Mangrovie, lamantini e navicelle spaziali

Dal 11 al 23 aprile 2005 Tutto prenotato tramite Hotelplan tranne il volo intercontinentale Spesa totale in due Euro 3,800 (compreso soggiorno alle Bahamas) Itinerario: Miami – Key West – Naples – Orlando – Miami – Bahamas – Miami Guida ...

  • di silviagy
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
 

Dal 11 al 23 aprile 2005 Tutto prenotato tramite Hotelplan tranne il volo intercontinentale Spesa totale in due Euro 3,800 (compreso soggiorno alle Bahamas) Itinerario: Miami – Key West – Naples – Orlando – Miami – Bahamas – Miami Guida utilizzata, oltre a varie ricerche su internet: Florida della Lonely Planet (in inglese, per ora in italiano non esiste.) 11 aprile 2005, lunedì Partiamo da Malpensa con un lieve ritardo, accompagnati da una pioggerellina insistente... ma che importa, tra undici ore saremo al caldo sole della Florida! Il volo Alitalia procede tranquillo, anche perché trascorriamo più della metà del tempo dormendo, e arriviamo a Miami rilassati e riposati! Sbrighiamo velocemente le formalità di immigrazione, consegnando i moduli compilati durante il volo. Devo dire che le mie preoccupazioni circa l’accoglienza erano del tutto infondate: non ci sono né agenti dall’aria truce che ci si rivolgono in uno slang incomprensibile, né cani giganteschi e feroci. Tutti ci parlano in un inglese comprensibilissimo, ci dicono continuamente “welcome” e rispondono cortesemente alle nostre richieste di indicazioni. Un’addetta dell’immigrazione rileva le impronte digitali dei nostri indici e ci fotografa, poi ci spedisce a ritirare il bagaglio, che viene annusato da teneri cagnolini antidroga (beagles, credo), accompagnati da poliziotti. All’uscita, dopo un paio di minuti di attesa, una navetta della Herz ci preleva per condurci a ritirare la nostra vettura. La sede dell’autonoleggio non è distante, per fortuna, non tanto per la guida piuttosto sportiva dell’autista ma per l’aria condizionata, da brivido! (scopriremo ben presto la mania degli americani di tenere l’aria condizionata a temperature polari).

L’auto che ci viene consegnata è una Ford Focus rossa, dotata di ogni confort, cambio automatico compreso... e chi ha mai guidato con il cambio automatico? Un addetto, guardandoci come se fossimo due alieni, ci spiega l’essenziale: “P” per parcheggiare, “D” per guidare, “R” retromarcia, il resto, afferma, non ci interessa... Va be’, partiamo, muniti di una cartina che la ragazza della reception ha scarabocchiato mentre ci forniva delle spiegazioni (in spagnolo) su come arrivare a Miami Beach.

Apro una parentesi sulla lingua. Molti abitanti di Miami sono di origine ispanica, quindi lo spagnolo è molto diffuso. Il problema è che gli americani sono convinti che lo spagnolo sia identico all’italiano (un poliziotto all’aeroporto mi ha raccontato che sua sorella, che parla bene lo spagnolo, è venuta in Italia convinta di poter comunicare tranquillamente, e si è trovata in difficoltà!!!). Io parlo abbastanza bene l’inglese, ma conosco non più di venti parole in spagnolo... la scena, in genere, è questa (reception dell’hotel, negozio, ristorante, ecc.): io mi rivolgo in inglese all’interessato, che mi risponde nel medesimo idioma (nel 90% dei casi siamo stati scambiati per tedeschi); io traduco in italiano a Matteo; a questo punto l’interessato esclama: “ma da dove venite? Vi ho scambiato per tedeschi!” e, appurato che siamo italiani, passa dall’inglese allo spagnolo! Comunque, spagnolo o no, la ragazza ha dimenticato di indicarci di girare a destra a un semaforo e, dopo nemmeno cinque minuti di guida, non abbiamo la minima idea circa la nostra posizione...Ok, accantoniamo la cartina, prendiamo la nostra guida e seguiamo il nostro istinto! Tutto sommato, muoversi a Miami non è difficile. La città è una specie di griglia, con le vie (streets) da est a ovest che intersecano i viali (avenues) in direzione nord-sud, e dopo un giorno di permanenza si riesce già a muoversi in scioltezza. Noi non so bene che strade abbiamo percorso, comunque a un certo punto un cartello che indica il quartiere Art Dèco ci fa capire di essere vicini alla meta. Avvicinarsi a Miami è entusiasmante: i viali a più corsie bordati di palme, i grattacieli che svettano in lontananza, le auto americane... sembra di essere sul set di Miami Vice! Il nostro hotel è il Riu Florida Beach, e lo consiglio vivamente. E’ situato in Collins Avenue, a cinque minuti di auto da Ocean Drive, ed è dotato di camere spaziose, piscina, accesso alla spiaggia e di un’ottima colazione a buffet, oltre che di personale cortese e di un comodo “valet parking” (ovvero, davanti all’ingresso dell’hotel un addetto ci apre la portiera, prende in consegna la nostra auto e la parcheggia) che, dobbiamo ammetterlo, ci fa sentire un po’ “vip”! Dopo una doccia rigenerante, siamo pronti per una passeggiata su Ocean Drive

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