Kruger Park e dintorni

Un viaggio nella natura tra l’arancione del tramonto, i riflessi dorati dell’alba, la luce intensa di mezzogiorno e il nero della notte

  • di silviagy
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Quando penso ai giorni trascorsi tra il parco Kruger e la zona circostante, il primo ricordo è costituito dai colori di questa magica terra: l’arancione del tramonto, che dona tinte calde e piene al paesaggio; i riflessi dorati dell’alba, che inondano il nuovo giorno con la loro purezza; la luce intensa di mezzogiorno, che rende le distese di arbusti nel centro del Kruger un paesaggio quasi irreale; il nero della notte, illuminato da migliaia di stelle sconosciute e dalla luna, che sembra un sorriso.

Township

Ma il Sudafrica non è solo natura, per quanto meravigliosa che sia. La “nazione arcobaleno” ha una storia ingombrante, impossibile da ignorare, dai tratti oscuri e tormentati, purtroppo ancora troppo vicini al nostro tempo. Per comprendere un po’ di più la società in cui trascorreremo la nostra vacanza, il primo giorno seguiamo quindi Daniela, italiana che vive a Phalaborwa da una decina d’anni, all’interno della township di Lulekani. Nate nel periodo dell’apartheid, le township sono aree urbanizzate situate alla periferia delle città e abitate, ancora oggi, da persone non-bianche. Ci sono zone maggiormente “benestanti”, con case grandi e dal tetto di tegole, ma per lo più sono costituite da abitazioni minuscole, con copertura in lamiera, spesso senza acqua corrente ed elettricità. Lungo le strade, in maggioranza sterrate, vediamo numerosi bambini, ma solo perché è un giorno di vacanza; la scuola, oltre a essere vista come il punto da cui partire per avere un futuro migliore, garantisce un pasto caldo a ogni alunno, e Daniela ci spiega che, nei giorni di scuola, non si vede in giro nemmeno l’ombra di un bambino. Noi invece ne troviamo un gran numero intenti a giocare a calcio su un terreno sassoso; parecchi sono scalzi, e il pallone è duro come una pietra. Molti sono figli di mamme adolescenti, adescate con qualche regalo da uomini ricchi che presto si dileguano nel nulla; naturalmente l’aids è molto diffuso.

Assistiamo a una tipica danza, messa in scena da un gruppo locale di giovani. Il suono dei tamburi richiama immediatamente decine di bambini, e in un attimo ne siamo circondati. Alcune delle bimbe più intraprendenti si mettono a giocare con i miei capelli, e io le lascio fare. Daniela ci spiega che sono affascinate dai capelli biondi e, soprattutto, lunghi e lisci, così diversi dai loro, crespi e che tendono a crescere molto lentamente (le donne che vediamo con delle bellissime acconciature di treccine, ci dice, hanno delle extentions).

Entriamo in un negozio, un locale angusto e semivuoto: qualche patata, qualche cipolla e poco altro. Contrasta notevolmente con le colorate bancarelle che vendono arance, pomodori e avocado, che si vedono qua e là lungo le strade. Pranziamo all’ombra di un grande albero, con un piatto a base di polenta bianca, pollo e carote piccanti (molto gustoso), riflettendo su quanto abbiamo visto durante la mattina, e sulla storia di questo popolo e di coloro che hanno combattuto per rendere il Sudafrica un posto migliore. Il passato ha lasciato segni profondi, e servirà ancora del tempo a questa gente per lasciarselo alle spalle.

Blyde River Canyon

Nei pressi di Hoedspruit, un baobab gigante costituisce una curiosa attrazione. E’ davvero imponente, pare che servano quaranta persone per abbracciarne il tronco.

Con un po’ di fortuna, proseguendo lungo la strada sterrata per qualche chilometro si può incontrare il famoso ippopotamo Jessica che, dopo essere stato salvato, appena nato, durante un’alluvione, ha deciso di non allontanarsi dagli umani a cui deve la vita. E’ possibile accarezzarlo e dargli da mangiare, e questo è incredibile, se si pensa che l’ippopotamo è uno degli animali più pericolosi della savana. Noi, purtroppo, non ne abbiamo avuto l’occasione: il tizio che se ne occupa è un po’ particolare, e quel giorno ha deciso di non ammettere visitatori. Abbiamo quindi proseguito verso la provincia dello Mpumalanga. Il nome, anche se non sembra, è molto poetico: significa “il luogo dove sorge il sole”, in lingua Zulu

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