America: un sogno rimandato

Questo viaggio doveva essere il regalo di mio padre per il diploma di scuola superiore ma per un contrattempo è stato un po’………rimandato. Come al solito le nostre decisioni sono dell’ultimo momento ed i problemi si accavallano perché il tempo ...

  • di jajaq
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Questo viaggio doveva essere il regalo di mio padre per il diploma di scuola superiore ma per un contrattempo è stato un po’...Rimandato. Come al solito le nostre decisioni sono dell’ultimo momento ed i problemi si accavallano perché il tempo è poco ma poi il puzzle si compone e allora si parte. Destinazione: i parchi americani e le grandi città sul cammino.

Valigie semi-vuote come da consigli letti da esperienze fatte da altri, eccitazione tanta e poi un volo lungo, sempre di giorno, destinazione San Francisco con scalo a New York. Prenoto tutto tramite Internet attraverso la TUJ di Torino. Due pernottamenti a San Francisco e due a Los Angeles per il ritorno, affitto di un’auto economica con la ALAMO e tour di San Francisco, tutto il resto è libertà. Voglio dare anch’io il mio contributo ma più che sui posti visti, che è un giudizio personale, su piccoli problemi che si possono evitare sapendolo prima.

A New York, dove dobbiamo prendere la coincidenza per San Francisco, è necessario presentare il foglio per l’immigrazione, l’hostess della American Airlines sull’aereo non ha dato il modulo verde ma solo quello chiaro (anche agli altri) e quindi in fila, dopo un viaggio lungo circa 10 ore (6 ore di fuso in meno rispetto a noi) li compilo in piedi, sono ben organizzati e quindi veloci e la fila scorre, quando tocca a noi uno dei due fogli verdi non è completo. La persona che ci accoglie sembra proprio il poliziotto dei films americani: neppure un cenno di saluto, ci riconsegna i moduli e ci rimanda indietro per completare il tutto, che gioia. Poi, dopo il controllo dei moduli, ci prende le impronte digitali, in un ordine prestabilito, in una lingua incomprensibile, prima si posano le dita su un tampone umidiccio e poi su una specie di scatoletta. Alla fine ti fa pure una foto, non l’abbiamo vista ma penso che era molto espressiva.

Wao, finalmente siamo in America. Mi accorgo che nel trambusto dello scrivere ho dimenticato una borsa per terra, mio marito tutto sorridente ripassa davanti al poliziotto e la va a prendere. Attimi di terrore puro e incazzatura con me.

Prendiamo le nostre valigie e riusciamo a capire che dobbiamo fare un ceck in per quelli che come noi sono in transito, abbiamo la coincidenza dopo poco più di un ora per San Francisco. L’hostess prende i nostri biglietti, li controlla a lungo, stampa gli scontrini dei bagagli, emette due nuovi biglietti che ci consegna. Riusciamo a capire che il gate è al terzo piano e abbastanza distante. Quindi di corsa attraversiamo vari corridoi, ascensore occupato, ne cerchiamo un altro facendoci capire a gesti ed anche dall’espressione delle nostre facce, e finalmente arriviamo davanti al gate: vuoto. Non c’è nessuno. Siamo sconfortati, l’aereo è partito? Cerchiamo qualcuno per delle informazioni e finalmente troviamo un’hostess che parla spagnolo e riusciamo a capire che ci hanno cambiato il volo ed invece di partire alle 15 ora locale per San Francisco il volo c’è alle 17 e 30. Dopo tutto questo trambusto ci rilassiamo, mangiamo un hot dog e siamo contenti, la nostra post pay funziona. Abbiamo anche la carta di credito usata solo per gli alberghi e l’affitto dell’auto. Ma con la post pay (la prepagata delle Poste Italiane che ora si può caricare fino a 3.000,00 Euro) abbiamo fatto spese nei supermercati, negli outlet, nei ristoranti ed anche la benzina.

Arriviamo a San Francisco e le ore di fuso diventano 9, lì ci sono gli “Shuttle door to door”, sono dei pulmini collettivi, si pagano in base al percorso, e vieni accompagnato dove vuoi. Nel nostro caso in albergo. Doppio lettone matrimoniale, televisore mega di fronte e sonno che tarda ad arrivare

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