Partenza il 26/9/2016 · Ritorno il 30/9/2016
Viaggiatori: 5 · Spesa: Fino a 500 euro

Galizia on the road

di RosaLuca - pubblicato il

5 giorni in Galizia

5 persone adulte, 400 euro a testa compreso il volo.

Con pochi giorni a disposizione e la macchina a noleggio, una corsa veloce ma non troppo fra i luoghi che ci hanno maggiormente attirato. Quel tanto che basta per un ricordo bellissimo e la voglia di tornare

Trovato un volo Ryanair Bologna Vigo a un prezzo più che accettabile (68 euro a testa andata e ritorno), essendo in 5 decidiamo di noleggiare anche l’auto con Europcar prendendola e riconsegnandola in aeroporto dall’arrivo alla partenza. Di solito usiamo Hertz ma controllando sul sito dell’aeroporto vediamo che le compagnie presenti sono solo 3 e non la Hertz e che l’Europcar è quella più chiara nel contratto online.

Scelta ottima perché, volendo vedere più cose possibile in pochi giorni, l’autonomia della macchina aiuta molto.

I pernottamenti sono 4, facciamo i primi due a Vigo poi uno a Santiago de Compostela e l’ultimo a La Coruna. Abbiamo prenotato gli alberghi dall’Italia per tempo e attraverso il sito di Booking.com orientandoci come sempre sul centro per poterci poi muovere a piedi.

In tutto l’itinerario completo effettuiamo 873 chilometri, quindi distanze molto accettabili. Il viaggio non è stato particolarmente impegnativo e ci ha assistito un tempo splendido inaspettato.

Purtroppo le cose da vedere sarebbero state tantissime e le nostre scelte hanno ovviamente seguito i nostri gusti e la voglia di avere una prima “infarinata” su questa zona con l’intenzione di tornarci, non abbiamo così dedicato tempo a musei e acquari preferendo girare per le città e goderci i paesaggi.

26 settembre 2016, km 13: aeroporto - Vigo centro

In partenza da Bologna, una volta a bordo e già pronti per il decollo, ci comunicano che c’è un guasto e dobbiamo scendere ed attendere un altro aeromobile. Pazienza! Comunque fra tutto perdiamo poco più di due ore e Ryanair ci informa e ci tratta gentilmente. Non ci era mai successo un disguido di questo tipo ma alla fine si è rivelato meno tremendo e complicato di quello che ci aspettavamo.

Arrivati prendiamo subito la macchina, nuovissima, e abbastanza velocemente avendo fatto la registrazione già completa da internet all’atto della prenotazione. Come facciamo sempre aggiungiamo l’abbattimento della franchigia per qualsiasi evento per essere sicuri di non avere sorprese alla riconsegna e il massimo possibile di assicurazione (costo totale del noleggio 275 euro).

Arriviamo in centro a Vigo senza problemi e troviamo facilmente il nostro albergo, l’Hotel Compostela, vicino al lungomare dove si trova la famosa statua di Jules Verne. La doppia costa 61,20 euro a notte con colazione più 11 euro al giorno per il garage. Ottimo e centrale.

L’hotel ha anche un garage molto vicino dove possiamo mettere la macchina. Usciamo subito gasatissimi per andare a mangiare il pulpo alla galliega di cui si narra meraviglia. Ci fermiamo al ristorante Meson Compostela e lo troviamo veramente squisito. Tiepido, servito sul caratteristico piatto in legno, condito con il rosso pimiento e innaffiato con l’ottimo Albarino. Il ritardo di Ryanair è già dimenticato!

Per digerire facciamo una bella passeggiata nella sera tiepida per andare alla statua del gigantesco polipo su cui siede Jules Verne, che qui a Vigo ha ambientato un capitolo di Ventimila leghe sotto i mari. Le statue, di varie tipologie, dimensioni e significato sono una delle caratteristiche della città.

Già ambientati e pronti per l’intensa giornata che ci aspetta domani andiamo a dormire.

