Fuerteventura è

La sabbia che attraversa la strada. Le orme dei tuoi passi sulle dune sempre vergini di Corralejo. Le capre indifferenti arrampicate sui versanti scoscesi dei suoi monti. La vela di un windsurf nel mezzo dell’oceano. Il colore della sua montagna ...

  • di elbuitre
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: fino a 6
    Spesa: Fino a 500 euro
 

La sabbia che attraversa la strada.

Le orme dei tuoi passi sulle dune sempre vergini di Corralejo.

Le capre indifferenti arrampicate sui versanti scoscesi dei suoi monti.

La vela di un windsurf nel mezzo dell’oceano.

Il colore della sua montagna che fa compagnia al blu del mare.

Le pietre che indicano la strada per il paradiso.

La libertà di correre nudi sulla spiaggia.

Il sole che colora ogni sua playa sempre con una tonalità diversa.

Il freddo dell’acqua dell’oceano e il calore della potenza delle sue onde.

Le nuvole che non riescono a fermarsi sul suo cielo.

Un Don Qujiote immaginario che combatte con i suoi mulini a vento.

Le sue strade sterrate che finiscono su una scogliera.

Le sue montagne nei dintorni di Betancuria che appaiono come dinosauri dormienti.

Un aquilone nel suo cielo.

Il rum al miele che riscalda la sua noche.

Un ragazzo sulla spiaggia che guarda l’oceano e aspetta l’onda.

Una ragazza nell’Atlantico che l’onda l’ha trovata.

Il vento che abbraccia forte il sole.

I suoi rifugi di pietra sulla spiaggia.

I suoi villaggi disabitati.

Il set di un film di Sergio Leone.

Il suo paesaggio così uguale e sempre diverso.

La tranquilla solitudine dei mahoreros.

Una macchina con 4 ragazzi che la vedono con gli occhi di novelli esploratori.

Il formaggio delle sue capre.

La marea che accarezza le sue coste come un’amante appassionata.

Urlare a squarciagola verso l’oceano sulla scogliera della playa negra di La Pared.

La sua terra arsa dal sole e dalla storia.

Una roccaforte contro il turismo di massa.

Un’isola senza età.

Una caña bevuta alla saluta di chi non l’ha vista.

Un cigarillo fumato al porto mentre le navi partono.

Le sue spiagge ognuna diverse dall’altra.

La corrente oceanica che ti culla nell’acqua.

Una lingua di strada tra deserto e oceano.

Le papas arrugatas mangiate nei suoi ristoranti.

L’aliseo che la accarezza violentemente.

Le mille sfumature di blu dell’oceano atlantico.

La sabbia fine che scorre tra le mani come in una clessidra del tempo.

Gli spuntoni delle sue rocce laviche che ne raccontano la storia.

Le auto con in surf sul tetto lungo le sue arterie.

Le sue colline che non dominano il mare, ma ne sono degne compagne.

Bocadillo y cerveza in un bar sulla spiaggia nera di Tarajalejo.

La completa solitudine de la Isla de Lobos.

Un bacio nel vento.

Libertà! Emiliano Fabbri

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