Usa - panorami dell'ovest

FERRUCCIO GIUSTINI DIARIO DI VIAGGIO USA - PANORAMI DELL’OVEST INTRODUZIONE Quella che sto per raccontare è la storia di un viaggio meraviglioso nel quale mi sono completamente abbandonato con il cuore e con la testa ben oltre le due settimane ...

  • di Ferry56
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  • Viaggiatori: in gruppo
 

FERRUCCIO GIUSTINI DIARIO DI VIAGGIO USA - PANORAMI DELL’OVEST INTRODUZIONE Quella che sto per raccontare è la storia di un viaggio meraviglioso nel quale mi sono completamente abbandonato con il cuore e con la testa ben oltre le due settimane di durata. Il coinvolgimento è iniziato molto tempo prima, perché l’idea di affrontare insieme alla mia famiglia un’avventura nell’Ovest degli USA era così elettrizzante che letteralmente non mi faceva chiudere gli occhi durante la notte. Che, inoltre, mi consentiva durante la giornata lavorativa, pensando al viaggio come ad un sogno, di trarre una grande energia da tutte le parti più recondite del mio corpo, facendomi affrontare ogni momento anche il più difficoltoso con enorme serenità.

E soprattutto il “progetto” è nato in una anonima stanza del reparto Ortopedia dell’ospedale G.B. Grassi di Ostia, dopo che fui ricoverato per un intervento delicatissimo di ricostruzione del tendine rotuleo lacerato e frattura della rotula nel giugno di un ormai lontano 2007. Li in quei momenti post - operatori di indicibile sofferenza, placata in parte con delle punture di morfina ad alta concentrazione, ad occhi chiusi, mordendomi la lingua, con l’illusione di allontanare quel dolore mostruoso dal mio martoriato ginocchio, iniziavo a pensare di voler realizzare, con la mia adorabile moglie Laura e le mie due fantastiche bambine Eleonora e Valentina “The Dream”, l’incredibile viaggio negli sconfinati spazi del Grande West.

8/7/2009 1° Giorno: Dopo essere rimasto praticamente sveglio tutta la notte per l’emozione della partenza, con i bagagli già preparati nei giorni precedenti, sveglia alle 6.00 per sistemare le ultime cose, lavarsi, vestirsi e chiudere casa. Oggi ricorre il compleanno di Laura, e quale migliore regalo può essere la partenza verso il “sogno”? La giornata è splendida, come spero sarà la nostra avventura. Alle 7.15 trasferimento all’Aeroporto di Roma Fiumicino, grazie alla cortesia del sempre disponibile amico Claudio ed alle 8.05 ci presentiamo puntualissimi al banco del check-in Lufthansa Partenze Internazionali. Dopo che due gentili hostess ci propongono di aderire al programma Miles & More (accumulo di punteggio simile alle Mille Miglia di Alitalia), procediamo ad un check-in molto rapido per poi consegnarci alla trafila dei controlli di sicurezza che, specialmente per chi si reca negli USA, è davvero insopportabile.

Con enorme sollievo, dopo aver superato ogni ostacolo, raggiungiamo il gate per il volo Roma FCO - Monaco di Baviera - LH 3857, operato dalla compagnia Air Dolomiti, partner del colosso Lufthansa.

Partenza in perfetto orario, con questa efficiente compagnia regionale, alle ore 11.05 ed arrivo alle 12.40 all’aeroporto di Monaco “Franz Joseph Strauss”, così chiamato ufficialmente e dichiarato il migliore d’Europa ed il terzo al mondo. Fortunatamente l’intervallo di coincidenza con l’altro volo verso Los Angeles è abbastanza lungo, quindi ci possiamo concedere tempo per rifocillarci con calma. Calma sì, ma non esagerata, perchè mia moglie raggiunto il gate e ritornando indietro dopo aver superato il Boarding Pass, si allontana un po’ troppo per le solite occhiatine al Duty Free costringendomi ad inviare mia figlia Eleonora a richiamarla non vedendola tornare. Passato il piccolo spavento, poco dopo, veniamo chiamati per l’imbarco sul volo Lufthansa LH 0452 destinazione (evviva !!!) Los Angeles con partenza alle 15.35 ed arrivo previsto alle 18.50 ora locale.

Una volta a bordo, inizia la nostra avventura, non prima di aver notato e verificato purtroppo la distanza ravvicinata tra le varie poltrone della classe Economy, in contrasto con le dimensioni piuttosto notevoli del più lungo tra tutti gli aerei in circolazione, l’Airbus A 340 – 600. La rotta tracciata da questo, e puntualmente visualizzata attraverso il monitor touch-screen davanti ai nostri occhi in tempo reale, disegna un arco che parte da Monaco per toccare i cieli della Scozia, l’Oceano Atlantico settentrionale attraverso l’Islanda, raggiunge il vertice della parabola sfiorando le estreme propaggini della Groenlandia, quindi scende in Canada su Labrador e Manitoba, si abbassa sul Montana, Wyoming, Utah e Nevada terminando infine la sua traiettoria in California a Los Angeles. Il viaggio si rivela un tormento, non tanto per la durata e la distanza coperta, quanto per la scomodità, poiché mi ritrovo all’interno della fila centrale da quattro posti con un ragazzo di fronte a me che per tutto il viaggio ha tenuto la poltrona abbassata completamente nonostante da me ripetutamente invitato ad alzarsi, costringendomi a muovermi in pochi centimetri, e soprattutto, per non scomodare gli altri passeggeri, ad alzarmi solo in caso di necessità, manifestata puntualmente verso la fine del volo, per evidenti bisogni fisiologici. Ma questa è la vita, e per raggiungere il sogno, si sa, si è costretti anche a questo

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