27 settembre 2016, Km 78: Vigo centro – Pontevedra – Combarro e ritorno a Vigo

Come nostra abitudine, da turisti stacanovisti, siamo a colazione all’apertura, cioè alle 7,30! La colazione è continentale ma con una bella spremuta fresca d’arancia caffè e croissant in ambiente accogliente, più che sufficiente. Iniziamo la giornata tornando sul lungo mare da Jules Verne di giorno, poi dalla statua del nuotatore che esce dall’asfalto e costeggiando il porto arriviamo alla città vecchia, altra statua con testa conficcata nell’asfalto e su per le stradine della vecchia pescheria dove i locali che vendono ostriche non hanno ancora aperto. Arriviamo nella piazza centrale della città vecchia, Plaza de la Constitucion, con bei palazzi e portici in granito brillante. Il luccichio delle inclusioni ci seguirà “ammiccante” per tutto il viaggio. Luminoso ed elegante, veramente notevole. Ci facciamo un caffè in un bar molto carino e proseguiamo verso la zona commerciale più moderna. Lunghissima strada pedonale, la Via Principe, con bei negozi, che essendo concava permette allo sguardo di vederla in tutta la sua lunghezza. All’inizio di questa strada, nella piazza Porta del Sol, la notevole statua del Sireno, in lucente alluminio metà uomo e metà pesce, svetta su due alte colonne. In fondo alla strada pedonale, all’inizio della Gran Via, altra statua molto significativa dedicata ai pescatori di Vigo. E’ un enorme gruppo scultoreo di 8 uomini che tirano le reti con evidente fatica su una piattaforma con acqua che zampilla rappresentante il mare. Veramente bella!

Torniamo nella zona vecchia, nel quartiere de Berbes, con vicoli e stradine molto caratteristiche, negozi di cestai molto tipici, e raggiungiamo la zona del Mercado da Pedra dove ci fermiamo per mangiare finalmente un bel piatto di ostriche, vino Ribeiro, i tipici peperoncini verdi scottati, pimientos do Padron, e ancora pulpo.

Le ostriche della Galizia sono decisamente più piccole delle francesi ma buonissime. La cosa strana è che la via è piena di banchetti che te le aprono e si pagano e poi con il piatto ci si siede nel locale restrostante che invece propone tutto il resto, bevande ed altro cibo. Due diverse gestioni che però si integrano. Carino!

Abbiamo anche la fortuna di essere intrattenuti da un suonatore di “gaita”, la cornamusa tipica locale, in costume che anima la via delle pescherie.

Torniamo in hotel e prendiamo la macchina per dirigere su Pontevedra. Si passa il ponte di Rande che attraversa la Ria di Vigo, imponente e in stile Golden Gate di San Francisco, e in breve si arriva a Pontevedra, cittadina molto turistica e quasi totalmente pedonalizzata. Anche qui parcheggi efficientissimi sotterranei in pieno centro. Abbiamo molto da imparare! Il primo incontro usciti dal parcheggio è con una statua! Anzi la statua di un gruppo di suonatori seduti in circolo, un “tertulia” con tanto di direttore d’orchestra, Troppo bella! Dirigiamo alla chiesa rotonda della Virgen Peregrina, molto bella, poi la vicina chiesa di San Francesco e le numerose piazzette con portici e belle case con le classiche vetrate caratteristiche, i cruzeiros al centro delle piazze, la più famosa è la Plaza da Lena piccola e circondata di portici e caffè e con un bellissimo cruzeiro al centro. Poi passiamo anche dalla piazza delle 5 vie e da quella dedicata a Mendez Nunez, il famoso ammiraglio, con tanto di statua, ovviamente. Troviamo anche una caratteristica sidreria dove facciamo merenda con una squisita tortilla di patate e sidro alla spina con un curioso marchingegno da tavolo mai visto prima.

Ripartiamo a malincuore da questa atmosfera tranquilla e accogliente e dirigiamo lungo la Ria verso Combarro, villaggio di pescatori famoso per avere la maggiore concentrazione di Horreos, granai in pietra dall’aspetto quasi tombale, e per averli dislocati lungo il mare. Scopriremo poi che in Galizia gli Horreos sono ovunque accanto alle case, di varie dimensioni e formati, più o meno curati e sempre con i caratteristici appoggi che li tengono alti da terra, formati da colonnine con sopra un vero e proprio disco piatto di pietra che impedisce ai topi di salire! Caratteristico il fatto che le cucce per i cani, le pensiline delle fermate degli autobus e altre strutture comuni riprendono il formato degli horreos!

