New york city before 11/09/2001

Ore 12,40… bar l’Ile de France… una birra davanti alla superba cattedrale gotica di Notre Dame, con l’immancabile croissant, la Senna, gli artisti di strada con le loro opere dal fascino particolare, probabilmente è più facile farlo che dirlo. E’ ...

  • di Stefano "Teto"
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
 

Ore 12,40... bar l’Ile de France... una birra davanti alla superba cattedrale gotica di Notre Dame, con l’immancabile croissant, la Senna, gli artisti di strada con le loro opere dal fascino particolare, probabilmente è più facile farlo che dirlo. E’ un viaggio comodo, basta alzarsi di buona mattina, imbarcarsi sull’aereo che in un’ora e mezzo arriva a Parigi, prendere il treno nella stazione sotto l’aeroporto, et voilà le jeux sont fait, ma la storia è un’altra... Facciamo un passo indietro, estate 2001 io e la mia compagna Rita non abbiamo molte ferie per intraprendere lunghi viaggi in paesi lontani, con una settimana a disposizione decidiamo di visitare la grande mela, the big apple, meglio conosciuta come NYC.

Il piano di volo ci lascia un piccolo margine di tempo al cambio di vettore al Charles de Gaulle lo scalo parigino, per ammazzare il tempo, l’unica alternativa percorribile con l’adrenalina che abbiamo in corpo per l’imminente avverarsi del “sogno americano” è una toccata e fuga alla vecchia capitale.

Raggiungiamo l’imponente cattedrale simbolo della città e ci sediamo ai tavolini di un elegante cafè respirando avidamente la magica atmosfera del luogo. Notre Dame è immersa nel verde dei colori estivi e risulta ancora più bella della prima volta che l’ho vista. Il tempo passa velocemente parlando della storia, dei fasti antichi, di niente... Ritorniamo all’aeroporto dove ci attende un’estenuante attesa per l’imbarco, una volta che siamo in abbondante anticipo, non poteva che ritardare il volo del boing 747. 747 come 7 sono le ore che ha dormito ininterrottamente Rita durante la traversata oceanica. America, l’impatto è nudo e crudo, non c’è un ufficio informazioni, non capiamo il funzionamento della scheda telefonica pre-pagata, la fauna locale è preoccupante. Decidiamo di prendere il primo taxi con direzione Manhattan, NYC e lasciar fare al caso.

Come prima impressione sembra di essere in un paese di fascia sub tropicale del terzo mondo, ed anche giunti sull’isola di Manhattan nel quartiere Chelsee, l’idea non cambia.

Piccoli bar on the road, odori variegati, confusione esponenziale, clima caldo umido, mescolanza di razze, “ma dove siamo finiti?” Abbastanza agevolmente troviamo una buona sistemazione, o almeno secondo gli standard di un detenuto di Alcatraz, al Chelsee hostal d'altronde per le nostre finanze e l’unica alternativa percorribile.

La nostra stanza è arredata in modo funzionale con un letto, un lavandino e un “armadio” multi funzione di cemento, il bagno è al piano, e all’interno c’è una piccola area cortiliva per pranzare.

Come prima sera, per mantenere la tradizione dei nostri viaggi, puntiamo a un locale messicano citato anche nella guida, le porzioni sono meno abbondanti di quelle di certi paesi del nord Europa e possiamo andare a letto leggeri. C’è spazio per un ultima vasca nella via principale per vedere le tendenze americane, ma più che tendenze mi sembrano molto pendenze come il remake della pubblicità delle cicles con il biondino e il bestione.

12/09/2001 E’ la prima mattina in America, la giornata si presenta cupa, il cielo è coperto da dense nubi e minaccia pioggia. Ci dirigiamo verso l’up town passando a fianco del mitico Madison Square Garden, tempio del basket e della boxe memoria di storici eventi sportivi. I grattacieli non sembrano tanto alti, ma è solo perché sono coperti dalle nuvole, siamo alla ricerca di un bar dove poter fare colazione, ma un violento rovescio ci sorprende. Troviamo frettolosamente riparo dentro un McDonald’s. Il menu offre una scelta incredibile, proviamo il breakfast, “eccezionale!”, uova, salsiccia, una specie di crescenza, pankake con burro e succo d’acero e per finire mega mc cappuccino, “yeah!” Il tour prosegue con il Rockfeller center dove approfittiamo di un wc di servizio. Visioniamo velocemente la suggestiva chiesa di san Patrik distinguersi tra alti grattacieli, e proseguiamo verso il Cruiser building, 320 metri di bellissima art deco, come dice la giuda

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