Io e Diego, il mio ragazzo, siamo partiti all'avventura...era il nostro primo viaggio insieme, e muniti di zaino, volontà e curiosità siamo partiti per lo Sri Lanka. Non avevamo prenotato nulla da casa, se non la prima notte a Colombo, ...
Il giorno successivo con un taxi facciamo il giro della città, Anuradahapura, vediamo in ordine: Isurumuniyatemple e i giardini reali ( sono dei giardini di due amanti, come Giulietta e Romeo); Sri Maha Body Tree (un tempio con l'albero più antico del mondo); Brazen Palace (palazzo colmo di scimmiette curiose); Dagoba Ruvanvelisaya (un dagoba enorme che si confondeva con il cielo, entrambi dipinti di azzurro); la piscina dei monaci (altro che le nostre piscine...) e altri posti che non sto ad elencare ma perchè sono troppi, ma sono le tappe standard della città! Andiamo a dormire di buon ora, il giorno dopo il nostro amico taxista Akila ci aspetta alle 4,15 AM per portarci alla stazione.
La stazione è piena di gente, alle 5,00 facciamo fatica a fare i biglietti tanta è la folla, ma ci riusciamo, e passiamo 8 ore in treno, pagando ben 8 dollari in due!! Il viaggio è lungo, ma ci permette di vedere molte persone, di entrare in contatto con loro e di vedere la leoro abitudini più da vicino! Logicamente non si va al bagno, perchè lo utilizzano come salottino di conversazione, e non si mangia, anche se passavano venditori ambulanti con cipolla fritta e peperoncino.
Arriviamo a Hikkaduwa, località sull'oceano indiano, dove avevamo prenotato per 6 giorni l'Amaya Reef resort, un hotel confortevole, pulito e rilassante, non ci sono molti turisti, è un paradiso dove passeremo gli ultimi 6 gioni! Non sono accadute molte cose in questo perodo, molti bagni in piscina, molti pranzi e cene in riva all'oceano, molti tramonti mozzafiato sul mare, molti scoiattoli e iguane libere.
La vita da Relax mi piace, ma dopo pochi giorni convinco il mio ragazzo a muoverci,andiamo in giro per negori per comprare diveri regalini, vediamo una donna che lavora tele con l'antica tecnica dei Batik e infine andiamo all'orfanotrofio delle tartarughe nella medesima città, ci accoglie un uomo che ci porta in mezzo alle vasche dove vediamo tartarughe ferite, piccole, medie e grandi. Vediamo delle uova sepellite che stanno per schiudersi, e ho l'occasine di liberarne una in mare. Penso che questo sia stato il modo migliore per concludere il mio viaggio, è stato un gesto di libertà e speranza, le stesse cose che io auguro al popolo cingalese, che ci ha accolto molto serenamente e gentilmente, che vive in sintonia con l'ambiente e ne ha il massimo rispetto, che regala fiori e incensi al proprio Dio e che si affaccia al mondo con cautela e senza fare rumore, con le loro usanze e i loro colori.
Federica