West usa: have a nice day!

Quello che segue è il racconto di un viaggio interamente organizzato in autonomia, senza l’ausilio di agenzie o tour operator e plasmato grazie ai suggerimenti di precedenti viaggiatori, alle letture di riviste, guide di viaggio e alle informazioni trovate navigando ...

  • di madeinflorence
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: fino a 6
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Quello che segue è il racconto di un viaggio interamente organizzato in autonomia, senza l’ausilio di agenzie o tour operator e plasmato grazie ai suggerimenti di precedenti viaggiatori, alle letture di riviste, guide di viaggio e alle informazioni trovate navigando su internet.

Spinti dalla voglia di celebrare un evento particolare con un viaggio di quelli “che rimangono”, dopo aver preso in esame vari paesi e dopo lunghe valutazioni, salta fuori l’idea che mette d’accordo tutti...Quest’anno sarà la volta degli Stati Uniti Occidentali.

A febbraio, con un certo anticipo per accaparrarsi tariffe agevolate, prenotiamo l’aereo: volo KLM da Bologna a San Francisco (andata e ritorno) con scalo ad Amsterdam per 424 euro a testa (ottimo volo, consiglio vivamente tale compagnia aerea per serietà e servizio offerto). Poche settimane dopo è la volta dell’albergo a San Francisco, riservato per le nostre prime due notti su suolo statunitense e, per finire, dell’auto prenotata attraverso la eNoleggioauto (che negli USA fa capo all’Alamo), compagnia di noleggio presente solo su internet rivelatasi affidabile e con tariffe competitive. Ritiro e consegna dell’auto direttamente all’aeroporto di San Francisco, per un totale di 20 giorni di noleggio per poco meno di 610 euro (pieno di benzina, assicurazione e 2° guidatore inclusi).

A questo punto non rimane che partire...Nel frattempo cresce l’attesa, l’ansia di partire è alle stelle e le aspettative per questo viaggio imminente sono altissime.

9 Giugno 2009

Partiamo nel cuore della notte da Firenze per raggiungere l’aeroporto di Bologna da dove, alle 6.00 circa, decolla il nostro aereo con destinazione San Francisco. Lasciamo l’auto in località Calderara di Reno (10 minuti nemmeno dall’aeroporto Marconi) al parcheggio Park to Fly, secondo una consuetudine ormai già acquisita in precedenti viaggi che ci ha sempre lasciato estremamente soddisfatti dal servizio offerto. Dopo lo scalo ad Amsterdam, con un volo di circa 9 ore raggiungiamo finalmente (alle ore 13.30 locali) la California. Ottenuto il visto di ingresso dal funzionario della dogana, dopo aver mostrato la nostra domanda ESTA e lasciato le impronte digitali, ci rechiamo a ritirare l’auto. L’aeroporto internazionale di San Francisco è enorme ma ottimamente organizzato. Un “air train”, un trenino cioè che si muove su una rotaia sopraelevata, percorre un anello intorno all’aeroporto consentendo ai passeggeri di spostarsi rapidamente (e gratuitamente) da una zona all’altra. Raggiunto il terminal dove hanno sede le compagnie di noleggio auto, dopo il disbrigo delle pratiche amministrative, scegliamo l’auto che piace di più all’interno della categoria prescelta e per la quale è stato effettuato il pagamento. Nel nostro caso (categoria FULL SIZE che comprende berline spaziose con grande bagagliaio adatto per 4 valigie grandi), la scelta ricade su una TOYOTA Camry rossa, auto che si rivelerà comoda, spaziosa e piacevole da guidare. Dopo un attimo di panico e impasse dovuto al funzionamento del cambio automatico in dotazione sulle macchine americane, prendiamo il via e raggiungiamo in breve tempo il nostro albergo grazie all’ausilio del navigatore satellitare che, sapientemente, ci siamo portati dall’Italia. Nessun addetto del noleggio ci ha fornito spiegazioni sull’utilizzo del cambio e su alcune funzionalità della vettura, ignorando il fatto che in Europa la maggior parte dei modelli di auto americane non esiste! In breve vi posso dire che l’accensione e lo spegnimento devono avvenire con la marcia P inserita (fa stare ferma l’auto), senza necessità di schiacciare i pedali. Per partire è necessario premere il freno e impostare la marcia 4, che consente di viaggiare sia a bassa che alta velocità. La marcia 4D corrisponde alla nostra quinta; per le salite e le discese è necessario spostare il cambio sulla 3 o sulla 2 (se la pendenza è notevole c’è anche la marcia ridotta 2L). La R serve per fare retromarcia e la N per rimanere in folle. Non essendo presente il pedale della frizione, la gamba sinistra non ha alcun ruolo nella guida! Il corrispondente del nostro freno a mano è rappresentato da un piccolo pedale sotto il volante.

