Pole pole a Zanzibar..

Abbiamo accettato con qualche perplessità la proposta di Miriam per 9 giorni a Zanzibar, troppo caro, 1250 € a testa per questo viaggio di fine estate, dicevo io, ma Mario ha voluto farlo... E allora eccoci qui. 9 settembre 2008 ...

  • di fiorella_fiore
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Da 500 a 1000 euro

Dopo circa mezz’ora di traversata, col la terra che si allontana sempre più, arriviamo in vista di una striscia di sabbia grande e lunga, la cui altezza massima è di 5 metri: sbarchiamo, predispongono delle tende dove mettiamo all’ombra gli asciugamani e vi sono vari ragazzi facenti parte del gruppo organizzativo che cominciano ad offrire cocco fresco – buonissimo e tenero – anguria ed ananas, nonchè acqua e coca cola. Noi perlustriamo l’isola che si attacca all’altra più a sud e tutta verdeggiante, quindi facciamo il bagno: si sta veramente bene.

Un gruppo di noi va a fare snorkelling e poi ci diranno che non era gran chè ma noi rimaniamo al sole: si sta troppo bene, l’arietta è fesca, l’acqua calda e il sole davvero tiepido. Cosa chiedere di più? Verso le 12,30 l’acqua comincia a montare... gradatamente l’isola che non c’è lascia il posto al mare... con le barche dirigiamo verso l’isola verdeggiante alla quale eravamo prima collegati che si chiama Kwale dove ci fermeremo a mangiare ma prima andiamo a visitare una baia delle mangrovie che è bellissima.

Mangiamo il pranzo allestito dai pescatori: vi sono delle lunghe tavolate sotto tettoie di palma dove ci servono riso con una salsa di zenzero e altre spezie, che mi piace davvero, e poi un’enorme grigliata di gamberi, tonno – buonissimo e dolcissimo, rosato – e un dolce fatto con cocco e altre speziette davvero buone.

La toilette è la solita buca nel terreno circondata da tendine per non farsi vedere... decido di non approfittarne.

Dopo aver pranzato ci sdraiamo sotto le mangrovie e poi gironzoliamo per il mercatino locale dove compro due parei uno per me e uno per Pamela.

Dopo di che la guida, Miki, - ragazzo simpaticissimo e in gamba (parte italiano, inglese, francese, tedesco e non so cos’altro) ci porta al più grande baobab di Zanzibar che è davvero stupefacente.

Torniamo verso la costa di Zanzibar e scopriamo che la nostra isoletta di sabbia non esiste più: è stata definitivamente sommersa.

Finiamo la serata in hotel .

Facciamo poca vita di villaggio come del resto abbiamo sempre fatto. Dopo cena ascoltiamo ancora un po’ di musica poi ce ne andiamo a letto. Mario dorme e io leggo. Meno male che c’è l’aria condizionata anche se ‘sto letto ha un’altezza enorme e per scendere e salire mi devo proprio arrampicare.

16/09/09 16 settembre - Ultimo giorno, purtroppo.

Capitan Piero ci viene a prendere e ci porta sulla barriera corallina: c’è bassa marea e si possono avvistare un sacco di stelle marine e pesci. La barca consiste in tronchi di legno nudi e crudi messi assieme, con due bilancieri e una vela rattoppata, ma Piero è un esperto marinario e ci porta in un luogo davvero bello dove camminiamo e ammiriamo quello che ci circonda.

Prima di tornare ci accorgiamo di tre turisti italiani del Bravo che in canoa si sono spinti oltre la barriera corallina e non riuscono più a rientrare: sono andati a prenderli i ragazzi zanzibarini e quelli se la sono fatta sotto, specialmente il mantovano che se la tirava e che Capitan Piero prendeva poi in giro “hei amigo, piaciuta la canoa?” e giù una gran risata... Mi ero portata delle magliette per i bambini e dei giocattoli, dei peluches di Alberto, più qualche vestito e camicia. Li abbiamo distribuiti ai bambini sulla spiaggia insieme ai Tuc che avevo portato dall’Italia: quei poveri bambini mi si aggrappavano alle mani e alle braccia per avere qualcosa... purtoppo non avevo per tutti ma un po’ di roba si... una pena incredibile.

Carità pelosa la mia? Carità dell’occidentale che se ne frega del terzo mondo? Non credo, ma cosa posso fare perché la situazione cambi? Non dipende da me, purtroppo ma da chi ha il potere. Mi hanno raccontato che a Zanzibar Town avevano impiantato due o tre fabbrichette e la gente era contenta, lavorava e aveva qualche soldo in tasca ma le fabbriche sono state fatte chiudere per tenere sta povera gente sempre sotto controllo... non so che dire..Domani torneremo a casa con nel cuore quello che abbiamo visto, la natura splendida, gente dignitosa, la grande miseria, gli sguardi tristi, tanti bambini da coccolare... Riusciremo ad essere perdonati per le condizioni di vita alle quali costringiamo questi popoli?

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