Stregati dalla baia: Welcome to Frisco

Sarà questa fastidiosa ma suggestiva nebbia a rendere così unica San Francisco; sembra danzare sulla city svelandone lentamente l’inconfondibile skyline, creando giochi di luce magici e indimenticabili. O forse è la splendida baia che la circonda, dove tra le montagne ...

  • di gregori72
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: fino a 6
 

Sarà questa fastidiosa ma suggestiva nebbia a rendere così unica San Francisco; sembra danzare sulla city svelandone lentamente l’inconfondibile skyline, creando giochi di luce magici e indimenticabili. O forse è la splendida baia che la circonda, dove tra le montagne si staglia in lontananza il simbolo arancione del Golden Gate, il ponte che sembra sospeso nel vuoto con le alte campate che svettano sopra le nuvole basse. Oppure saranno i suoi delineati e multi-etnici quartieri? Passare da uno all’altro sembra di scoprire in un semplice istante mondi differenti, ognuno con la propria fisionomia ben precisa, con le vedute mozzafiato dalle ripidissime strade che nemmeno le auto e i bus osano sfidare, territorio incontrastato degli scampanellanti Cable Car da dove, aggrappati in modo precario, sembra di vivere più un sogno che una realtà.

Trasgressiva, cosmopolita, aristocratica e raffinata, sono gli aggettivi più appropriati per rendere omaggio al suo stile ineguagliabile. Un insieme di tanti mondi che sembrano essersi riuniti in un grande mosaico dove, fieri delle proprie tradizioni, convivono popolazioni giunte da luoghi lontani o semplicemente persone appartenenti a credo diversi e stili di vita differenti, tanto che basta un solo isolato a separare gli inconfondibili odori di China Town dall’aroma del caffè di casa nostra a North Beach, la spregiudicata e provocatoria Castro dall’aria festosa del centro america di Mission, o ancora l’essenza e l’originalità del sol-levante a Japan Center dalla sofisticata Haight Asbury con le sue case vittoriane e quel delicato tocco di snob.

Frisco è da scoprire senza fretta, aggirandosi tra le strade rese familiari dal grande schermo, ma senza tralasciare i percorsi meno battuti alla scoperta di quei particolari che più volte restano sconosciuti al turista, e ricercare quegli angoli segreti dove scattare una foto indimenticabile ed assaporare la vera essenza culturale della baia. Sfidando anche il vento gelido che spira costante in ogni stagione dal Golden Gate, con raffiche che sembrano un pugnale che trafigge il cuore.

Vento freddo e pungente che rende ancor più problematica la sopravvivenza dei numerosi senza tetto che si aggirano a Tenderloin, con carrelli strapieni di stracci malandati e un paio di puzzolenti coperte, in un misero quartiere che si trova ad un solo isolato dal lusso frenetico di Union Square. E’ stato il set naturale per Gabriele Muccino e Will Smith, raro caso in cui Hollywood non è finzione ma una denuncia della cruda realtà di questa America di contrasti. Una ricerca della felicità che al contrario del film non arriverai mai, perché qui le favole non esistono! La scoperta di San Francisco non può che partire dal suo quartiere più pittoresco, Chinatown. Il portale d’ingresso, il celebre Dragon’s Gate decorato con lanterne, dragoni e animali propiziatori, non è una semplice costruzione architettonica; varcare la soglia significa essere trasportati direttamente nel cuore del continente asiatico. Qui vive la più grande comunità cinese al di fuori dell’Asia, che in passato si chiuse al mondo esterno come una città nella città, con usi e costumi che si sono tramandati nel tempo e gelosamente custoditi. Dal gioco d’azzardo alla malavita locale, fatta di sfruttamento della manodopera, fumerie d’oppio, case di piacere e abitazioni al limite della sopravvivenza. Ciò che resta oggi, oltre all’aspetto puramente turistico fatto di lampioncini che ornano le strade e negozietti turistici con ogni sorta di souvenir, sono i vari piccoli templi racchiusi tra le viuzze dove si respirano incensi e oli profumati, le antiche erboristerie con ogni sorta di medicine ed unguenti, piazze dove la gente si esercita nelle antiche arti di t’ai chi, sotto la costante benedizione di Kuan Di, la divinità più adorata dalla comunità cantonese la cui statuetta è presente quasi ovunque, nei templi, nei negozi, nei ristoranti. Scendete senza timore per le traballanti scalinate che quasi non si notano tra gli edifici, che conducono a tempietti nascosti nel sottoterra. Mostratevi interessati alle loro divinità, e la comunità cinese vi accoglierà con un genuino sorriso

  • 956 Visualizzazioni
  • Stampa
  • Invia ad un amico

Commenti
  1. Nessun utente ha ancora commentato. Se sei un utente registrato puoi usare questo form per dire la tua!

Per scrivere su Turisti Per Caso devi prima registrarti!


Entra con il tuo account social