Euskadi, paesi baschi e dintorni

16 – 23 marzo 2006 Apriamo questo nuovo anno di viaggi con un’altra meta del cuore, ovvero itinerari che mettiamo da parte in qualche cassetto della memoria con il vivo desiderio di poterli prima o poi realizzare. Il forte movente ...

  • di Nube
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

16 – 23 marzo 2006 Apriamo questo nuovo anno di viaggi con un’altra meta del cuore, ovvero itinerari che mettiamo da parte in qualche cassetto della memoria con il vivo desiderio di poterli prima o poi realizzare. Il forte movente che ci attirava da quelle parti era il Museo Guggenheim e la Bilbao rinnovata, investita nell’ultimo decennio da un’ondata di recupero architettonico che l’ha fatta diventare una meta turistica di forte attrattiva.

16.03 Bergamo – Zaragoza Il volo Ryanair parte regolamente da Orio al Serio ed alle 18.40, anche in anticipo, siamo già a Zaragoza. Ci sorprende, poco prima dell’atterraggio, lo strano paesaggio che spazia sotto di noi: è la terra d’ Aragona, straordinariamente brulla e arida che si stende con sorprendenti disegni di arabeschi ondulati che ricordano tessuti etnici africani o capricci di un fantomatico extraterrestre. Recuperiamo l’auto Hertz e con una certa facilità ci troviamo già a Zaragoza all’Hotel Husa, un tre stelle più che dignitoso in una laterale della Gran Via. Facciamo il solito giretto esplorativo e poi passiamo la serata andando per tapas bar e concludendo in un bel localino arredato in gusto arabo dove ci portano un enorme piatto di tapas miste per 11 euro.

17.03 Facciamo una colazione veloce in un bar poco distante dall’albergo con brioches di formato gigante, che qui vengono sempre servite in piattino con tanto di coltello e forchetta e ci trasferiamo velocemente all’hotel Melià Zaragoza, un 5 stelle con tutti i confort del caso, dove avevamo trovato un’offerta week-end per soli 50 euro la doppia. E ne valeva veramente la pena sopportare il piccolo disagio del trasloco, sia per la posizione più centrale che per assaporare la qualità di un hotel così “stellato”. Per la prima volta abbiamo trovato in un albergo la possibilità di ordinare il cuscino dei propri desideri: per i cervicali, più rigido, più morbido, di lattice, di piuma ecc. Un vero e proprio menu del cuscino per far sentire l’ospite come a casa sua. Questi sono proprio dettagli che fanno la differenza tra una categoria ed un’altra. Iniziamo quindi la visita della città dopo aver brevemente sostato al vicino ufficio del turismo, certificato con il sistema di qualità di cui sono molto orgogliosi. Percorriamo a piedi il perimetro delle mura romane di cui si vedono ampi tratti, ci infiliamo nel mercato generale, una bella struttura in ferro stile art nouveau e ci gustiamo con gli occhi le freschissime merci esposte e l’abbondanza di pesci a prezzi più che buoni. Raggiungiamo l’Ebro, che bagna anche Zaragoza nel suo percorso verso il mare ed arriviamo nella centralissima Placa del Pilar, cuore della città. L’ampia spianata è interrotta da un’ imponente fontana dalla quale sgorgano copiose cascate: un intervento moderno audace, ma molto gradevole e di effetto. Visitiamo internamente l’enorme basilica in stile barocco, luogo di culto e meta di grandi pellegrinaggi dov’è venerata, all’interno di una cappella, una sorta di chiesetta nella chiesa, la piccolissima immagine (38 cm.) della Madonna del Pilar. Quasi invisibile, la statuetta è posta sopra la prodigiosa colonna che è cinta da un prezioso manto ricamato e cambiato tutti i giorni con un colore differente. Infatti nella sacrestia sono in vendita dei nastri colorati, che si rifanno alla tinta del giorno, da portare a casa agli ammalati ed infermi come conforto. Sul retro della cappellina c’è invece un foro sulla parete, di fronte al quale ci si inginocchia per baciare un frammento della colonna miracolosa. La volta affrescata da Goya purtroppo non è visibile per restauri, mentre merita di soffermarsi davanti alla gigantesca pala d’altare in alabastro policromo. Entriamo anche nella Lonja (loggia) ora sede espositiva con un fitto intreccio di volte a crociera, dove troviamo una mostra dedicata alla Mater dolorosa e alla passione del Cristo raffigurati con paramenti sfarzosi ed enfasi tutta spagnola (persino un Cristo sul letto di morte con tanto di cuscini, coperte e lenzuola, raccapricciante!). Ci stupisce piacevolmente anche la Seo, cattedrale, oggetto di un recente restauro che l’ha restituita perfettamente rinnovata e godibile in tutta la sua preziosità. Sulle mura esterne si ammirano ancora ampie tracce decorative dell’originaria moschea e del suo passato arabo. Ci infiliamo poi nel Tubo, una specie di Kasbah formata da una fitta rete di calli, dove ogni porta è un locale lungo e stretto, affollato di gente che consuma il rito delle tapas. Che bel vivere è questa usanza tipicamente spagnola! Troviamo un’ ottima soluzione per il pranzo al buffet Las Palomas, veramente consigliabile perché con 9.95 euro prendi tutto quello che vuoi, il cibo è vario e soprattutto fresco, appena preparato veramente “value for money” per dirla all’americana e frequentato da gente del luogo. Dedichiamo il pomeriggio alla visita dell’Aljaferia a cui si accede solo con la guida; si tratta di un’Alhambra in miniatura fatta costruire dai re mussulmani come luogo di piacere, poi passata ai re cattolici Ferdinando ed Isabella ed oggi sede del parlamento di Aragona. La semplicità dell’esterno, che si presenta come una piccola fortezza, contrasta ed accresce l’effetto di stupore provocato dall’interno con giardini tipicamente arabi ed arcate in alabastro fittamente traforate e leggere come un merletto. La leggenda vuole che proprio nella torre di questo palazzo fosse imprigionato il Trovatore a cui Verdi si è ispirato per l’omonima opera lirica

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