Barcellona: un week end in amicizia

Le facce smunte, le profonde occhiaie, l’intenso odore di fritto e fumo che impregna i nostri abiti, l’ovattato silenzio in un Pullman che quasi “carontideo” ci traghetta all’aeroporto tra le ultime nebbie della notte, la dicono lunga sul clima festaiolo ...

  • di Domenico Pansini
    pubblicato il
  • Viaggiatori: fino a 6
    Spesa: Fino a 500 euro

Ammirevole la vitalità di Daniela che pur in dolce attesa è sempre pronta a scattare in marcia! Arrivati a Plaça de Catalunya, prendiamo il Turistic Bus (22 euro a persona), è un modo forse scontato per girare la città ma, a conti fatti, consente di risparmiare tempo e denaro, permettendoci in soli due giorni, di visitare i luoghi di maggior interesse. Sul bus, aperto al piano superiore, vengono inoltre fornite brevi indicazioni sui luoghi e, cosa fondamentale, è possibile scendere e riprenderlo quando si vuole, con tempi di attesa che non superano mai i dieci minuti.

Scegliamo trai tre possibili, il percorso blu che compie un lungo giro, partendo da Plaça de Catalunya passiamo così per plaça d’Espanya e decidiamo di scendere al “Poble Espanyol “fedele ricostruzione dei vari stili architettonici della Spagna del passato, con esposizioni d’artigianato locale delle singole regioni; si tratta in realtà di una fedele ricostruzione, sicuramente ben riuscita che da però la possibilità di farsi un’idea complessiva della controversa cultura locale. Tornati sul bus percorriamo il cosiddetto anello olimpico teatro degli ormai non recentissimi giochi, ed arriviamo fino al porto, intravedendo le immense spiagge; il tempo è clemente e tra il sole che volge ormai verso rossi tramonti e gli onnipresenti gabbiani, passeggiamo avvolti in romantiche atmosfere.

Tutta la zona è stata rimodernata per le olimpiadi del ‘92 dove tra architetture moderne e stilizzate campeggia annerita e fiera l’antica statua di Colombo, temerario incompreso italiano del quale ci sentiamo orgogliosi.

Di nuovo a bordo attraversiamo il villaggio olimpico ora destinato in gran parte a civili abitazioni, circumnavighiamo lo zoo che per principio decidiamo di non visitare, e scendiamo di fronte alla “Pedrera” prodezza architettonica di Gaudì; purtroppo oggi è possibile accedere soltanto ad un piano, all’interno del quale c’è una pinacoteca che giudichiamo abbastanza interessante. Qualche foto all’esterno della “casa Batllò” ed ormai con il buio ci lanciamo nel pieno del Barrì Gotic lasciandoci travolgere dalla folla del primo sabato pomeriggio di saldi, che a dispetto di sentite dicerie, non ci appaiono in realtà così convenienti. Ancora pochi passi per ritrovarci di fronte alla cattedrale che, illuminata di sera, è a dir poco emozionante; è incredibile come gli stessi luoghi possano comunicare sensazioni così diverse a seconda dell’ora in cui si ha la fortuna di incontrarli. Incontrarli si, perché la cattedrale nascosta e protetta da vicoletti medioevali, appare quasi d’improvviso immersa nella penombra, nascondendo al suo interno un caratteristico giardino, affatto inferiore per bellezza e magnificenza all’aspetto esteriore della stessa.

I mille ceri accesi che donano al tutto una luce tetra, inducono a sognare scontri d’arme tra bramosi cavalieri.

Oramai esausti ci lasciamo cullare dalle musiche dei numerosi artisti di strada, mentre cerchiamo un posto caratteristico dove poter gustare qualcosa di tipico alla catalana.

La ricerca è ardua per eludere il rischio di finire nel solito locale turistico, come del resto quella per non dover essere costretti ad aprire un mutuo per una cena, entrando semplicemente nel ristorante sbagliato. Ebro di vita, m’infilo con Antonio in stradine alquanto poco raccomandabili ma che sento di amare per il loro profumo vissuto, purtroppo i ceffi strampalati che li frequentano non credo ci amino nella stessa maniera, e sembrano anzi più attratti dal contenuto delle nostre tasche, cosicché non senza essermi beccato le rimostranze delle donne, ritorniamo sulla Rambla ancora non completamente ubriaca. Ormai affamati, ci viene facile infilarci in uno dei tanti affollati locali che ci aveva precedentemente ispirato, qui si mangia in piedi o al massimo seduti su degli sgabelloni attorno ad un bancone a ferro di cavallo sul quale servono bocadillos, tapas e patatine,ed, in onore al locale bacco, vino e birra di buona qualità

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