Cammino di Santiago in bici

Ovvero come andare in Spagna in agosto e patire del freddo. Questa comunque è stata l’unica sorpresa un po’ negativa di un viaggio che mi ha invece riservato tante belle sensazioni, un ricordo molto piacevole ed alcuni nuovi amici. Dopo ...

  • di bisi
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: da solo
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Ovvero come andare in Spagna in agosto e patire del freddo. Questa comunque è stata l’unica sorpresa un po’ negativa di un viaggio che mi ha invece riservato tante belle sensazioni, un ricordo molto piacevole ed alcuni nuovi amici. Dopo averlo fatto tutto in bicicletta devo comunque ammettere che è notevolmente accresciuta in me la voglia di farlo a piedi. In bici è molto bello ma il cammino andrebbe fatto assolutamente a piedi e mi sono persuaso che in questo modo, sotto parecchi aspetti, sia ancora più bello. Sono partito dall’Italia l’08/08/08 da solo, caricando la bici in macchina e sono arrivato fino a Saint Jean pied de Port. Purtroppo per raggiungere l’inizio del cammino con la bici, l’automobile è la scelta più veloce. Per andare in treno con il trasporto della bici al seguito il viaggio è lunghissimo, un po’ più veloce se si smonta completamente la bici e la si mette nelle apposite sacche in modo da poter arrivare servendosi dei treni veloci francesi. Una volta giunto a destinazione ho parcheggiato l’auto in un campeggio (alla tariffa di 1,55 euro al giorno) e sono partito. Devo ammettere che fin dall’inizio sono stato fortunato poiché al punto informazioni sul cammino di Saint Jean pied de Port ho conosciuto tre ragazzi italiani con cui sono partito per la prima tappa, la scalata dei Pirenei fino a Roncisvalle e con due di questi ho poi fatto l’intero percorso fino a Santiago. Grazie all’entusiasmo della partenza e complice il bel pomeriggio che il meteo ci aveva riservato, decidiamo di fare la via alta che in una ventina di km ti porta dai 186 mt s.L.M. Di Saint Jean ai 1300 che si raggiungono poco prima di Roncisvalle (che poi si trova a 1050 mt s.L.M.). La salita per arrivarci è notevole ed in alcuni tratti è impossibile restare in sella ma i posti ed i panorami sono meravigliosi. Giunti a Roncisvalle, essendo in bici non ci è stato possibile dormire nel bell’albergo del pellegrino sito in quella che potrebbe sembrare una vecchia chiesa sconsacrata o un’abbazia, ma ci hanno fatto alloggiare in quello che abbiamo poi ribattezzato “campo profughi”, cioè una serie di tende militari piantare in un prato. Sulle prime la sistemazione non pareva brutta se non che durante la notte la temperatura è abbondantemente scesa sotto i 10 gradi. Per tornare al clima, devo dire che da quello che avevo letto nelle guide credevo fosse un gran caldo mentre invece, essendo sempre su quote dai 600 ai 1300 mt s.L.M. La temperatura era calda solo nel pomeriggio mentre la mattina si stava con le maniche lunghe. Salvo Roncisvalle comunque le temperature sono sempre state sopra i 10/12 gradi al mattino per superare anche abbondantemente i 20 nel pomeriggio. Per chi gira a piedi è perfetto, ma in bici la mattina bisogna coprirsi specialmente se si devono affrontare delle discese. Almeno in agosto ma nella maggior parte dei casi credo anche negli altri mesi, capita spesso che gli alberghi dei pellegrini non accolgano i ciclisti, ad Estella, per esempio, i ciclisti dovevano proseguire per un paio di km fino ad Ayegui per trovare una palestra adibita a dormitorio nella quale trascorrere la notte. Anche se non era molto da pellegrino, complici i prezzi economici e la sacrosanta precedenza che gli alberghi del pellegrino danno ai camminatori, più della metà delle notti l’abbiamo trascorsa in alberghi, conventi o abitazioni private dove si poteva avere la camera con bagno. Dormire nei cameroni degli alberghi del pellegrino se da un lato è piacevole perché è molto socializzante, dall’altro è meno bello dal momento che fra chi russa e chi si sveglia alle 4 del mattino per partire non è possibile farsi una bella dormita. Limitativi risultavano anche gli orari considerato che la sera bisogna essere dentro per le 22/22,15 ed essendo in bici non ha senso svegliarsi all’alba per partire con il freddo ed il buio. Per dare un’idea dei prezzi, negli alberghi del pellegrino si paga dai 5 ai 7 euro a notte dormendo tutti insieme nelle grandi camerate, nelle abitazioni private (ci siamo stati una sola volta a Triacastella) 10 euro a testa per stanze da 2 o 3 letti ma senza bagno in camera, nei conventi sui 20 euro per camere singole o doppie con bagno in camera e dai 20/25 in su per persona negli alberghi per doppie o triple con bagno in camera. Per mangiare, il menù del pellegrino costava dagli 8 ai 10 euro (un primo, un secondo ed un dessert) mentre i costi nei ristoranti erano un po’ più alti. Una volta valicati i Pirenei, il cammino prosegue con alcuni sali scendi ed incontra le città di Pamplona, Logrono, Burgos e Leon per poi regalare altre due ascese oltre i mille metri e giungere infine a Santiago. I panorami che si susseguono sono molto belli e pure belli sono i numerosi paesini che si incontrano lungo il cammino. Di notevole interesse il duomo di Burgos (più bello anche di quello di Santiago) e bella è anche Leon, un po’ meno lo sono Pamplona e specialmente Logrono. Una delle cose che maggiormente si apprezza sono i molteplici paesaggi che si incontrano, molto