Raggiunto il Grant Plaza Hotel (2 notti a $173), parcheggiamo l’auto nel garage (piuttosto caro!) convenzionato con l’albergo, sistemiamo i bagagli e ci tuffiamo subito per le strade di San Francisco. In alcuni giorni e in alcune fasce orarie è consentito parcheggiare gratuitamente per strada, e la disponibilità dei posti, almeno nella nostra zona era assai cospicua. Informatevi bene e potrete risparmiare un bel po’ di soldi nel parcheggio. Dove la sosta lungo la strada è a pagamento non osate fare i furbi! I controlli sono frequenti e inflessibili.

L’hotel da noi scelto è dotato di camere standard piuttosto piccole e modeste, ma gode di una posizione davvero invidiabile. E’ collocato a Chinatown appena oltre Dragon Gate, la grande porta di ingresso, una zona strategica tranquilla e ben servita dai mezzi pubblici cittadini.

La zona di Chinatown, stretta tra Union Square Nob Hill e il Financial District, è un interessante susseguirsi di negozi ricolmi di cianfrusaglie e di esercizi di generi alimentari permeati da un miscuglio di forti odori orientali. Tra tipici lampioni e tetti a pagoda, si esplora la più grande comunità cinese fuori dell’Asia dove stoffe di ogni genere ed enormi statue dal gusto assai kitsch attendono i turisti incuriositi.

Attiguo a Chinatown si trova il quartiere di Nob Hill, una Little Italy dal carattere decisamente più elegante e composto rispetto a Chinatown. Qualche bel palazzo e numerosi ristoranti che propongono cucina italiana si incontrano lungo le strade della zona.

Attraversata Union Square, una vasta piazza lastricata cinta da palazzoni, giriamo per il Financial District che ci cattura per i negozi di moda e i numerosi grattacieli tra cui spicca la Transamerica Pyramid. Prima cena con l’immancabile mega hamburger circondato da french fries e onion rings.

10 Giugno 2009

Per questa mattina abbiamo in programma alle ore 9.00 la visita ad Alcatraz (prenotata dall’Italia tramite internet, costo 26 $ a testa con Alcatraz Cruises). Consiglio di prenotare in anticipo la visita (è un’attrazione che richiama molti turisti) e di effettuare la prima visita del giorno, con partenza alle ore 9.00, che consente di godere del senso di solitudine che si respira nell’ex-penitenziario senza essere travolti dalla folla che giunge in massa sull’isola a metà mattina. Con un vecchio tram elettrico raggiungiamo il Pier 33, da cui parte il traghetto che conduce ad Alcatraz. Giunti sull’isola, lungo il percorso che dal piccolo ormeggio dove attracca il traghetto conduce all’entrata della prigione, ci imbattiamo in numerosi edifici fatiscenti (casa di guardia, cappella militare, lo spaccio, i magazzini, la centrale elettrica, l’obitorio) che un tempo rendevano Alcatraz una piccola comunità autonoma e che oggi sono luogo di nidificazione di una numerosa colonia protetta di gabbiani. All’ingresso del penitenziario viene distribuita gratuitamente un’audioguida in italiano che vi conduce, passo per passo, alla scoperta dell’interno del carcere. Le spiegazioni sono fornite con in sottofondo le voci originali di secondini e carcerati, frammiste ad avvolgenti rumori di sbarre che si chiudono, tintinnare di chiavi e ruvide grida di protesta. Il tutto rende l’atmosfera di questo posto particolarmente suggestiva. E’ tuttora visibile una delle celle con il buco, scavato da un prigioniero, da cui fu effettuata l’unica fuga riuscita della storia di Alcatraz. Presso il bookshop è stato sorprendente trovare un ex carcerato di Alcatraz (4 anni per rapina in banca sul finire degli anni ’60) nelle vesti di autore di un libro di successo sulla sua prigionia nel carcere di massima sicurezza, intento a fare dediche e firmare autografi agli acquirenti delle sue memorie.

Tornati sulla terraferma ci spostiamo al vicino Fisherman’s Wharf, l’antico borgo di pescatori trasformato in vivace zona turistica, con negozietti, ristoranti che servono ottimi panini al granchio e la fumante clam chowder (zuppa di vongole e patate servita in pagnotta di pane al lievito naturale), e banchi ricolmi di quella frutta fresca che rappresenta un orgoglio per la California. Non possiamo esimerci dall’assaggiare delle succose ciliegie e le fragole più grandi mai viste (favolose). Il giro a piedi attraverso la gioia atmosfera del Fisherman’s ci conduce al Pier 39 dove una nutrita colonia di leoni marini, giocherelloni e confusionari, ha stabilito la propria “residenza” su degli zatteroni ancorati a breve distanza dal molo.

