Spiare la natura, percorrendo piste sterrate

Questo viaggio, voluto dall’amico Enzo Farinella, sempre alla ricerca delle amate piante grasse , ha riunito cinque persone per costruire un sogno “su misura”, al di fuori dei tours tutto-compreso: un safari fotografico in Tanzania ed in Kenya per ritrovare ...

  • di frasca giuseppe
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: fino a 6

La viabilità, in genere, non può dirsi buona per i numerosi “crateri” che fanno rimbalzare e per la polvere che si alza dal fondo stradale, spesso solo sterrato: utile tenere d’occhio le maniglie dove tenersi perché non esistono le cinture di sicurezza! I tempi di percorrenza sono dilatati dalle difficoltà del traffico, nell’interland di Nairobi, e, altrove, dal fondo stradale “ballerino”.

Gli euro li prendono ovunque. Solo per i visti chiedono dollari di nuovo conio. Inutile portare le carte di credito: non le accetta nessuno.

Per telefonare si possono acquistare in loco, per il cellulare, anche dual band, delle schede Celtel e ricariche da 3 $; con $ 0,70 si parla per un minuto con l’Italia. Difficile usare Internet per l’elevato costo richiesto dagli alberghi ($ 5 per 30‘), per la lentezza dei collegamenti e l’assenza di internet point. Impossibile inviare cartoline. Qualcuna si trova, ma mancano i francobolli e le cassette dove imbucarle.

Si mangia ipocalorico: soprattutto frutta, riso, carote, zucchine, pomodoro e carne alquanto dura. La popolazione è bisognosa di tutto ma è molto dignitosa. Si consiglia di portare abiti da regalare e medicine da lasciare negli ambulatori, quaderni e penne per gli scolaretti. Anche se è diseducativo, rinunciamo spesso a parte del nostro cestino da viaggio a favore dei bambini che ce lo chiedono.

Per piccoli acquisti si consigliano oggetti di ebano, batik variopinti, riproduzioni di animali in gesso smaltato: di plastica la bigiotteria masai.

Terminate le notizie utili, passo a raccontare, per chi interessa, il nostro “avventuroso” safari.

Partiamo in cinque: chi scrive, Enzo, Lalla, Rosa Maria e la mascotte Cristina.

--Viaggio interminabile all’andata, per le attese delle coincidenze aeree, con partenza da Siracusa alle 4 del mattino ed arrivo a Nairobi dopo 24 ore.

Il lodge è spartano ma pulito, con zanzariere nuove sul letto e alle finestre: si mangia bene ed è circondato da acacie popolate da scimmie e da migliaia di uccelli, di ogni dimensione e specie. Si fanno ammirare, in particolare, le cicogne malibù e gli aironi. Spettacolare, alle 18,30 di ogni sera, il rientro di migliaia di ibis del Nilo e di una miriade di altri uccelli.

--Il giorno successivo ci rechiamo al Parco Nazionale del lago Manyara, il cui ingresso si trova a dieci minuti di auto dal lodge. E’ il primo impatto con la fauna e la flora africana. Ammiriamo una lussureggiante vegetazione, splendidi uccelli, elefanti, impala, babbuini, ippopotami. Di leoni arrampicati sugli alberi neppure l’ombra. La sera discutiamo su quale strada prendere per raggiungere il parco del Serengeti (14.763 km quadrati) e decidiamo di percorrere, all’andata, la “pista” (350 km) che passa per il lago Natron ed al ritorno la strada più comoda che passa dal Ngorongoro.

--Scelta felice, quella dell’andata, perché ci permette di vedere un’ Africa fuori dai tracciati turistici: caldi colori, boschi di euforbie, torrenti impetuosi dove i Masai attingono l’acqua e lavano la biancheria, villaggi di fango circondati da sterpi (per difendere il bestiame dagli assalti delle fiere), vulcani, paesaggi senza confini e personaggi solitari che accompagnano piccole mandrie di zebù o di capre. Un percorso, comunque, non per tutti. La pista, spesso, scompare per decine di Km. L’autista procede a vista. Si guadano e si risalgono fiumi, si corre da pazzi nella savana, ci si arrampica su pendii da brividi. Andiamo prima a sbattere contro un cumulo di sabbia e sobbalziamo poi, paurosamente, in una buca nascosta nella savana. Arriviamo nella parte nord, al Lodge Lobo, con tutti i sensi eccitati, con la schiena rotta e la testa ammaccata dai mille sobbalzi della jeep; impieghiamo dieci ore ed incontriamo solo due auto lungo il percorso. Sconsiglio vivamente di percorrere senza una guida questa pista. C’è la certezza di perdersi! I Masai che incontriamo lungo il tragitto sono di aspetto non sempre amichevole, tutti armati di una lancia e di una piccola spada: paghiamo per due volte un pedaggio di 5 dollari per attraversare il loro territorio

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