Sri Lanka, l’isola splendente

Alla scoperta di Ceylon dove è possibile riempirsi il cuore della serenità offerta dai meravigliosi templi

  • di Fausto Luciano Pellino
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 2000 a 3000 euro
 

Per la particolare forma a goccia e per la vicinanza allo stato indiano è nota come “la lacrima dell’India”; ma è conosciuta anche con Ceylon. L’isola dai tanti nomi, governata per secoli da dinastie singalesi e tamil affrontatesi in continue lotte di potere, è stata soggetta poi alla dominazione portoghese, olandese e inglese. Ne sono la prova dei numerosi conflitti che contraddistinguono la storia di questo paese l’alternanza delle capitali e le tracce di antichi templi e palazzi.

Ospitando l’aeroporto internazionale, il nostro tour non può che prendere avvio dalla ex capitale Colombo, vera porta di ingresso dell’isola. La città non ha molto da offrire al turista: dedichiamo così il tempo necessario per visitare l’Independence Hall e i principali templi: l’induista Kovi, i buddisti Gangaramaya sul lago Beira e l’Asokaramaya. Questa prima tappa è utile per avvicinarsi ad usi e costumi cingalesi e assaporare la cucina locale ove le spezie sono alla base di ogni piatto. Ci dirigiamo verso la costa sud e ci imbattiamo nel monumento costruito a ricordo delle vittime dello tsunami che ha investito il sud-est asiatico nel 2004. Proseguiamo quindi per Galle, roccaforte portoghese, olandese e poi britannica, dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Ben visibili e conservati sono i resti del forte olandese e le case in stile inglese e olandese con verande e giardini. Raggiungiamo il Yala National Park, dove circolano liberi bufali, cervi maculati, sciacalli, coccodrilli, scimmie e varie specie di volatili. Durante un safari siamo riusciti a vedere anche un leopardo sdraiato a terra su un lastrone di roccia intento a catturare il calore donato dal sole. Grazie al ridotto inquinamento luminoso di questa riserva, al calar della notte assistiamo ad uno spettacolo straordinario offerto dalle stelle: senza bagliori e aloni artificiali sembra poterle toccare con mano. Assistiamo anche al raro fenomeno atmosferico dell’alone lunare che si verifica quando il cielo è leggermente velato da nubi sottili d’alta quota, i cui cristalli di ghiaccio infrangono la luce lunare, presentandosi all’osservatore come circoli luminosi.

Percorrendo una stradina sterrata che costeggia la foresta e alcuni laghetti che ospitano meravigliose specie di uccelli, raggiungiamo il sito buddista di Buduruwagala, un complesso di sette statue scolpite su un costone di roccia granitica. Continuiamo verso Nuwara Elia, dopo una breve sosta alle cascate ravana. Piano, piano la vegetazione lascia il posto alle distese verdi delle piantagioni di tè all’interno delle quali operai tamil sono intenti a raccogliere nei propri sacchi di iuta le preziose foglie, dalle quali si ricava uno dei te più pregiati al mondo. La cittadina, che giace a circa 1.800 metri di altezza, ospita meravigliose abitazioni in stile coloniale inglese. Pittoresca è stata la visita al mercato dove i locali possono acquistare generi alimentari conservati in condizioni igieniche del tutto discutibili. Arriva la sera e siamo pronti ad intraprendere la nostra ascesa alla celebre montagna dell’Adam’s Peak; è un luogo unico al mondo per il quale tre religioni rivendicano l’origine dell’orma che si può ammirare sulla sua sommità. Per cristiani e musulmani l’impronta sarebbe stata lasciata dal piede di Adamo sceso sulla terra dopo la cacciata dal Paradiso terrestre, per i buddisti dal piede di Buddha prima di lasciare la terra e per gli induisti dal piede Śiva. Il monte, tra i più alti dello Sri Lanka, è meta quindi di pellegrinaggi, soprattutto notturni, e la sua scalata rappresenta un’impresa di notevole valore sia fisico che spirituale. La nostra guida ci ha raccontato che negli ultimi sei anni della sua onorata carriera nessun italiano gli ha mai chiesto di scalare lo Sri Pad (l’altro nome della montagna). Abbiamo compreso solo dopo il motivo di questa scelta. È il giorno che precede il Navam Full Moon Day periodo nel quale viene commemora la designazione dei due discepoli prediletti del Buddha. In questi giorni di festa, i buddisti devoti fanno visita al tempio per portare offerte, meditare e ascoltare gli insegnamenti, digiunano dopo mezzogiorno e si astengono da ogni forma di divertimento e lusso.