A Powell Street saliamo su uno dei simboli di San Francisco, il cable car, il tram elettrico aperto sui lati considerato un monumento della mobilità pubblica cittadina. Essendo Powell Street uno dei due capolinea, assistiamo alle manovre di inversione di marcia del cable car che, arrestato su una ruota lignea incassata nel manto stradale, con la forza delle braccia, viene girato nel senso opposto di marcia. Il costo della corsa singola non è proprio economico ($5) ma ne vale sicuramente la pena perché offre una visuale insolita di San Francisco. Soprattutto se si ha la prontezza o la fortuna, come capitato a noi, di accaparrarsi i posti in piedi, avvinghiati ai pali, che rendono l’esperienza unica e divertente. E’ necessario però tenersi ben saldi perché le partenze e le fermate sono brusche e improvvise!

La nostra corsa sul cable car termina a Chinatown dove recuperiamo la nostra auto dal garage e ci dirigiamo sul Golden Gate. Attraversato in auto tutto il ponte (è necessario pagare un pedaggio), ci fermiamo nel punto panoramico, ben segnalato, da dove è possibile ammirare la baia di San Francisco sovrastata dal Golden Gate in tutta la sua imponenza. Per tornare indietro in direzione della città, poco dopo il punto panoramico, c’è un’uscita che consente di riprendere la strada nella direzione opposta. Percorrendo la strada verso San Francisco vi consiglio di fare nuovamente una sosta prima del ponte, imboccando una strada sulla destra che sale fino ad alcune piazzole di sosta da dove il panorama è veramente mozzafiato.

Torniamo quindi al Fisherman’s Wharf (in zona si trova facilmente parcheggio gratuito) per cenare all’Hard Rock Cafè, in una bella sala rotonda addobbata con cimeli musicali di alto pregio.

11 Giugno 2009

Sveglia presto, ottima colazione da Starbucks con blueberry muffins e cappuccino, quindi partenza verso lo stato del Wyoming. La strada è lunga, i km da percorrere sono circa 1500 ma l’entusiasmo alle stelle ci fa affrontare con serenità questa avventura. Se percorrere la California è rilassante (la strada che da Sacramento porta in Nevada è circondata da laghi e boschi di conifere), altrettanto non si può dire per il brullo e cocente stato del Nevada.

Sosta pranzo nel deserto del Nevada presso la Rest Area 40 mile Desert, che offre una spartana toilette, area picnic e acqua potabile che sgorga da una vecchia pompa da azionare a mano. Pernottiamo lungo la statale 93, nel piccolo paese di Jackpot al confine tra Nevada e Idaho che vanta più casinò che case. Il Barton’s Club 93 Casinò è corredato da un piacevole motel economico ($52 a notte) e da un ottimo ristorante aperto 24 ore su 24.

12 Giugno 2009

Attraversato l’Idaho, ad ora pranzo siamo nell’angolo meridionale del Montana, nella tipica cittadina di West Yellowstone da dove si accede ad uno dei quattro ingressi del parco Yellowstone. Numerose sono le possibilità di alloggio e ristorazione offerte da questa località. Decidiamo di pernottare (2 notti a $125) al Motel Pioneer, gestito da una cordiale signora che ci riserva due stanze arredate in stile montano.

Alle 15.00 facciamo il nostro ingresso nel primo dei parchi nazionali che abbiamo in programma di visitare. All’entrata di ogni parco è necessario fermarsi con l’auto ai box dove il ranger emette il biglietto di ingresso e fornisce le mappe e il materiale informativo sul parco (spesso hanno anche depliant in italiano, chiedeteli!). Facciamo l’Annual Pass (costo $80), una tessera che consente l’ingresso ad 1 auto con 4 passeggeri a bordo in tutti i parchi nazionali degli Stati Uniti per un anno. Considerando che le tariffe di entrata variano da $10 ai $25, è conveniente richiederla se si ha intenzione di visitare almeno 5 parchi. Per noi si è rivelata un vero e proprio risparmio. Poiché l’Annual Pass deve essere firmata da almeno una persona e va mostrata (ogni volta che entrate in un parco) insieme ad un documento di riconoscimento di colui che ha apposto la firma, cercate di firmare nello stesso modo in cui avete firmato sul documento che presentate per risparmiare tempo e per facilitare il controllo al ranger.

Dello Yellowstone NP avevamo sentito dire meraviglie...E in effetti è qualcosa di sensazionale. Il parco racchiude al suo interno la metà dei geyser presenti nel mondo e, per l’eterogeneità della sua fauna, non ha uguali in tutti gli Stati Uniti. Gli sforzi compiuti per colmare la lunghissima distanza che separa la California dal lontano Wyoming, sono stati ampiamente ricompensati da una tale concentrazione di bellezze naturali che lascia esterefatti

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