Stati Uniti: alle origini del mito

Il viaggio negli States è sicuramente un momento importante nella vita di ogni viaggiatore Si programma un viaggio nei posti che abbiamo ammirato per anni in televisione o al cinema e dei quali abbiamo letto notizie sui giornali o nei ...

  • di goku
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  • Viaggiatori: in coppia
 

Il viaggio negli States è sicuramente un momento importante nella vita di ogni viaggiatore Si programma un viaggio nei posti che abbiamo ammirato per anni in televisione o al cinema e dei quali abbiamo letto notizie sui giornali o nei libri. Negli Stati Uniti sono sorte le mode che più ci hanno plasmato durante la nostra adolescenza, sono i luoghi dove sono nati i nostri miti musicali, della tv o del cinema. Insomma volenti o nolenti gli States sono stati per più di cinquant’anni il nostro punto di riferimento. È per questo che un viaggio negli Stati Uniti non sarà mai solo una vacanza, ma piuttosto un pellegrinaggio nei luoghi del mito ed è per questi motivi che sono partito con molte aspettative ma anche con la paura che queste fossero disattese. Invece no, ho trovato tutto quello che mi aspettavo (New York, la Monument Valley, Las Vegas, il Gran Canyon) ed ho scoperto anche posti che non conoscevo, ma che si sono rivelati altrettanto validi se non addirittura migliori (Antelope Canyon, Horseshoe Bend, Muley Point) insomma gli Stati Uniti non mi hanno minimamente deluso, non hanno fatto altro che confermare che un viaggio in questa stupenda nazione-continente è una tappa irrinunciabile per ogni viaggiatore (e non turista...)che si rispetti...Ed ora via con il resoconto del nostro viaggio:

