Mallorca y Menorca mas

MALLORCA y MENORCA mas - prima parte 18 luglio - 2 agosto 2004 un viaggio di Mauro e Alessandra Stavolta partiamo prenotati. Contrariamente al solito, stavolta abbiamo prenotato quasi tutto prima di partire. Abbiamo fatto tutto via Internet, con una/due ...

 

MALLORCA y MENORCA mas - prima parte 18 luglio - 2 agosto 2004 un viaggio di Mauro e Alessandra Stavolta partiamo prenotati.

Contrariamente al solito, stavolta abbiamo prenotato quasi tutto prima di partire. Abbiamo fatto tutto via Internet, con una/due settimane di anticipo rispetto alla partenza: il volo Volareweb (in due circa 295 euro andata e ritorno), tre notti all’Hostal Apuntadores di Palma (35 euro a notte), tre giorni di noleggio auto a Palma (www.Amigoautos.Com, per circa 80 euro complessivi), otto notti a Menorca all’Hotel Alfonso III (circa 48 euro a notte), sette giorni di noleggio auto a Menorca (sempre amigoautos, per circa 133 euro complessivi).

Rimangono scoperte solo un paio di notti a Mallorca per le quali cercheremo sul posto.

18 luglio ITALIA: Sesto S.G. – Milano Centrale – Aeroporto Malpensa Ci accompagnano alla stazione centrale di Milano Paolo e Tiziana; con la nostra macchina, che Paolo custodirà nel periodo della nostra assenza a scanso di multe per pulizia strade. Dalla stazione prendiamo lo Shuttle per Malpensa (4,5 euro) avvertendo l’autista che andiamo al terminal 2.

La partenza dell’aereo, prevista per le 22.50, è ritardata. L’arrivo era previsto per le 00.20, e adesso arriveremo più tardi. Speriamo che all’Apuntadores ci aspettino con fiducia (non abbiamo pagato un centesimo di anticipo).

Compriamo la Settimana Enigmistica, leggiamo. Abbiamo “Che ve ne sembra dell’America?” di Saroyan, un paio di romanzi della giallista spagnola Alicia Giménez-Bartlett (che tocco di classe!) e in più “Marianna Ucria” della Maraini. In vacanza la propensione alla lettura tra me e Alessandra si inverte e lei diventa una divoratrice di libri, mentre io divento un lettore pigro e svogliato.

19 luglio ITALIA/MALLORCA: Aeroporto Malpensa – Aeroporto di Palma de Mallorca – Palma Il volo no frill (e non ho nemmeno il posto al finestrino) ci porta in circa un’ora e mezza da Malpensa all’aeroporto di Palma: una struttura gigantesca, dagli spazi enormi e ariosi, lungo la quale cominciamo a muoverci in lunghi rettilinei facilitati da tapis roulant alla fine dei quali recuperiamo senza problemi i nostri due trolley medio-piccoli trascinando i quali usciamo finalmente all’aria aperta. Chiediamo al primo signore che vediamo, un addetto alle pulizie, dove si prende il bus per il centro. Lui ci indica con prontezza e precisione una pensilina nelle vicinanze. E’ bello essere in un paese straniero dove ti capiscono quando chiedi e capisci quando ti rispondono.

Vista l’ora la frequenza dei bus non è alta e ci disponiamo ad aspettare un po’. Cerchiamo di capire con le cattive cartine a nostra disposizione qual è il percorso dell’autobus e dove ci conviene scendere ma capendoci poco o nulla. Parlo a voce alta e mimo incertezza, a beneficio di una ragazza che aspetta l’autobus e dalla quale mi aspetto qualche aiuto spontaneo, che però tarda a venire.

Alla fine arriva l’autobus, saliamo, facciamo il biglietto (1,8), e chiediamo al conducente, che ci consiglia di scendere un paio di fermate dopo placa d’Espanya. La ragazza a questo punto cede e ci dice che anche scende alla stessa fermata e che ci avviserà lei quando siamo arrivati. La cosa ci tranquillizza. Il bus arriva in pochi minuti a Palma, ne attraversa la periferia sud, oltrepassa la grande placa d’Espanya e dopo un po’ la ragazza ci fa segno che è ora di scendere. Ne approfittiamo e le chiediamo se sa dov’è calle Apuntadores ma lei non sa. Dovrebbe essere vicino alla cattedrale, le suggeriamo, ottenendo almeno l’indicazione di una direzione approssimativa. Lei si allontana nella notte dalla sua parte e noi dalla nostra. Siamo in riva ad una specie di canale, che ci lasciamo alle spalle per imboccare l’avenida Jaime III. Non è che a Palma in avenida Jaime III (una via commerciale, sulla quale si affacciano grandi magazzini come El Corte Ingles e numerosi negozi, tutti ovviamente chiusi) ci sia molta gente in giro alle due di notte o quelle che sono. Chiediamo a tutti quelli che incontriamo, sistematicamente. Apuntadores non la conosce nessuno e collezioniamo una serie di “lo siento”. Potremmo arrenderci e chiamare un taxi, ma mi secca perché penso che la nostra meta sia vicinissima. Alla fine troviamo un paio di giovani figliole che sembrano più determinate delle altre. Una delle due, di colore, tira fuori una cartina di Palma, scritta purtroppo a caratteri di colore chiaro e microscopici; si consultano, ci indicano viuzze non molto incoraggianti e alla fine decidono di mandarci dritti per Jaime III fino alla piazza con la fontana; di qui giriamo a destra e troviamo Apuntadores. Ringraziamo, proseguiamo con i nostri trolley che rumoreggiano sul pavimento a piastrelline sotto i portici degli edifici moderni, svoltiamo sul Passeig de Born e di nuovo non sappiamo cosa fare. Le traverse non si chiamano Apuntadores; chiediamo di nuovo indicazioni. Io mi sto impegolando in un inglese reso ancora più mediocre del normale dall’ora tarda con due ragazze che non parlano spagnolo, ma Alessandra trova l’imbeccata giusta. Dopo qualche decina di metri troviamo la calle Apuntadores, poco più che un vicolo, vicinissimo alla cattedrale. L’hostal è in una vecchia casa tra vecchie case, nella reception c’è un vecchio signore e una televisione accesa. La nostra stanza c’è (la prenotazione è segnata a nome “Mauro”); diamo i documenti, obiettiamo alla richiesta di pagare le tre notti in anticipo (la carta di credito non la prendono), ne paghiamo una, scopriamo inaspettatamente e felicemente che il vecchio edificio è dotato di ascensore e saliamo al quarto piano. Nel frattempo a me è venuto un vago timore; avevo letto su un racconto di viaggio sul sito di “Turisti per caso” di un hostal, gestito da un olandese, con i letti privi di lenzuola (“perché si usa così”); non saremo capitati nello stesso posto? No. La camera è a posto, una discreta camera d’albergo, senza bagno, con un piccolo balconcino affacciato su Apuntadores dal quale si scorgono al di sopra del tetto di fronte la sommità illuminata della facciata della cattedrale

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