Si parcheggia fuori dal paese, minuscolo e sul mare, e poi a piedi si percorre la strada fra i granai con negozietti e locali di vario tipo per poi ritornare poi nella parallela più in altro fra case e piazzette con scorci caratteristici e numerosi cruzeiros bifronti, il Cristo da un lato e la Madonna dall’altro, di norma quest’ultima rivolta verso il mare per proteggere i pescatori. Carino ma forse un filo troppo turistico. Ad ogi modo il percorso è quasi obbligato e colpisce per originalità e suggestione della location. Merita decisamente.

Torniamo a Vigo e saliamo alla collina del Castro non prima di esserci fermati alla famosa ennesima statua alta 20 metri e rappresentante una serie di cavalli selvaggi, quelli galiziani appunto, che corrono su una sorta di torrente/fontana. Veramente bella. Purtroppo è in mezzo ad un incrocio complesso e si fa fatica ad avvicinarsi. Dobbiamo parcheggiare in una strada laterale per raggiungerla. Da lì poi si sale al Castro da dove, a piedi, raggiungiamo il belvedere in alto sui resti del castello. La vista su Vigo, la Ria e le isole Cies in lontananza è imperdibile.

Per la cena decidiamo di tornare nella Plaza de la Constitucion dove troviamo un ristorante molto carino e dove mangiamo zamburinas (cappe sante, anche queste più piccole di quelle che troviamo da noi e cotte con un sughetto particolare), navajas (cannolicchi) e ovviamente pulpo e pimientos (dobbiamo approfittare e fare il pieno), però stavolta innaffiamo tutto con la sangria, quella vera, non quella finta per turisti che ti propinano a Barcellona!

Domani si parte… peccato!

28 Settembre 2016, Km 195: Vigo – Santiago de Compostela passando per la costa

Colazione sempre alle 7,30 e via verso Santiago de Compostela. Non facciamo però l’autostrada diretta perché vogliamo approfittare della macchina per fare un giro sulla costa delle Rias. Prima fermata Sanxenxo, impronunciabile località per vacanza (la guida la deinisce un po’ la Cesenatico della Galizia) con bellissima spiaggia e suggestivo lungomare. Il tempo è fortunatamente splendido e la limpidezza dell’aria e il paesaggio sempre vario e ricco di scorci suggestivi infondono tranquillità e voglia di passeggiare… ma il “lavoro” del turista mordi e fuggi chiama! Continuiamo sempre lungo la bellissima e frastagliata costa e attraverso un istmo raggiungiamo San Vicente o Grove e la sua stupenda e deserta spiaggia. Paesaggio incantato. Facciamo il giro della penisola e dirigiamo, sempre fra scorci che meriterebbero più di una sosta, spediti a Catoira. La località è famosa per le rievocazioni vichinghe (Romeria Vikinga) e per i mulini a vento e le Torres del Oeste (Torri dell'Ovest). Le torri, del IX secolo, di cui rimangono pochi resti in posizione isolata (si raggiungono con una breve passeggiata), hanno avuto un importante significato difensivo per la loro funzione strategica in quanto poste in fondo alla Ria. Curiosa la presenza di numerosi castagni proprio sul mare. I mulini invece si trovano, non senza difficoltà, su una collina in posizione panoramica e isolata. Nel villaggio, visto che non è periodo di Romeria, aria molto dimessa e immobile. Troviamo una locanda… naturalmente vikinga, di nome e di fatto, dove il menu del giorno a prezzo fisso, solo 10 euro dolce di Santiago, vino e caffè compresi, è veramente una sorpresa per abbondanza e squisitezza. Alle pareti quadri-manifesto delle Romerie negli anni e simboli vikinghi di ogni genere. Troppo carino!

A malincuore ripartiamo da questo posto veramente autentico ed a zero tasso turistico e dirigiamo spediti verso Santiago de Compostela. Atmosfera ben diversa per traffico, animazione e numero spropositato di turisti/pellegrini. Atmosfera a nostro avviso poco suggestiva, problemi oggettivi di traffico e parcheggio che, ad ogni modo, dopo non poche difficoltà, troviamo vicinissimo all’albergo/ostello. Prezzo elevato, servizi scarsi, dimensioni minime della stanza. E’ evidente che l’alta frequentazione turistica induce prezzi alti e sfruttamento massimo dei posti letto. Comunque per una notte si può fare. Pernottiamo alla Pensione PR Mafer per 74 euro a notte la doppia con colazione. Fantastica la posizione a due passi dalla cattedrale. Praticamente un appartamentino da cui sono ricavate le minuscole stanze con un tentativo di stile moderno/originale.

