Misteri e leonesse

Quattro donne in Sudafrica: la grotta di Sterkfontein e il Calendario di Adamo... avventura nella Culla dell'umanità

Insomma, noi umani di una cosa siamo certi: discendiamo tutti da un’unica Eva, questo ci dovrebbe far pensare.

Una terra misteriosa: il Calendario di Adamo

Il giorno successivo ci risvegliamo in un ex villaggio minerario, a sei ore dal Cradle of Humankind, in un’atmosfera surreale. Tra la pioggia e la nebbia, le case bianche del paesino e i giardini ben curati che ricordano un villaggio irlandese. Era un villaggio di minatori degli inizi del 900, ora divenuto un luogo di vacanza dal sapore un po’ hippy. Lì incontriamo Michael Tellinger, che si sta occupando dei siti archeologici della zona, ma oltre a questo è un esponente del movimento Ubuntu, che propone la cancellazione dello scambio in denaro. Oggi siamo qui per affrontare l’argomento che ci sta a cuore, appunto l’origine dell’uomo e questi ritrovamenti di strutture molto antiche come il Calendario di Adamo (Adam’s Calendar) che scopriamo essere accanto al villaggio. Il “Clitoride di Madre Terra”, un grande monolite di pietra, era in origine un pezzo del calendario arcaico fatto di pietre messe in modo da traguardare il sole nei momenti cruciali dei solstizi ed equinozi, che è stato spostato dal suo luogo d’origine. Spunta da sotto la nebbia in una vegetazione folta e si mostra d’improvviso, presentandosi come qualcosa fuori dal suo tempo, magica. Più in là, infatti, ci sono le pietre del Calendario di Adamo. Che sia una costruzione umana molto arcaica lo dimostra il fatto che le pietre non sono originarie del sito, ma sono state portate in quel luogo da più lontano da chi lo ha costruito, così com’è successo con Stonehenge. Questo pone il problema di chi le ha portate e con quali mezzi. Il calendario è orientato in modo da puntare esattamente a Nord, proseguendo su una linea immaginaria troveremmo le piramidi di Giza. È un luogo bello e interessante, che probabilmente veniva usato come luogo sacro. Sulla collina accanto è stata trovata una tomba, sopranominata da Tellinger la “tomba di Dumusi”, un dio sumero. Tappa successiva, ancora più sorprendente, un altro sito archeologico, una delle tante strutture – se ne contano oltre dieci milioni – che sono state trovate tra Sudafrica, Botswana e Zimbabwe dalla fine dell’800 a oggi. Le si vedono sorvolando la vastissima zona con Google Earth. Si tratta di “magazzini” (li chiameremo così perché non hanno né porte, né finestre) fatti di tanti massi di quarzite, una pietra che se toccata risuona come una campana. Ogni struttura ha delle misure perfette e tutte sembrano connesse le une con le altre, come un’enorme tela di ragno. Tellinger, per spiegare la presenza di questi reperti archeologici così avanzati e così antichi, crea collegamenti con la cultura sumera, secondo la quale questi luoghi hanno a che fare con l’origine dell’essere umano. Fa riferimento anche agli studi di Zecharia Sitchin, che colloca l’Absu dei miti sumeri proprio in questa zona. Chi è Sitchin? Ah, fortunato o fortunata tu che non lo sai! Io lì mi trovavo tra due fuochi, mia madre e Natalia, che sono delle appassionate di questo ricercatore americano e mi hanno fatto una testa così sulle sue ipotesi della nostra origine extraterrestre. Qui urge un po’ di pubblicità: se ne vuoi sapere di più, è appena uscito l’ultimo libro di mia madre, Syusy, I miei viaggi che raccontano tutta un’altra storia (Verdechiaro e Nexus edizioni, 2017). Lì ti spiega tutto.

Leoni, leoni, leoni!

La mattina seguente usciamo dalla dimensione di dubbio sulle nostre origini instillata in tutti noi da Tellinger, e rientriamo in un’altra popolata da… due leonesse bianche

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