Splendida New York

Mercoledì 25 Aprile 2007 La sveglia suona alle 3.15 di mattina, ma la particolarità del momento atteso da mesi per una volta non ci fa odiare il suono che ogni mattina ricorda inesorabilmente l’inizio di una nuova giornata di lavoro. ...

  • di magellano63
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  • Viaggiatori: in gruppo
 

Mercoledì 25 Aprile 2007 La sveglia suona alle 3.15 di mattina, ma la particolarità del momento atteso da mesi per una volta non ci fa odiare il suono che ogni mattina ricorda inesorabilmente l’inizio di una nuova giornata di lavoro. L’appuntamento è alle 4 in Piazza Beato Angelo, a Gualdo Tadino (PG).

Da lì si muoverà il gruppo di ventuno persone che dovrà unirsi ad altre dodici che, essendo di Ostia, ci attenderanno direttamente all’aeroporto di Fiumicino. La destinazione? New York, the Big Apple.

Ero già stato negli States, ma New York era stata solo sfiorata in un trasferimento aereo tra Orlando (Florida) e Milano. Le sale d’imbarco del JFK ovviamente non avevano soddisfatto la curiosità di conoscere la “capitale del mondo”. E’ per questo che l’attesa, specialmente nelle ultime settimane, era diventata spasmodica anche per uno come il sottoscritto che ha sempre avuto un attrazione particolare si per l’America, ma per la più selvaggia. Non quella dei grattacieli, ma quella delle grandi praterie, dei parchi nazionali e della country music.

La gita è capitanata da Mario, amante della Grande Mela che tutti gli anni organizza, per amici, conoscenti e amici degli amici, una settimana alla scoperta della grande città americana. Sfruttando le sue conoscenze newyorkesi e italiane, la cifra che riesce ad ottenere per volo e hotel è sempre più che abbordabile.

Il pullman che ci dovrà portare a Fiumicino è un... Pulmino da 25 posti e alla fine raggiungere Roma in ventuno, con ventuno valigie più il bagaglio a mano, sarà l’unica parte scomoda di un viaggio, che andrà liscio come l’olio.

Si parte alle 4.30 e arriviamo a Fiumicino circa tre ore prima del volo AZ644 di Alitalia con destinazione Newark, New Jersey, aereoporto ormai quasi più utilizzato del Kennedy per i voli verso New York. Le operazioni di imbarco sono abbastanza veloci, nonostante le nuove procedure di sicurezza che praticamente costringono tutti ad un mezzo striptease sotto i metal detector.

Le nove ore e mezzo di volo trascorrono in maniera tranquilla. Tre film, un pranzo al limite della commestibilità e uno spuntino migliore del pasto precedente è quello che la nostra compagnia di bandiera offre per trascorrere il tempo a bordo.

Dopo un atterraggio che sembra fatto con una ruota sola, ma che è ugualmente salutato da un immeritato applauso verso i piloti, eccoci negli USA.

L’ampia vetrata della sezione dove vengono controllati i passaporti, ci regala il primo lontano skyline di Manhattan. E’ lo stesso che videro dalla torre di controllo dell’aereoporto quell’ 11 settembre di oltre cinque anni fa, il giorno in cui il mondo si fermò. Ci rendiamo conto solo ora, e ci verrà in mente ancora più avanti, di quante persone assistettero quel giorno allo schianto degli aerei sul World Trade Center dal Newark, dalla statua della Libertà, da Ellis Island, dai traghetti e dai tanti promenade di cui la città è piena.

Lorenzo scatta una fotografia della città attraverso la vetrata, ma parte il flash. Una poliziotta se ne accorge e dopo aver visionato lo scatto, lo costringe a cancellarlo. Il funzionario della U.S. Custom & Border Protection (la dogana) in cui molti di noi si imbattono, un asiatico, non è il massimo della gentilezza. Sarebbe stato meglio seguire il consiglio di Mario, dire subito di non conoscere una parola d’inglese e fare scena muta. Il sottoscritto ha avuto l’ingenuità di rispondere ad un paio di domande, ma nel momento in cui ha confuso un “when” con un “where” tra uno slang quasi incomprensibile, è stato fatto oggetto di occhiatacce e sospiri ironici. L’agente ci prende le impronte digitali, ci scatta una foto, vista il passaporto elettronico e ci congeda con la faccia di chi ha appena fatto entrare nel territorio americano Bin Laden

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