A mezzanotte iniziamo pertanto a salire, uno ad uno, gli oltre quattromila gradini che ci porteranno a conquistare la vetta, posta a più di duemila metri di altitudine, in tempo utile per vedere il sole alzarsi dalle montagne vicine e ammirare il fantastico spettacolo dell’alba. La salita si fa sempre più ripida; i gradini sempre più vicini e piccoli. Compare un fastidioso vento che ghiaccia il nostro sudore. Dopo quasi quattro ore di cammino, la tentazione di mollare si presenta come interrogativo. Ci incoraggiamo a vicenda e dopo una brevissima sosta per gustare i tre cioccolatini che ci siamo portati con noi, carichi di nuova energia affrontiamo l’ultimo breve ma sempre più ripido tratto. Raggiunta a fatica la vetta, ci uniamo ai pellegrini che si accalcano intorno al tempio; fanno eco le preghiere trasmesse dagli altoparlanti in una lingua a noi sconosciuta ma dai suoni piacevoli. È giunto il momento della discesa; la fatica sofferta e l’estasi dello spettacolo offerto dall’alba, ci portano a sbagliare versante della montagna. L’unica soluzione è recuperare la vetta. Voglio piangere. Fortunatamente una guardia, non so da quale divinità mandataci, ci indica una scorciatoia che ci consente, in un’ora di cammino, di raggiungere il corretto sentiero. Se avessimo continuato la discesa saremmo arrivati in un luogo lontano oltre ottanta chilometri da quello di partenza dove la nostra guida ci attende ignara di tutto. Le gambe cedono e si iniziano a sentire i crampi allo stomaco per la fame. Ma siamo soddisfatti dell’impresa compiuta. Dopo esserci rifocillati con un dolce gelatinoso acquistato su una delle bancarelle che offrono cibo ai fedeli, proseguiamo per Kandy, luogo sacro del buddhismo in virtù della reliquia del dente di Buddha conservata nel suggestivo tempio Sri Dalada Maligawa, costruito sulle rive del lago. Visitiamo il tempio d’oro di Dambulla, patrimonio dell’Umanità dell’Unesco; il tempio è scavato nella roccia e le grotte sono state trasformate in luoghi di culto dove sono conservati affreschi e statue raffiguranti il Buddha in diverse posizioni ed espressioni. Dista solo qualche chilometro Polonnaruwa, antica capitale dello Sri Lanka, anch’essa patrimonio dell’Unesco. Qui ammiriamo i resti dell’antica città lacustre: il Vatadage e il Hatadage, costruiti per riporre la reliquia del dente di Buddha (oggi conservata a Kandy), il tempio di roccia nera (Gal Vihāra) ove quattro statue colossali del Buddha, scolpite nella roccia, trasmettono serenità e pace. Proseguiamo per Mihintale, una collina che ospita la Ambasthale Pagoda, uno stupa di colore bianco. Sulla sommità, ad attenderci, la roccia della meditazione (Aradhana Gala) che, una volta scalata, ci offre una magnifica veduta. A poca distanza si trova Anuradhapura, la prima capitale dell’antico regno, le cui rovine ospitano il Sacro Albero del Bo, l’albero di fico più vecchio al mondo, figlio dell’albero sotto il quale il Buddha ha avuto l’illuminazione. Tra i monumenti di maggior rilievo, il Ruvanvelisaya Dagoba e L’Abhaygiri Dagoba, reliquiari a forma di tumulo, e il Jetavahana, il monumento in mattoni più alto dell’antichità. È arrivato il momento di assaporare l’attrazione turistica per eccellenza: la passeggiata a dorso di elefante a Kimbissa. L’esperienza non la posso definire certo emozionante ma comunque vale la pena provarla; divertente è stato soprattutto l’attraversamento di ruscelli di acqua affrontati con naturalezza dal nostro placido pachiderma. È quindi la volta di Sigirya, una fortezza costruita sulla sommità di un monolite di colore rosso che svetta nella pianura circostante, inserita dall’Unesco nei patrimoni dell’Umanità. Raggiungiamo le rovine del palazzo-fortezza passeggiando tra giardini e vasche di acqua ignari dello spettacolo che ci attende. Meravigliosi dipinti ritraggono damigelle dai seni prosperosi di una bellezza che toglie il respiro e un graffito di mille anni recante le impressioni incise dai numerosi visitatori succedutisi nel tempo. Continuando la salita ci imbattiamo nella imponente porta dei leoni, portale di ingresso alla terrazza superiore dalla quale assistiamo ad indimenticabili panorami. Il nostro viaggio è giunto al termine felici di avere raggiunto questa lontana meta, una terra dalle mille risorse che ospita animali meravigliosi da avvistare, paesaggi mozzafiato dal fascino esotico, siti archeologici da esplorare, ove è possibile inebriarsi dei profumi delle spezie e del tè e riempirsi il cuore della serenità offerta dai meravigliosi templi.

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