Come sempre siamo in pieno centro e raggiungiamo in pochi minuti la cattedrale. Le strade sono piene di gente ma la cattedrale si visita senza problemi e non è neppure particolarmente affollata. Noi l’avevamo già visitata durante un altro viaggio durante il quale avevamo visitato tutto il Portogallo spingendoci appunto fino a Santiago. Il cambiamento da allora è sostanziale. La “moda” del cammino ha prodotto positività per il settore turistico locale ma negatività per il turista che cerca autenticità. I pellegrini di tutte le specie dopo un po’ danno la nausea. Si vira dai religiosi convinti ai giovani rasta e scoppiati, insomma forse quelli come noi, turisti solitari e un po’ “all’antica” possono sentirsi un tantino fuori posto e con un po’ di nostalgia di Catoira! Ad ogni modo il percorso che si fa dietro il busto di Santiago e alla sua tomba lo facciamo addirittura due volte senza attese. Abbiamo anche la fortuna di vedere il Botafumeiro autentico appeso in posizione anche se non funzionante. Lo faranno ondeggiare domani sera alle 19… ma noi non ci saremo più… in quanto un gruppo di pellegrini paga la performance.

Molto interessante il museo della cattedrale che visitiamo con calma e con pochissima gente. Bellissimo l’affaccio sulla piazza, gli arazzi e lo stendardo della battaglia di Lepanto. Poi facciamo un ampio giro della città, piena di angoli e piazze suggestive stracolme di locali animatissimi. Facciamo fatica a trovare dove cenare, dobbiamo tentare prenotazioni per orari molto tardi ma alla fine ce la facciamo e mangiamo stupendamente a base di tapas e baccalà. Notevole comunque la gentilezza e disponibilità del personale dei locali pur nella situazione di caos e superaffollamento.

Torniamo in albergo, dopo un’altra lunga passeggiata sempre fra animazione e locali pieni di gente, che non è dotato di reception h24, cosa non piacevolissima.

29 settembre 2016, Km 275: Santiago de Compostela – La Coruna passando per Cabo Finisterre

Alla mattina vorremmo partire presto ma la ragazza (in stile rasta pure lei) che gestisce l’albergo arriva tardi e trafelata con le cose della colazione dentro a delle sporte e la prepara in diretta. E’ la colazione migliore e più completa ma il locale dove si mangia è microscopico.

Comunque partiamo, sempre con tempo splendido (fortunatissimi!) e dirigiamo verso il capo Finisterre passando sempre dalla costa. La prima fermata è a Muros. Cittadina deliziosa con vecchi portici marinari fatti di grossi blocchi di granito (tutto luccicante!), piazzette, balconcini a vetrate, porticciolo e vista sulla baia della Ria omonima. Il paese è dominato da una chiesetta con volta a chiglia di barca e dentro colpisce un’acquasantiera su due colonnine che all’interno del bacile presenta un serpente arrotolato, che simboleggia il peccato, che sembra galleggiare nell’acqua. Stupendo. Fuori nella piazzetta cruzeiro bellissimo.

Ripartiamo dopo una merenda a base di empanada al baccalà e caffè nei tavolini di un panificio sotto al portico affacciato sulla baia. Atmosfera di incredibile pace.

Proseguiamo sempre costeggiando verso Carnota dove si trova l’horreo più grande della Galizia: è lungo 30 metri e ci lascia stupefatti. E’ in mezzo a un prato, vicino ad una chiesa, ovviamente non c’è nessuno ed è veramente interessante e curioso.

Riprendiamo e dirigiamo alla prossima fermata: le cascate di Ezaro. Saliamo con l’auto per una strada ripidissima al Mirador da cui si gode una stupenda vista….ma non sulla cascata. La cascata la visitiamo parcheggiando alla base e percorrendo la lunga e tortuosa passerella in legno che con una breve passeggiata porta proprio sotto alla cascata. Si tratta di un fiume che sbocca in mare in questo modo particolare con un alto salto. Qui troviamo turisti, più che altro spagnoli, e diversi negozietti di souvenir.

Ripartiamo e dirigiamo al capo Finisterre. I paesaggi sulla costa e sul capo sono bellissimi.

