della strada, sterminando un gruppo di malcapitate galline che gli avevano attraversato la strada.

Nonostante queste prime impressioni, il soggiorno nell’isola è stato veramente incantevole, sia per il mare che quanto c’è da vedere sull’isola. A proposito del mare, vi consigliamo la parte nord o la costa ovest, quella verso la Tanzania, mentre la costa Est è eccessivamente battuta dal fenomeno delle maree, che si susseguono in continuazione lasciando nelle acque vicino alla riva una melma di fango e alghe. Chi vuole farsi un bagno decente deve farsi portare con quelle barchette che chiamano dowa in prossimità della barriera corallina ( per la “modica” spesa di 10 dollari a testa). Fare snorkelling vicino alla barriera corallina è veramente entusiasmante, ma anche il giro in sé sulla barca è un’esperienza divertente. All’interno, le cose più interessanti da vedere sono quelle che ti consentono di scoprire l’incredibile natura dell’isola. Su tutto segnaliamo la Jozani Forest che consente di vedere le rare red colubus monkey, scimmiette bellissime e dispettosissime a cui consigliamo di avvicinarsi con cautela. Notevole è anche la zona di Menay Bay nella parte sud ovest dell’isola, densa di foreste di mangrovie. La città di Stone Town ci ha lasciato un’impressione in chiaroscuro, sia perché anche qui si è ormai perso il clima genuino del posto per lasciare spazio a un mercantilismo selvaggio, sia perché francamente c’è veramente poco di notevole da vedere, le costruzioni più antiche sono in pessimo stato, il dedalo di viuzze del centro storico è più che altro battuto da venditori di cianfrusaglie per turisti e personaggi di malaffare. L’unica cosa imperdibile, secondo noi, è l’ex mercato degli schiavi, su cui gli Inglesi hanno eretto la chiesa Anglicana. Fate una visita ai sotterranei in cui erano rinchiusi gli schiavi, per avere un’idea del trattamento che era riservato a quei poveretti. Merita sicuramente una visita la zona di coltivazione delle spezie, vicino a Stone Town. Se potete non fatevi turlupinare con i circuiti classici dei giri ai mercati di spezie, fatevi accompagnare da una guida del posto in una fattoria dove potrete vedere tutte le varietà di piante da cui si ricavano le spezie dell’isola. Vi troverete coinvolti in un caleidoscopio di profumi, canella, chiodi di garofano, vaniglia, caffè, cardamomo, zenzero sono solo alcuni degli infiniti tipi di aromi che incontrerete. Vi divertirete a indovinare a quale spezia si riconduce una certa bacca, quale prodotto si crea dalle varie piante che vi faranno vedere

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