Safari parchi del Nord

Ore 05.30 del mattino arrivo all’aeroporto del Kilimangiaro. Appena sbarcati dopo un viaggio durato quasi 1 giorno non ci rendiamo neanche conto di essere arrivati in Africa, compiliamo il certificato d’ingresso in Tanzania e…strano i bagagli ci sono tutti, cosa ...

  • di Stefano Tarroni
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Ore 05.30 del mattino arrivo all’aeroporto del Kilimangiaro.

Appena sbarcati dopo un viaggio durato quasi 1 giorno non ci rendiamo neanche conto di essere arrivati in Africa, compiliamo il certificato d’ingresso in Tanzania e...Strano i bagagli ci sono tutti, cosa che proprio speravamo vivamente.

La perplessita’ e speranza di aver trovato i bagagli all’arrivo deriva dal fatto che a Milano prima di imbarcarci ci siamo imbattuti in un personaggio alquanto romanzesco...Una specie di Livingstone moderno...Baffi e capelli bianchi abbigliamento da safari e aria da esploratore, il quale ci ha riferito che erano gia’ diverse volte che viaggiava con Etiophian e i ritardi e problemi con i bagagli erano all’ordine del giorno! Bhe’! Come inizio non c’e’ male, una bella prospettiva.

Comunque alla fine fortunatamente le previsioni di Livingstone non si sono realizzate. Anzi, si sono parzialmente avverate ma a sue spese, tra i 200 e passa passeggeri in attesa di essere imbarcati per Abdis Abeba, l’unico bagaglio ad essere momentaneamente perso era proprio quello di Mr. Livingston Usciamo felici e storditi dall’aeroporto, e’ ancora notte fonda; ci presentiamo cosi’ di fronte ad una schiera di tranquilli driver che pacifici-pacifici stavano aspettando i loro clienti. Ci guardiamo in giro, leggiamo i cartelli, chiediamo e scopriamo che del driver dell’Ebony Safari non c’e' nessuna traccia ... poi , in tutta fretta, vediamo arrivare una jeep, e’ la nostra guida, scende e ci corre incontro con il cartello riportante i nostri nomi.

Si chiama Levis (come i jeans e si pronuncia proprio cosi) ci accoglie subito con il loro saluto ufficiale: “Jambo Karibu” che vuol dire “Benvenuto” Carichiamo i nostri bagagli sulla jeep e partiamo alla volta di ARUSHA.

Siamo davvero spaesati e non sappiamo neanche esattamente che ore sono ed io subito con il mio spirito di adattamento faccio una delle classiche domande che in Africa non bisogna mai fare : “scusa ma che ore sono?” (ma questo lo si capisce solo se si e’ stati in queste zone dove vige il motto del “Pole pole” cioe’ “ piano piano” “tranquel-tranquel”)

Lungo la strada asfaltata che porta ad Arusha ci appaiono le prime persone a piedi, consideriamo che sono appena le 6 del mattino ed albeggia appena...E la domanda nasce spontanea nella mente di un europeo...”ma dove vanno a piedi a quest’ora?”

Da turisti alla prima esperienza in Africa si apre davanti a noi una realta’che a tratti spaventa l’occhio di chi non e’ abituato a vedere la poverta’ cosi’ da vicino...Baracche di lamiera e terra che non so proprio in base a quale criterio riescano a stare in piedi non si capisce se siano case abitate o disabitate, negozi o cos’altro...Poi vedi le persone che escono proprio da quelle baracche per cui presumi che vivano li’, incontri i piu’ fortunati in bici e gli altri a piedi, sempre a piedi.

Arrivati ad Arusha facciamo una prima tappa all’ Hotel Mezzaluna gestito da italiani Adriana e Raffaele.

In realta’ solo noi facciamo una tappa mentre Levis riprende la jeep e ci dice che sarebbe tornato tra circa 2 ore in quanto doveva fare i rifornimenti per il campeggio.

Dunque...Non ci sarebbe stato niente di male a lasciarci li, ma tralasciavo un piccolo particolare, l’hotel a quell’ora era ancora chiuso...Per cui noi ci siamo praticamente accampati sui tavolini al di fuori dell’albergo sotto la sorveglianza di un vigilantes che durante la notte controlla la zona...

L’altro particolare e’ che i nostri bagagli sono tutti sulla jeep di Levis

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