"1600 anni vecchio, 500 concubine"

l'isola che rinasce ogni giorno

  • di BIBI1970
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 4
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 
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Erano mesi, ormai, che il viaggio era organizzato in ogni minimo dettaglio, sapevamo persino la marca dell’auto, che è però rimasta per tutto il tour “il furgone”, sapevamo dove avremo dormito, dove avremo cenato, eravamo quasi in grado di stabilire l’umore che avremo avuto durante il tragitto, perchè ce lo eravamo costruito con amore, quel viaggio, ed era necessario come l'aria.

4 eterogenei viaggiatori, 2 alti ed aitanti, 2 bassotte un po’ clown, 4 enormi valigie e una voglia di ferie che sanguinava, un carico di aspettative per qualcuno, che puntava lo sri lanka dal giorno in cui aveva visto la prima volta il video di Save a Prayer dei Duran Duran, ed era il 1983 e lei aveva 13 anni e non aveva nemmeno una ruga.

Voli Jet Airways scomodi ma economici, puntuali e perfetti, uno scalo a Delhi con le lacrime del ricordo dell’anno prima e della sabbia che l’India aveva tolto dagli occhi, all’arrivo un enorme cartello con il nome dell’allegra combriccola e 4 corone di fiori viola da mettere al collo, degne del funerale più lussuoso.

Prima grande sorpresa, il sole, su quella costa ovest che le guide promettono spazzata da monsoni violenti e piogge torrenziali, ad agosto.

Sosta con pernottamento a Negombo che si credeva tecnica, una specie di pit - stop necessario a caricare le pile dopo un volo lungo ed un anno di lavoro un po’ più lungo, che si rivela invece il primo momento di contatto con quella natura che c’è lì, che vince su tutto, un bagno nel mare quasi in burrasca che sferza, trascina, annega, che ti strappa il costume, che ti apre finalmente il cuore ancora chiuso nell’agenda e dopo quel mare grigio e cattivo si può perdere il caricabatterie del telefono perché lo senti che per 3 settimane potrai anche farne a meno.

Primo lungo viaggio sul furgone che sarà spesso il nostro letto, il nostro divano, la nostra sala riunioni, il nostro tavolo da picnic, il nostro rifugio, la nostra salvezza quando il caldo è tanto da sembrare troppo.

E i primi elefanti, nell’orfanotrofio, tante mamme, tanti piccoli, troppi alla catena, ma inutile chiedere perché, queste montagne di carne che sai che ti potrebbero uccidere con un passo ma che hanno gli occhi più dolci del mondo e quell’unica mano, la proboscide, che ti viene a cercare.

I primi elefanti di una lunga serie di elefanti che fanno il bagno, che si sdraiano nel fiume con i loro milioni di chili e sembra non si alzeranno più, che vengono sfregati da grosse ruvide spazzole da uomini che non capisci se sono servi o padroni o carcerieri ma non ti importa, sei così occupato a carpire con l’obiettivo lo spruzzo proprio nel momento in cui esce dalla proboscide e i gesti d’affetto, le carezze che questi pachidermi si fanno tra loro, carezze grandi perché loro sono grandi, e ti sorprendi che ci sia tanto affetto tra animali così immensi e così poco tra i tuoi simili, ma forse l’avevi solo dimenticato.

E prima di andare via riesci a catturare i giochi dei piccoli elefantini, che sono comunque più grandi della tua lavatrice e sei felice perché ce ne sono tanti, di cuccioli, e allora, forse vuol dire che non si estingueranno mai e provi a toccarli ma gli uomini ti tengono lontana, perché ci sono le mamme, e le mamme con i piccoli possono diventare molto aggressive, e questa è la frase che ricorderai con terrore qualche giorno dopo.

Bastano poche ore di viaggio per capire che lo Sri Lanka è prima di tutto buddista, perché il percorso è costellato di immense statue di un Buddha sempre giovane, sempre magro, sempre drappeggiato, in piedi o sdraiato e così diverso dal Buddha dell’estremo oriente, grasso, sudato, con quell’espressione beffarda, seduto a gambe aperte sulla pancia scoperta

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