Da Khartum al confine Egiziano

Da Khartoum a Ouadi Halfa(Lago Nasser) attraverso il Deserto Orientale Sudanese E’ mattina presto quando lascio Khartoum verso nord, attraverso il ponte ferroviario costruito un secolo fa dagli inglesi…il grosso fuoristrada fende la marea impressionante di veicoli in movimento, infilandosi ...

  • di RoboGabr'Aoun
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  • Viaggiatori: da solo

Da Khartoum a Ouadi Halfa(Lago Nasser) attraverso il Deserto Orientale Sudanese E’ mattina presto quando lascio Khartoum verso nord, attraverso il ponte ferroviario costruito un secolo fa dagli inglesi...Il grosso fuoristrada fende la marea impressionante di veicoli in movimento, infilandosi tra le spire di questo serpente di lamiere sbuffanti, rotolante per le strade nella più totale anarchia.

La bidonville a nord della capitale si spande per chilometri oltre le mura degli ultimi edifici di Khartoum North, misero insieme di capanne di fango,cartone, paglia, stracci e quant’altro venga vomitato dalla città verso le discariche. Le distese di cespugli intorno alle dimore sono come una scultura d’arte moderna. Addobbate dalla capricciosa mano del vento con milioni di sacchetti di indeformabile ed eterna plastica, stanno lì, milioni di colori, milioni di minuscole bandiere a garrire nell’aria rovente del mattino,ad onta di una civilizzazione scellerata che qui ha prodotto solamente danno... Vado oltre, il traffico scema sempre più, si arena agli ultimi souk, agli ultimi fornai. Due antiche vetture ferroviarie, gioielli da museo di un’epoca remota, torreggiano ai lati della strada ad ospitare l’ultimo blocco militare di Khartoum. Fermo l’auto a pochi passi dalle carrozze; le splendide colonnine in legno lavorato attorniano le orbite vuote e cieche di finestrini ormai scomparsi, gli spioventi a ghirlanda del tetto pendono arrugginiti come lembi di pelle secca, morta.

Il soldato annoiato controlla meticolosamente i permessi di viaggio, pagina per pagina, mentre alle mie spalle le vetture dei sudanesi strombazzano furiose. Ma non c’è fretta, ed il militare non si fa intimorire dallo strepito, guarda con occhi assenti la mia faccia così diversa da quella nella foto del mio travel permit...Eppure sono io, appena pochi giorni fa; sono già diverso,la barba lunga gli occhi stanchi...Dove stai andando? In deserto. Ma che ci vai a fare in deserto? Non c’è niente! Sorrido pensando a quanti miei amici mi han fatto non so quante volte la stessa domanda, a cui non so rispondere...Non so, mi piace, mi chiama: sono un po’ matto... Esco dal blocco e finalmente imbocco la strada per Abou Hamed, distante ancora 500 chilometri. Non ho tempo, le ore stanno scivolando via troppo in fretta ed ho un appuntamento che non posso perdere a Ouadi Halfa, 1800 chilometri più a nord, confine Egiziano, entro domani sera...Schiaccio l’accelleratore del Toyota ed i sei cilindri vecchiotti ma certo non domi mi portano via ed inch Allah...Lontano ad ovest la macchia scura dei palmeti lungo il Nilo mi accompagna come un filo di Arianna, mentre ad oriente si spalanca la voragine senza fine del deserto stepposo che corre per 500 chilometri fino alle catene etiopi. Il nastro d’asfalto scivola attraverso una distesa piatta di sabbia e terriccio, un “niente” che lascia attoniti, senza fiato.La strada di Osama, il santone qui venerato come un papa, costruttore di scuole, asili, ospedali...Ed appunto strade,questa stessa strada. Le Twin Towers? Non importa: ha finanziato le grandi opere pubbliche; qui lo amano, lo idolatrano.

Al casello, ordinato e ben costruito,all’europea, col suo bel gabbiotto vetrato, pago la tassa governativa per poter usufruire dell’asfalto del Signore del Terrore e continuo a correre al massimo della velocità verso settentrione.

Sono in Sudan da appena poche ore e già macino strada come una vaporiera, già assillato da questo orologio odioso, così fuori luogo in questa landa senza tempo. Supero Shendi, Meroe, Ed Dammer senza nemmeno degnarle di uno sguardo, impegnato in questa lotta impari contro le lancette

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