Qualche nota sul Sudafrica

Senza addentrarmi in una cronaca dettagliata del viaggio - visto che altri l’hanno fatto più approfonditamente di quanto sarei disposto a farlo io, e l’itinerario seguito in fondo è quello che definirei tradizionale per il Sudafrica - penso sia comunque ...

  • di Fabio Cerretani
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: fino a 6
    Spesa: 3500
 

Senza addentrarmi in una cronaca dettagliata del viaggio - visto che altri l’hanno fatto più approfonditamente di quanto sarei disposto a farlo io, e l’itinerario seguito in fondo è quello che definirei tradizionale per il Sudafrica - penso sia comunque utile inviare qualche nota su questo viaggio, destinato a chi ha intenzione di scoprire un Paese finora piuttosto trascurato dal turismo europeo, e in particolare (fortunatamente) da quello italiano: chi va, lo fa perché interessato, e non solo perché consigliato da un’agenzia di viaggi.

Io sono andato nel giugno scorso, all’inizio dell’inverno australe, con mia moglie e mio figlio di otto anni; il nostro viaggio si è articolato in due parti distinte: 1) la prima parte, da Città del Capo a Port Elizabeth – nove giorni che consiglio solo a coloro che come noi non trovano mai ripetitive le luci, i colori, le spiagge e più in generale le atmosfere nordiche, specie se, come in questo caso, assaporate al di fuori della stagione turistica - ha compreso Città del Capo e la Penisola (tre giorni), la costa (consiglio Arniston e Wilderness come tappe), il Klein Karoo (Outdshoorn, con atmosfere vagamente New England), l’Addo (un po’ deludente, dopo aver conosciuto l’Etosha; però se non avete voglia di spingervi fino al Kruger, gli elefanti si vedono davvero anche lì) e lo Tsitsikamma (bello a vedersi, ma un po’ poco “fruibile” dal turista medio sul genere “toccata e fuga”...). A noi è piaciuto molto, però ripeto, a parte la luce e l’originalissimo innesto di profumi e vegetazione esuberanti nel quadro climatico prettamente nordico, di “africano” questa parte del viaggio ha avuto poco o nulla. Se è solo l’Africa che cercate, limitatevi a Città del Capo e alla Penisola (per quanto, anche lì...), e poi spingetevi più a nord, verso il Namaqualand o il Klein o - ancora meglio - Great Karoo. Certe volte, come ad esempio a Cape Aguhlas, sembrava di essere in Bretagna o in Norvegia: a noi questo nord capovolto piaceva, però magari ad altri... 2) la seconda, altri nove giorni da Durban (dove siamo giunti in volo da Port Elizabeth) a Sabie, dedicati soprattutto al St. Lucia Wetland (è più grande di quanto sembri dalla cartina, non pensate di girarlo tutto facendo base a St. Lucia!), allo Swaziland (la vera Africa, dove lo spettacolo è la gente) e al Kruger (consiglio vivamente di partecipare ai safari del primo mattino e, soprattutto, notturni organizzati dai vari campi. E’ vero che entrambi si svolgono sulle stesse strade che potrete percorrere da soli con le vostre auto; però da soli non potrete oltrepassare i cancelli del campo dopo le cinque e trenta del pomeriggio, perdendo così la possibilità di assistere a uno spettacolo come quello al quale abbiamo assistito noi: il banchetto di dieci leonesse proprio sul margine della strada, un’impressionante ma indimenticabile spettacolo fatto di ruggiti, odore di sangue e rumore di ossa frantumate) e qui sì, qui era davvero Africa, nel bene e nel male: le luci, i tramonti, gli odori e tutto il resto che sembra solo retorica, e che invece, quando lo si prova di persona, si scopre che non lo è. Due viaggi in uno, quindi; entrambi belli, ed entrambi avrebbero meritato anche da soli la noia del lungo volo (ma vi è mai capitato di tornare da un viaggio e dire che non vi è piaciuto? A noi no...).

Avessimo avuto tempo a sufficienza, non avremmo certo tralasciato la zona della Wild Coast, e anziché in aereo l’avremmo percorso in auto. Ma il tempo è stato tiranno come al solito

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