Cammino di Santiago fino a Burgos

IL CAMMINO DI SANTIAGO, breve manuale di sopravvivenza Il Cammino di Santiago de Compostela, antico pellegrinaggio alla tomba di San Giacomo apostolo, ha ormai perso quella connotazione esclusivamente mistico-religiosa di un tempo. Per una volta, al contrario di quanto avviene ...

  • di tarqus
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in gruppo
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

IL CAMMINO DI SANTIAGO, breve manuale di sopravvivenza Il Cammino di Santiago de Compostela, antico pellegrinaggio alla tomba di San Giacomo apostolo, ha ormai perso quella connotazione esclusivamente mistico-religiosa di un tempo. Per una volta, al contrario di quanto avviene solitamente, è stato il mondo laico, mosso dalle più disparate motivazioni, ad “impossessarsi” (forse altrettanto impropriamente) di un terreno in origine religioso. Il risultato è che su dieci persone che intraprendono il “cammino” non più di tre lo fanno per esclusive ragioni di fede. La prima cosa da sapere è che non va preso alla leggera. Lo si può affrontare in modi diversi (frazionandolo in più occasioni, non rispettando le tappe suggerite dai manuali, etc.) ma gli aspetti fisici, logistici ed organizzativi del cammino ne impediscono un approccio improvvisato e superficiale. Sono imprescindibili: - un minimo allenamento fisico precedente; - uno studio oculato dell’equipaggiamento; - la prevenzione di piccoli e grandi imprevisti; - un’adeguata informazione sugli “alberghi del pellegrino” disseminati lungo il percorso ed anche sulle soluzioni alternative di alloggio presenti nel territorio. Quel che è senz’altro straordinario è l’incontro con una molteplicità di situazioni personali e di più svariate tipologie umane: il ragazzo neolaureato che si prende una pausa per decidere cosa fare da grande, il neopensionato che può finalmente fare una cosa da sempre agognata, l’imprenditore che ha fallito e deve ricominciare, la casalinga stanca di marito e figli che vuole staccare per un po’.

E’ un bel modo di affacciarsi sul mondo. Capita anche frequentemente di lasciare e rincontrare le stesse persone durante il cammino, in modo da rendere quello dei saluti e dei rincontri una costante di tutto l’itinerario. Ed infatti tornando a casa ci si chiede inevitabilmente che fine abbiano fatto tutti quei personaggi persi per strada. Anche ritrovarsi a cena con persone con le quali si è simpatizzato nel cammino, che domani lascerai e con le quali scambi le confidenze più intime, ha il suo fascino. Altro aspetto simpatico è che alberghi del pellegrino ed il sentiero stesso sono disseminati di oggetti e lasciti vari abbandonati (per motivi di ingombro, peso o altro) a beneficio dei posteri: libri in ogni lingua, felpe, cerotti, aghi e filo, calzini, perfino scarponi appesi alle croci dei passi di montagna (il mio compagno di viaggio ha fatto la sua parte lasciando un carrellino da “traino” per lo zaino, rivelatosi troppo rumoroso e scomodo nei tratti non asfaltati) Certamente fare il cammino in tutta calma senza contare i giorni è un grande privilegio. Il massimo, quindi, è poterlo fare da pensionati avendo conservato la salute e lo spirito giusti. Infine, è ufficiale: anche tra i pellegrini c’è qualche “furbetto del ...Cammino”. A Roncisvalle siamo stati derubati di due t-shirt traspiranti appena lavate, stese ed asciugate. Pazienza. Gli “alberghi del pellegrino”. C’è da dire subito che le strutture alloggiative tradizionali per i pellegrini sono palesemente inadeguate al flusso di presenze che aumenta anno dopo anno. Il costo dell’alloggio è irrisorio (dai 3 ai 6 euro) ma sarebbe tanto meglio spenderne 10 avendo la garanzia di servizi in linea col XXI secolo. Il numero dei posti letto (sempre a castello, anche senza scaletta) è spesso insufficiente e ci si può ritrovare anche in 100 in uno stanzone con sole 4 docce. Il numero delle postazioni di lavaggio-panni (indispensabile quasi ogni sera) lascia spesso a desiderare e, naturalmente, di comodità come “abat-jour” o anche solo il comodino, neanche a parlarne..

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