Quaderni dal Nuovo Mondo

QUADERNO PRIMO Viaggiare I sinonimi di viaggiare sono tanti, e nessuno ne soddisfa pienamente il senso: esplorare, visitare, scoprire, assaggiare, sperimentare, socializzare. In questo caso, viaggiare è sinonimo di raccontare. Raccontare – per quanto mi sarà possibile – i colori, ...

  • di david33
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: da solo
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

QUADERNO PRIMO Viaggiare I sinonimi di viaggiare sono tanti, e nessuno ne soddisfa pienamente il senso: esplorare, visitare, scoprire, assaggiare, sperimentare, socializzare. In questo caso, viaggiare è sinonimo di raccontare. Raccontare – per quanto mi sarà possibile – i colori, gli odori, i suoni, gli spazi sconfinati, le pareti di cemento e acciaio, lo sventolio delle bandiere, lo sferragliare dei vagoni.

Ma viaggiare significa anche farsi delle domande su ciò che si è visto, per riportare tutto ad una più chiara comprensione, e perché non rimanga nella memoria come uno statico fondale da cartolina.

Mi proverò, con queste pagine, di far rivivere il Nuovo Mondo che mi ha accolto e che mi ha trascinato in pazze avventure. Mi proverò di riportarvelo come un luogo pienamente familiare; perché dopotutto non è che una stanza del nostro grande appartamento comune che non avevamo mai guardato.

“Smoking is not allowed...” Transitare per un grande aeroporto internazionale può offrire all’occhio attento una fantastica rassegna sulla meravigliosa varietà del genere umano.

La strada verso il Nuovo Mondo mi ha portato in due tra gli scali più affollati dell’emisfero occidentale: il britannicissimo Heatrow e l’aeroporto O’Hare di Chicago. In questi luoghi si resta schiacciati dall’enormità delle folle di passeggeri che ogni giorno percorrono i corridoi, si riforniscono ai duty free, salgono e scendono dalle navette. La perfetta razionalizzazione degli spazi e dei percorsi assume le sembianze di un colossale labirinto – a volte così bene che, per cambiare terminal, bisogna affrontare un corridoio lungo trecento metri, girare a destra, giù per le scale mobili, poi a sinistra, ancora dritto fino alla serpentina del metal-detector; poi tutti a bordo di un autobus che gareggia con i trenini portabagagli nel ventre dell’aerostazione; giù dall’autobus, su per le scale mobili, poi a destra, prendere il corridoio e la terza porta a sinistra; a ritmo di salsa giù per le scale per un nuovo metal-detector; infine dopo (soli) quarantacinque minuti, si raggiunge con un raggiante sorriso – o con la pelle squamosa per il sudore, se siete in ritardo – l’agognato cancello d’imbarco, dove una elegantissima signorina con un risolino da capogiro è pronta a divorare il vostro biglietto nell’apposita macchinetta.

Mentre siedo nella poltroncina di legno asettico nell’atrio faraonico dello scalo attendendo la partenza del mio volo – tra appena quattro ore – mi guardo intorno. In fondo, vicino ad un pilastro, un Rambo travestito da poliziotto (o è un poliziotto travestito da Rambo?) che trasuda palestra da ogni parte e gesticola con i colleghi. Accanto a me siede una coppia dal vago aspetto texano-australiano con una valigia stracolma di sigarette – hanno rapinato il duty free o sono contrabbandieri?... Smoking is not allowed in the terminal. Una voce maschile irrompe dal nulla e s’impone sul brusio incessante come il verbo di una divinità, mentre scandisce ogni lettera con un accento impeccabile. Poi si dissolve, giusto il tempo per un sobbalzo al cuore.

Davanti a me sfila una donnetta austeramente impettita come un manico di scopa, con una gonna infiorata e una valigia in tinta. Su un sedile più in là colossi americani smisuratamente larghi assaltano cibi improponibili perfino per le bestie di uno zoo.

Smoking is not allowed in the terminal. Ancora il verbo divino.

Sposto lo sguardo da un’altra parte e svelo una di quelle bellezze esotiche, calde, pensose; un fuoco d’Arabia nel mondanissimo Occidente. Alla valigia il talloncino Emirates. Lei appunto quieta, assorta in lettura, con leggera eleganza muove le pagine. I capelli cadono come una cascata di tenebre su un fianco del suo viso reclinato. Le labbra carnose, gli occhi flessuosi, piegati in un’espressione di apparente alterigia. Indossa uno scialle fittamente arabescato. Viaggia da sola? Probabile. Posa il libro sulle ginocchia e si guarda intorno, attenta

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