belli sono i tratti in montagna (Pirenei e O’Cebreiro su tutti) che non hanno nulla da invidiare alle nostre dolomiti. Belli sono anche tutti gli altri pezzi a quote più basse dove boschi, colline, campi e fiumi si susseguono accompagnando sempre il viaggiatore. Solo nel tratto fra Burgos e Leon, circa 200 km, il cammino è tutto su un’ampia strada sterrata fra i campi di grano senza particolari salite e discese (ricordo solo una salita ripida ma piuttosto breve). In bici lo abbiamo percorso in meno di due giorni e nonostante la monotonia del paesaggio lo abbiamo trovato tutti comunque piacevole ma a piedi di giorni ce ne vogliono almeno 7 e l’impressione è che, nonostante la possibilità di fermarsi nei vari paesi presenti sul cammino, questo pezzo possa risultare un po’ pesante. Noi cercavamo di seguire il più possibile il cammino (che è quasi totalmente sterrato) a scapito delle strade asfaltate sicuramente più veloci ma nettamente meno belle. Purtroppo, quando i sentieri si restringevano, la diversa velocità fra ciclisti e pedoni costringeva a volte questi ultimi a farsi da parte o addirittura fermarsi per farsi superare, ma nonostante questo il rapporto che si crea fra tutti coloro che percorrono il cammino è una delle cose più belle che ho trovato. Incrociando un altro pellegrino lo si saluta praticamente sempre e spesso quando ci si ferma, si scambiano quattro chiacchiere (questo vale specialmente per quelli a piedi che quando sono in movimento hanno maggiori possibilità di conversare). Frequentemente capita, sia a piedi che in bici, di avere compagni di viaggio per qualche ora o per alcune giornate o altri con cui ci si ritrova ogni tanto lungo il cammino e con cui ci si ferma volentieri a parlare o magari a condivide un pasto. Tanti sono quelli che, come me, sono partiti da casa soli ma pochi sono quelli che soli camminano o pedalano. Il numero dei persone che percorrono il cammino sta aumentando notevolmente tanto che l’anno scorso ha superato quota 100.000 (tante sono le “Compostele” distribuite a Santiago a chi fa almeno 100 km a piedi o 200 in bici). Questo aumento di persone che si cimentano sul cammino fa risultare quanto meno anacronistica la definizione di pellegrino dato che ormai è minima la percentuale di persone che intraprende il cammino per motivi meramente religiosi. Quasi tutti gli altri (me compreso) danno un significato o un valore proprio a questo pellegrinaggio. Per questo motivo si incontrano persone spesso molto diverse fra loro. Ci sono infatti persone di tutte le fasce di età e spesso alcuni che ritornano per rifare il cammino od altri che, non potendo disporre di un mese di tempo, lo fanno a rate. Prima di partire ho letto su vari siti internet i racconti di persone che avevano fatto il cammino e a volte mi sembrava eccessiva l’enfasi con cui descrivevano i posti, le persone o le situazioni, una volta terminata la mia esperienza devo ammettere che molte cose sono realmente così e se dovessi dare un consiglio ad uno che intende partire gli direi di programmare il meno possibile. Numerosi sono poi gli spagnoli che partendo da Leon, Astorga o Ponferrada fanno una “scampagnata” di alcuni giorni per arrivare a Santiago e prendere la Compostela. Questo provoca un maggior traffico negli ultimi km rispetto ai primi. La classifica dei diplomi distribuiti l’anno scorso vedeva infatti al primo posto gli spagnoli, seguiti nell’ordine da francesi, tedeschi, italiani, canadesi ed olandesi. Al momento l’impressione è che specialmente nei mesi estivi le strutture presenti sul cammino siano insufficienti dal momento che spesso capita negli ultimi 100/200 km di fare fatica a trovare una sistemazione per la notte ed i collegamenti fra la fine e l’inizio del cammino siano molto scarsi, specialmente per chi è in bicicletta. Una volta giunto a Santiago era mia intenzione proseguire fino a Finisterre ma dovendo tornare indietro a riprendere l’auto sono andato ad informarmi per prenotare un posto in corriera fino a Pamplona (il ritorno in treno è improponibile). Le corriere (2 al giorno, una diurna ed una notturna) caricano solamente 4 biciclette per cui il primo posto libero era dopo 4 giorni. A questo punto ho preferito, assieme ad altri due ragazzi conosciuti nella seconda metà del cammino, noleggiare un’auto e tornare con questa a Pamplona rinunciando alla vista dell’oceano. Gli altri ragazzi con cui ho condiviso il cammino, non avendo la macchina da recuperare, hanno adottato una bella soluzione alternativa: hanno preso una corriera per Barcellona (16 ore) e da li un traghetto per Genova. Sarebbe quindi relativamente facile e probabilmente remunerativo aumentare i servizi per far si che sempre più gente percorra il cammino ma questo porterebbe a trasformarlo completamente da quello che è stato per secoli e secoli. Il fatto di non accogliere i ciclisti negli alberghi dei pellegrini più belli e di non facilitare il loro ritorno all’inizio del cammino può infatti anche essere letta come una forma di protezione per evitare di trasformare il cammino in una specie di parco divertimenti e trovo la cosa abbastanza giusta specialmente verso quelli che lo intraprendono con spirito eccessivamente agonistico facendo le corse da un paese all’altro mentre si fanno trasportare il bagaglio da un furgone, risultando poi essere le uniche persone veramente fuori posto.

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