UN (quasi) ARCHITETTO A BARCELLONA

Barcellona è una città cresciuta per interazione continua di parti differenti, è una città formata da tante Barcellone aggregate: la città storica, chiusa e stratificata sulle regole della CIUTAT VELLA; l'espansione del Plan Cerdà, il superamento dei confini medievali, dove ...

  • di scorpio
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Fino a 500 euro
 

Barcellona è una città cresciuta per interazione continua di parti differenti, è una città formata da tante Barcellone aggregate: la città storica, chiusa e stratificata sulle regole della CIUTAT VELLA; l'espansione del Plan Cerdà, il superamento dei confini medievali, dove memoria e misura si intrecciano nell'EIXAMPLE; la CIUTAT OLIMPICA, aperta agli esperimenti, con le sue centoquaranta nuove piazze ricavate e i suoi 50 nuovi parchi ritagliati; la città POST-OLIMPICA che è quella contemporanea, diffusa e omologata, dei quartieri fieristici in divenire. E poi c'è il MARE, il fronte della città che si affaccia sul mediterraneo, che è vissuto intensamente dalle persone in ogni stagione, con i suoi porti, le attività, gli spazi attrezzati.

UN PENSIERO SUL MODERNISMO E UNA DOMANDA Quello che ho capito è che tra la fine dell'ottocento e l'inizio del novecento anche Barcellona ha avuto la sua rinascita culturale vitale e ribelle, declinata essenzialmente in due modi diversi: una avanguardistica e una romantica.

Primo modo: l'avanguardia. Coniugare esperienza artigiana e qualità con economicità e precisione industriale. Una trovata geniale, che sta alla base dei moderni processi costruttivi! razionalizzare la costruzione edilizia, semplificare gli impianti tipologici, utilizzare regole modulari riproducibili industrialmente. L'architetto in questione era anche l'archetipo dell'intellettuale inserito nella società, l'uomo di spicco. Vi ricorda niente? Secondo modo: il romantico. Si dedica a case borghesi, ripensa ai concetti ideali di città-giardino e tempio. Produce un'architettura che è unica ed irripetibile, dai costi elevati, non riproducibile altrove nei suoi singoli elementi. Concetti attualmente un po' superati, inattuabili.

Eppure... Il primo architetto, Domenec y Montaner, viene frettolosamente citato nelle guide, si da una veloce occhiata al suo Palau della Musica Catalana e non si riflette sul lavoro intellettuale, così moderno, che sta alla base delle sue opere. Invece il secondo architetto, un estremista cattolico, probabilmente un po' matto, lupo solitario, una persona che se fosse viva apparirebbe detestabile e bigotta, vince su tutto. Antoni Gaudì. Si narra che il giorno della sua laurea in architettura , il relatore pronunciò tali parole "Non so se stiamo dando la laurea ad un genio oppure ad un pazzo". Uno che progettava le case senza una linea retta, e che quando la committente, lamentandosi, gli disse "Non so dove mettere il mio pianoforte" lui rispose "Inizi a suonare il flauto".

Vi sembra giusto? Eppure... È così. Gli assurdi terrazzi di casa Battlò, i comignoli e i mosaici del Parc Guell dove da un momento all'altro ti aspetti di veder sbucare il cappellaio matto e il bianconiglio, la complicata facciata di casa Milà e il suo tetto incredibile, ti restano impressi nella mente. Indelebili. Ti chiedi come si possa vivere in una casa con le pareti tonde, ma poi se ci entri dentro ti innamori della luce, dei balconi, dei corridoi che sinuosi ti accompagnano nelle stanze. Impugni le maniglie e ti rendi conto che sono realizzate sul calco di una mano, altro che ergonomia. Genio o matto? Entrambi, forse.

LA DIFFERENZA FRA UNA STRADA E UNA AVENIDA A Firenze le strade sono un collegamento, un mezzo per arrivare da un punto A ad un punto B. Tutto il resto è un fastidioso ostacolo allo scorrimento del traffico o del parcheggio. Si esce da un delizioso negozietto in centro e si rischia di essere travolti dal furgone delle consegne i cui specchietti laterali pettinano i muri. A Barcellona la strada, l'avenida, la rambla, il passeig sono uno spazio pubblico. Si interrano le circonvallazioni, e sula rete stradale si individuano dei percorsi, degli itinerari strategici, si interviene con marciapiedi, pavimentazioni differenziate, illuminazione, arredo e verde. Si esalta la dimensione pubblica delle strade che sono uno spazio generatore della città, vivibile e rappresentativo. Convivono le auto, gli autobus, le biciclette, i pedoni e tutte le reti di traffico in modo equilibrato. E il motivo non è che a Barcellona c'è più spazio che a Firenze per fare queste cose. C'è un intento diverso.Ci sono soluzioni. (Ho tirato in ballo Firenze perchè è la mia città, ma sono sicura che ognuno può leggerci il nome della propria)

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