Arriviamo al parcheggio e con una breve passeggiata si arriva al famoso Km 0 del cammino di Santiago dove si deve fare la coda per una foto. Alla base del cippo scarponi e zaini. Il faro ed il capo sono onestamente un po’ deludenti e la calma piatta del mare non aiuta. Ci aspettavamo una cosa più suggestiva. Comunque percorriamo tutto l’itinerario permesso e torniamo sui nostri passi per fermarci nella cittadina di Fisterre per una birretta. Ripartiamo verso Muxia, sulla Costa della Morte. Direi che la deviazione vale la candela. E’ senz’altro, ovviamente per noi, il posto più suggestivo di questa giornata, deserto (ci siamo solo noi, pur essendo anch’esso un luogo del cammino con tanto di cippo) con la chiesa e il faro in posizione molto panoramica su enormi scogli e anche, finalmente, con onde oceaniche di notevole portata.

Sostiamo anche sulla simbolica Pedra da Abalar, di fronte alla chiesa, che dovrebbe ondeggiare per poterci trovare dondolando il proprio equilibrio e che, invece, è stata fermata con dei supporti per evitarne la consunzione.

Bella anche la grande scultura “La Herida” in posizione panoramica che ricorda il naufragio del Prestige del 2002.

Lasciamo a malincuore questo posto incredibile e puntiamo a La Coruna.

Prima di andare in albergo decidiamo di visitare la Torre di Hercules visto che il tempo è ancora bellissimo ma le previsioni indicano un cambio tempo nel tardo pomeriggio. Inoltre è fuori dalla città e così potremo poi parcheggiare e girare a piedi senza dove più muovere la macchina. Meritatamente il faro è patrimonio dell’Unesco ed è incredibile sia per la posizione in cui si trova che per la sua storia e la sua fattura. Si parcheggia giustamente a distanza e si percorre una comoda strada in salita fino alla base della torre dove si entra a piccoli gruppi. Si tratta di un faro costruito dai romani nel secondo secolo dopo Cristo e poi utilizzato come difesa e rimaneggiato in diverse epoche. All’interno, nel museo alla base della torre, prima di salire, si può vedere il bacile originale romano che conteneva la fiamma che veniva poi proiettata per i naviganti attraverso specchi. Il faro è anche fortemente legato alla tradizione celtica irlandese come indica la statua a Breogan che avrebbe da qui avvistato l’Irlanda (900 km a nord!). Il significato celtico è ricordato anche dalla grande rosa dei venti con i simboli delle nazioni celtiche e il loro nome in galiziano. Si sale attraverso i numerosi gradini e dall’alto la vista sul mare, sulla costa e su La Coruna è veramente incantevole. Ci è piaciuta moltissimo.

Torniamo verso la città e parcheggiamo la macchina in un incredibile parcheggio che mai ci saremmo aspettati. La Coruna è situata in parte su un istmo che ha da una lato una lunghissima spiaggia a mezzaluna e dall’altra il porto, in fondo all’istmo, protesa verso il mare, c’è la città vecchia, bellissima, e il promontorio con la Torre di Hercules. Ebbene, sotterraneamente lungo tutta la spiaggia a mezzaluna corre una strada con parcheggio a pettine sui due lati e diverse uscite pedonali nei vari punti della città. Direi geniale! Una delle uscite è letteralmente a due passi dal nostro Hotel Nido. Molto carino, personale gentilissimo, stanze grandi e posizione che anche in questo caso permette la visita della città a piedi. Prezzo per una notte nella doppia con colazione 49 euro. Direi il migliore per rapporto qualità prezzo. Direi anche che turisti, in particolare italiani, a La Coruna non se ne vedono molti, eppure è una città bellissima.

A piedi raggiungiamo prima la passeggiata lungo il porto che presenta il maggior numero di “galerias”, le tipiche costruzioni de La Coruna (che si trovano anche in tutta la Galizia pur non così “in grande” come qui) e che la fanno definire “Ciudad de cristal”. Si tratta di intere facciate a più piani e senza soluzioni di continuità fra palazzo e palazzo, a semicerchio sulla baia del porto, tutte ricoperte di vetrate bianche che chiudono i piccoli balconcini per proteggerli dal vento dell’oceano. L’effetto è surreale ed è veramente una cosa mai vista. Sotto i palazzi corrono i portici pieni di negozi, bar e ristoranti. Ne avevamo letto la descrizione nella guida, ma vederle dal vivo ci lascia senza parole. L’atmosfera in generale della città è veramente piacevole. Molto viva, per niente turistica, e senz’altro meriterebbe molto più tempo! Arriviamo così alla città vecchia e visitiamo la chiesa di Santiago, romanica, con una statua del Santiago Matamoros notevole e dei portali bellissimi.