Sabato 18 Giugno Milano – Vienna – New York

Arriviamo al parcheggio della Malpensa, lasciamo la macchina, carichiamo le valigie sulla navetta e alle 06.00 siamo all’aeroporto. Nell’attesa del volo, che partirà alle 8, facciamo colazione e controlliamo i documenti quindi partiamo puntuali con un volo della Austrian Airlines direzione Vienna. L’aereo è molto piccolo, con la testa sfioro il soffitto e per lo spazio ridotto ci caricano i bagagli a mano in una stiva laterale, comunque il volo si rivela comodo e puntuale. Arriviamo nella capitale austriaca alle 9.15, facciamo una seconda colazione e via al controllo bagagli per imbarcarci sul volo che ci porterà a New York. Al controllo passaporti iniziano i problemi. Le forze dell’ordine austriache non sono completamente convinte dei nostri passaporti, ma dopo 10 minuti di discussioni in un misto austro-inglese-italiano, ci lasciano passare. Il volo parte puntuale alle 11.50, l’aereo è un comodissimo Boening 747 dell’Austrian Airlines, la trasvolata transatlantica scorre senza particolari problemi e dopo 8h e 40 minuti sugli schermi collocati dietro ai sedili che riprendono il paesaggio sorvolato, appare NY. Mi godo l’atterraggio come se fossi al cinema e dopo 10 minuti di rullaggio sulla pista del JFK finalmente usciamo dal velivolo. A questo punto inizia la tipica trafila dell’immigrazione, ma conoscendo la procedura, con la mia compagna cerchiamo di superare gli altri passeggeri del volo per arrivare fra i primi al controllo. Prima della partenza avevo letto altri resoconti di stampo terroristico del tipo: “..Ci hanno tenuto un’ora a farci domande in inglese su svariati argomenti..”, sarà che a noi è andata bene, ma “l’interrogatorio” dura solo 5 minuti, l’unica scocciatura è stata lasciare le impronte digitali e farsi fare una fotografia. Comunque finita la trafila burocratica, andiamo a ritirare le valigie (..E qua incrociate le dita...) dopodiché finalmente usciamo dallo scalo. Appena uscito mi assale una sensazione mista fra stupore ed emozione: realizzo di essere finalmente arrivato nei mitici States ed in particolare a New York. Resto imbambolato per cinque minuti a guardare le macchine che mi passano davanti, mi sento un bambino in un negozio di giocattoli...Dopo una vita sono in mezzo al set di tutti i film che ho visto nei miei primi 30 anni di vita, respiro aria americana, sono a NY, non ci posso credere...Eppure sono “solamente” all’esterno del JFK in mezzo allo smog prodotto dai pullman e dalle macchine in sosta...Ripresomi dallo “shock”, mi attivo per cercare due biglietti per lo shuttle che ci deve portare a Manhattan. Trovo una compagnia di pullman che per 15$ ci porta a Grand Central Station. Il viaggio dura circa un’ora, in mezzo ad un traffico allucinante (a New York sono le 15), ma finalmente alle 16 arriviamo alla nostra meta. Cosa dire? Un sogno ad occhi aperti: grattacieli, centinaia di taxi gialli, gente di tutte le razze, tutto ciò che immaginavo ora lo vedo di persona. Da Grand Central Station raggiungiamo a piedi il nostro hotel, l’Americana Inn (prenotato su internet)che si trova sulla W 38th. Al numero 68. Non è il massimo ma è centralissimo, siamo a soli 5 minuti da Times Sq. Affiora un pò di stanchezza, d’altronde in Italia è già mezzanotte...Ma dopo una veloce rinfrescata, usciamo subito alla scoperta della Big Apple. Da dove cominciare se non da Times Sq.? Ci avviciniamo lentamente da sud percorrendo la Broadway, già fremo, ma arrivati nelle vicinanze della piazza vado in “estasi”, le luci, la folla vociante, il traffico, è una sensazione indescrivibile, la realizzazione di un sogno...Comunque superato quest’ennesimo “shock” ci rimettiamo “in moto”, ci gustiamo per bene Times Sq. Quindi per riposarci un attimo decidiamo di andare a prendere un aperitivo all’Hotel Marriot Marquis (tra W45th e W 46th), un lussuoso albergo al centro della piazza che possiede all’ultimo piano una terrazza girevole che ruota di 360° in un’ora. Ci sediamo e ordiniamo da bere (10$ a testa , ma ne vale la pena...)e ci godiamo NY dall’alto. E’ un “magic moment”: sono le 19.30 io e Cristina sulla terrazza girevole del Marriot di New York a sorseggiare due Martini con il sole che si spegne sui grattacieli., talmente perfetto che sembra quasi un film, senonchè questo film diventa una comica quando decido che ho voglia di servirmi qualcosa da mangiare. Allettato da un ricco buffet prendo due piattini di cibo pensando che fossero compresi nel prezzo, a sorpresa però ad un certo punto compare nel ripiano dov’era presente il cibo, che come noi ruota, ma più velocemente, il prezzo della consumazione: 32$!!!!!!il terrore ci assale, la cameriera si avvicina e i piattini sono ancora pieni. Che fare? pagarli? mai!!, buttarli? e dove? l’ultima opzione era fagocitarli, mi sacrifico per la patria e mi infilo in bocca due bignè, 5 olive, due cetriolini e non so cos’altro ancora...I piattini vuoti li nascondiamo...Arriva la cameriera ed io con la bocca piena alla Fantozzi faccio finta di niente, pago i 2 Martini e non apro bocca. La cameriera un po basita si allontana, ma per fortuna non si accorge di niente e sventiamo questa prima “tentata rapina”. Terminata questa tragicomica esperienza scendiamo dal grattacielo e ci dedichiamo ai negozi intorno a Times Sq., visitiamo Toy’s R-us, un negozio di giocattoli immenso con al suo interno un dinosauro gigante, una ruota panoramica e una casa delle Barby a grandezza umana..., Bubba Gump il famoso ristorante di Forrest Gump, lo store dell’NBA più molti altri negozietti più piccoli. Mangio il mio primo hot dog on the road (1$)sulla Broadway davanti ad un tombino fumante, quindi dopo un veloce passaggio in hotel, ci dirigiamo all’Empire State Building. Prima di salire sul grattacielo più alto di NY, mi fermo in un market ad acquistare la famosa Root Beer (una schifezza...). Ci mettiamo quindi in fila per salire e dopo circa un’ora di continue code agli ascensori arriviamo in “vetta”. La vista è sublime ma c’è troppa gente (e sono le 22.30...Figuriamoci al pomeriggio...) e così l’atmosfera è parzialmente rovinata. Stiamo in cima per mezz’ora a scattare foto, riprendere con la cam e a goderci il panorama, poi scendiamo e finalmente a mezzanotte (le 6 del mattino in Italia...) tocchiamo il letto; praticamente crolliamo visto che sono esattamente 27h che siamo svegli...Sconvolti ma felici ci addormentiamo..

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