Sri Lanka, tropici d'oriente

Profumo di spezie, spiagge poco abitate e rituali sacri. Una terra ricca di bellezze naturali, spiritualità e atmosfere coloniali...

 

Il nome è un augurio, quasi un destino. Non sempre facile da realizzare: in cingalese, Sri Lanka significa isola splendente, ma negli ultimi decenni il Paese, a metà strada fra India e Maldive, sembrava piombato in un cono d’ombra, segnato da conflitti politici e calamità naturali. Oggi, recuperati i danni dello tsunami del 2004 e sconfitte, nel 2009, le Tigri Tamil (in lotta contro il governo per l’autonomia del nord est dell’isola) Sri Lanka tira un sospiro di sollievo e riaccende la luce. Più che una luce: sono riflettori potentissimi, da quando, a inizio 2010, il New York Times l’ha eletta meta turistica dell’anno. Di fronte allo sguardo disincantato dei media internazionali, la vecchia Ceylon sfodera il suo fascino di tropico d’antan: spiagge a mezzaluna con palme, edifici coloniali, templi colorati e mercati. Un mondo saturo di odori e colori. Su tutti, un verde che abbaglia, diventando dolci colline, risaie, foreste, alte montagne e piantagioni di tè, cocco e spezie tropicali. Un verde che fà da sfondo agli enigmatici sorrisi di uomini e donne, così difficili da decifrare nella loro imperturbabilità orientale.

Il Ceylon oggi, vista da colombo

Il viaggio inizia dalla capitale Colombo, che la maggior parte dei turisti non visita neppure. Caotica e vitale, non è bella in senso classico, ma merita una sosta. Ha una storia recente: era un anonimo villaggio costiero quando, nell’Ottocento, gli inglesi la scelsero come nuova capitale, insediandosi attorno al Forte e costruendo edifici coloniali in un’area popolata da grandi alberi di cannella, la spezia preziosa che secoli prima aveva attirato a Serendib (il vecchio nome arabo dell’isola) prima i Portoghesi e poi gli Olandesi. Ancora oggi, Cinnamon Garden è il quartiere elegante, con palazzi governativi, ambasciate e vecchi edifici un po’ fané; una visita al Museo nazionale, con reperti da tutto il Paese, aiuta a farsi un’idea generale della lunga e complessa storia dell’isola. Nel vecchio quartiere del Forte, invece, i grattacieli si mischiano alle vestigia coloniali, come la Torre dell’Orologio o il Galle Face Hotel, sull’omonimo spiazzo verde sul mare, la passeggiata per eccellenza in città. Poco più in là, attorno alla stazione ferroviaria, si estende il grande bazar all’aperto di Pettah, dove ogni strada è specializzata in un genere di mercanzia. È il quartiere mussulmano, abitato dai discendenti dei mercanti arabi arrivati qui sulle ali dei monsoni. E le spiagge iniziano subito fuori città, nell’area dove si trova il Mount Lavinia Hotel, con la sua grandeur da hotel coloniale.

Rotolando verso sud ovest

Ed è la strada del sud ovest quella imboccata dai turisti che tornano a frequentare i resort costieri. Il litorale da Colombo a Galle è un susseguirsi di belle spiagge dorate, ai cui bordi crescono rigogliose le palme. Il mare non è maldiviano, ma è caldo e traquillo e l’effetto d’insieme è da paradiso terrestre. Duramente colpite dallo tsunami, le comunità locali sono tornate faticosamente e vivere, ricostruendo i villaggi e riprendendo attività come la raccolta dei cocchi e la pesca. A 50 chilometri a sud di Colombo, Beruwela è un porto con il mercato del pesce sul molo e la moschea più antica dello Sri Lanka, costruita da mercanti arabi sulla penisola che domina la cittadina. Da qui a Induruwa, si estendono chilometri di belle spiagge deserte. Procedendo ancora verso sud si arriva a Hikkaduwa, con alberghi e resort vista mare. La zona, dalla discreta vita notturna, è frequentata da surfer che cavalcano le onde create dalla barriera corallina. Nell’entroterra l’atmosfera torna mistica visitando il bel tempio buddista di Gangarama Maha Vihara. Ormai mancano solo 20 chilometri a Galle, cresciuta attorno al forte olandese battuto dalle onde. Dentro le mura, il centro storico ha tanti caffé e negozi di pietre preziose e argenti. Negli ultimi anni la cittadina ambisce a diventare la capitale del turismo sofisticato e un po’ alternativo, con piccole e graziose guest house e raffinati hotel boutique ricavati dai vecchi palazzi dei mercanti, come il The Sun House (thesunhouse.com). Su una collina, in posizione panoramica sul porto di Galle si può affittare tutta, con 3 doppie standard, 2 deluxe e 2 premium, per una vacanza in famiglia o con gli amici, ma si può prenotare anche solo una camera, per spendere poco e godere di una natura rigogliosa a pochi passi dal mare. L’atmosfera torna più rustica man mano che si procede lungo la costa sud. Nelle basse acque della baia di Weligama si pratica ancora la pesca sulla pertica, lunghi bastoni di legno che sporgono dall’acqua. Di fronte al villaggio c’è un isolotto privato, Taprobane, dove intorno al 1920 un conte francese costruì la sua “casa nell’Eden”. Da allora la villa ha ospitato regnanti, artisti e celebrità di passaggio e oggi è diventata un esclusivo hotel boutique (taprobaneisland.com). Il viaggio finisce a Mirissa, un villaggetto minuscolo con le case ai margini della spiaggia, una mezzaluna perfetta di sabbia e palme, acqua tranquilla e cristallina. La “bella addormentata” del Sud non è stata ancora scoperta dal principe turismo (che è passato oltre, adocchiando Tangalle e Hambatota, poco oltre lungo la costa). Meglio così, lasciamola dormire ancora un po’

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