Percorriamo l’ampia zona pedonale ricca di locali animatissimi e arriviamo nella piazza principale, la piazza Maria Pita, eroina della città che la difese nel 1589 dagli inglesi. Circondata di bellissimi palazzi con le classiche vetrate, il Municipio e al centro la statua dell’eroina. Intorno ristoranti e pulperie in una delle quali mangiamo per l’ultima volta pulpo, navajas e pimientos. In questa pulperia il polipo viene preparato a vista e a fianco delle pile di piatti di legno sono esposti numerosi polipi con i tentacoli pendenti in bell’ordine su appositi sostegni. L’effetto è bellissimo! Apriamo un dibattito con il cuoco in quanto nel pimiento rosso avvertiamo un sentore di affumicato. Ci spiega che i peperoncini prima di essere polverizzati vengono asciugati in stufa e quindi prendono questo odore di fumo. Constatiamo poi arrivati a casa, al primo tentativo di riprodurre il pulpo a la galliega, che il peperoncino che avevamo acquistato a Catoira ha esattamente lo stesso aroma vagamente affumicato.

Chiudiamo la serata, dopo un’ultima piacevole passeggiata, in una taverna con una grappa locale come bicchiere della staffa.

30 settembre 2016 Km 312: La Coruna – Vigo passando per Lugo

Colazione più che decorosa, personale dell’albergo gentilissimo, recupero dell’auto nello stupefacente parcheggio e partiamo uscendo senza difficoltà dalla città e dirigendoci decisi verso Lugo dove arriviamo in breve tempo. L’impatto alla prima vista delle mura, patrimonio dell’Unesco, è mozzafiato.

Facciamo prima un giro all’esterno delle mura con la macchina, poi entriamo da una delle porte e parcheggiamo. Anche qui centralissimo parcheggio sotterraneo. Saliamo subito sulle altissime e perfette mura e le percorriamo per gran parte fino alla cattedrale. Costruite dai romani fra il III e IV secolo dopo Cristo sono le uniche al mondo conservate perfettamente integre e complete e circondano tutta la città e sono tutte percorribili con una ampio camminamento sulla loro sommità. Sono lunghe circa 2 chilometri e mezzo e presentano 71 torri. Colpisce che siano abitualmente utilizzate proprio come una normalissima strada dai cittadini e da chi fa jogging.

Visitiamo la bellissima cattedrale e il centro cittadino con le numerose piazze coi bassi portici e il solito luccichio del granito cui ormai siamo abituati e che ci mancherà. Cerchiamo un posto dove mangiare… attirati da un menu locale dove assaggiamo il “caldo galliego” che ci mancava! Si tratta di una zuppa di cime di rapa e patate squisita. Anche qui menu completo a prezzo fisso, delizioso, gentilissimi e prezzo modico.

Ci facciamo poi in un bar anche una churro con cioccolata (più per dire di averlo assaggiato che altro perché non particolarmente di nostro gusto).

Purtroppo non abbiamo avuto modo di assaggiare la Tetilla (il famoso formaggio a forma di seno) e i Percebes (crostacei rari e troppo costosi).

Ripartiamo e via Ourense, che ci dispiace non poter visitare perché vogliamo arrivare in aeroporto per tempo anche se un po’ più di un’ora l’avremmo avuta a disposizione tranquillamente, e arriviamo in aeroporto appunto con largo anticipo per la solita ansia dell’imprevisto. Riconsegniamo la macchina e ci mettiamo in attesa.

L’aeroporto di Vigo è veramente un nulla. Non c’è neppure il free shop. Un unico negozietto prima di entrare nella zona imbarchi e all’interno un unico bar carissimo. Praticamente un lungo corridoio di vetro affacciato sulla pista che sospettiamo corta. Sia all’atterraggio infatti la frenata è stata urgentissima che al decollo le manovre sono state un po’ frettolose!

Peccato, è finita, ma l’impressione che riportiamo di questa regione è bellissima. Uno di quei posti dove di certo avremo voglia di tornare! Non dubito che la fortuna del tempo magnifico ci abbia favorevolmente impressionati. Magari gli stessi luoghi sotto la pioggia o con la nebbia sarebbero stati più deludenti, ma la gente accogliente, allegra, disponibile avrebbe comunque dato positivo riscontro.

di RosaLuca - pubblicato il