Spiare la natura, percorrendo piste sterrate

Questo viaggio, voluto dall’amico Enzo Farinella, sempre alla ricerca delle amate piante grasse , ha riunito cinque persone per costruire un sogno “su misura”, al di fuori dei tours tutto-compreso: un safari fotografico in Tanzania ed in Kenya per ritrovare ...

  • di frasca giuseppe
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: fino a 6
 

Questo viaggio, voluto dall’amico Enzo Farinella, sempre alla ricerca delle amate piante grasse , ha riunito cinque persone per costruire un sogno “su misura”, al di fuori dei tours tutto-compreso: un safari fotografico in Tanzania ed in Kenya per ritrovare la natura, ritornare a godere delle piccole cose e accettare la vita e la morte senza porsi domande. I tempi di effettuazione li fissiamo per subito dopo le grandi piogge, al fine di trovare un po’ di verde, e per seguire gli spostamenti delle mandrie verso i nuovi freschi pascoli . Individuato nel Serengeti il Parco in cui si svolge, dopo il 15 di giugno, la grande migrazione degli ungulati, passiamo alla organizzazione vera e propria del viaggio.

Per contenere i costi, troviamo e contattiamo, via internet, varie piccole agenzie della Tanzania e del Kenya.

Concordiamo per € 190 ogni giorno di permanenza in Tanzania e per € 150 il soggiorno in Kenya. Il prezzo pattuito prevede la pensione completa, i trasporti in jeep e gli ingressi ai parchi.

Sul luogo constatiamo che avremmo potuto rosicchiare uno sconto più sostanzioso rispetto a quello del 3% concessoci all’ultimo momento.

Poiché gli charters non operano in questo periodo, prenotiamo, per € 590, il volo A/R Catania/ Nairobi che sarà effettuato, fino a Roma, con Alitalia e dalle linee aeree egiziane per la tratta Roma/Cairo/Nairobi.

Il viaggio è stato assicurato con vettori nuovi, puliti ed in orario. Cortese il personale di bordo.

I visti li abbiamo ottenuti in loco, pagando $ 50 a frontiera; non sono state richieste foto.

Affrontiamo, quindi, il problema delle vaccinazioni. Decidiamo di farle tutte per essere tranquilli, anche se sappiamo che sono inutili: febbre gialla (obbligatoria in Tanzania poiché proveniamo dal Kenya), antitetanica, antitifo, antiepatite A e B, antimalarica. Grandi dubbi per quest’ultima: malarone o lariam? Optiamo per il lariam perché lo passa la mutua: nessun effetto indesiderato riscontrato. In Africa tuttavia è in commercio per 8 € un preparato a base di artemetrina “coartem” della Novartis, efficace contro una eventuale infezione di malaria. Pare che ci sia anche una nuova vaccinazione efficace a prevenire “ la diarrea del viaggiatore”: in alternativa, pur evitando la frutta sbucciata e l’insalata cruda, indispensabile un antimicrobico specifico per l’apparato digerente associato ad un astringente, ai primi sintomi. Utile un gel per disinfettare le mani, anche senz’acqua, ed uno spray antizanzara e antiacari (a base di permetrina, per gli indumenti, o a base di dietil-toluamide, per il corpo).

Altro problema è rappresentato dai bagagli da imbarcare, considerata la probabilità che non arrivino a destinazione. Optiamo per un bagaglio a coppia. Durante il safari ci accorgiamo che molte cose sono superflue. Gli indumenti estivi non servono. Di mattino, fino alle dieci, fa freddo e ci vuole un pile con cappuccio e, talvolta, il K-way. Quando cala il sole (in ogni stagione dopo le 18), la temperatura si abbassa nuovamente. Praticamente è primavera per solo otto ore! Nei parchi non si può scendere dalle vetture e continuamente si sale sui sedili per meglio osservare, dal tettuccio apribile, gli animali. Quindi bastano un paio di sabot o delle scarpe di tela, facili da togliere e da rimettere: non servono gli scarponcini da trekking.

Per la corrente elettrica portiamo, come adattatori, i due tipi inglese (a lamelle piatte e tonde). In loco constatiamo che il problema è trovare le prese di corrente. Anche negli alberghi **** , per ricaricare le batterie e per il rasoio, bisogna stendersi sotto il letto per utilizzare le prese delle abat-jours

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