Fine estate a Stoccolma

*Primo giorno – La turista intimidita e la civile città nordica Poco dopo l’arrivo un vento arrabbiato mi strappa di mano il panino. Lottiamo in un chiosco a Riddarholmen, davanti allo yacht di una fu miliardaria americana, convertito in albergo ...

  • di Chocoholic C
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: da solo
    Spesa: Fino a 500 euro
 

*Primo giorno – La turista intimidita e la civile città nordica Poco dopo l’arrivo un vento arrabbiato mi strappa di mano il panino. Lottiamo in un chiosco a Riddarholmen, davanti allo yacht di una fu miliardaria americana, convertito in albergo di lusso.

Immagino che da un oblò una signora enigmatica (occhiali scuri, enormi, portacenere pieno di mozziconi, rughe fittissime... ) si goda lo spettacolo della buffa italiana che rincorre una fetta di prosciutto affumicato.

Finalmente la mia camera, anzi la mia cabina: niente yacht ma un più modesto battello fluviale... ma nella mia fantasia sono gli anni ’30 e il fiume è il Nilo, e c’è un assassino e... Il lago Malaren è mosso, riuscirò a dormire? Sì. Il giro di Gamla Stan può aspettare.

Non fa buio tardi come pensavo... alle 21 già i profili della città sono sfumati.

Giro un po’ inquieta per le piccole strade del centro che si allargano verso la periferia. Dove vanno tutti? E io dove vado? Ecco il mio posto di stasera: su un lato di una brutta strada commerciale si apre un cortile verdissimo, con locali tranquilli e un bel palazzo che ospita piscine riscaldate. Escono persone di tutte le età, con i capelli bagnati e i borsoni sulle spalle.

*Secondo giorno – Inizio a vivere la città Il vento è cessato e l’aria è rosa: cammino verso Djurgarten mentre ai tavolini dei caffè uomini e donne in completi neri digitano nervosi qualcosa di urgente sulle tastiere dei laptop. Il Vasamuseet è una sorpresa: non una celebrazione tronfia, piuttosto il ricordo affettuoso di un tentativo fallito. Il vascello Vasa affondato al momento del varo non è per questo meno bello e romantico.

Inizio a vagare nell’isola, scegliendo come sempre la strada secondo l’estro del momento. Incontro poche persone: madri e nonni con bambini, coppie di turisti, qualche ciclista. Qualcuno, nascosto dagli alberi, legge in una piccola insenatura privata.

Eccomi per caso all’ingresso di Skansen, grande parco – zoo – museo all’aperto.

È un po’ da turista, ma divertente, curiosare nella ricostruzione di un villaggio settecentesco, comprare da un fornaio in costume tradizionale il primo kanelbulle di una lunga serie, fare la posta a uno sdegnoso enorme gufo che, nonostante l’attesa educata, persiste nel rivolgermi le spalle per tutto il tempo.

Più tardi incontro Fiorella in Östermalm: passeggiamo nella Stoccolma altolocata, tra i negozi chic, gli uomini e le donne più alti, più biondi, con i completi più neri. Lei però è ansiosa di farmi vedere il lato vivace della città: attraversiamo di nuovo Gamla Stan e con il fiatone ci arrampichiamo sulle scalinate di Södermalm.

Qui tra strade tranquille e piazze piene di locali all’aperto conosco una città più rilassata: azzardiamo perfino un confronto con Livorno. C’è anche la Coop! La cena è a base di kanelbulle, ormai immancabili.

*Terzo giorno – “Consigliami un’isola...” Fiorella mi suggerisce di approfittare della bella giornata per una gita a Fjäderholmarna (“l’isola delle piume”). È minuscola e la giro in pochi minuti: alcune casette di legno rosso ospitano laboratori di artigiani e caffè, ma è presto per qualsiasi cosa e mi metto a prendere il sole in un’insenatura maledicendo di aver dimenticato libro e lettore CD.

Il silenzio è totale, nonostante i pochi anziani turisti depositati dal traghetto a cadenza oraria: cavolo Fio, ti avevo chiesto un posto tranquillo ma qui si esagera! L’unico rumore percepibile è il pianto, nordico e civilissimo, di un neonato.

La decisione è rapida: il tempo di assaggiare una torta di crema e via col traghetto delle 13

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