Nella nazione dei catalani

3 marzo 2006 Sono andato in bagno perché non reggo la tensione dell’attesa per l’arrivo dei bagagli. Il nastro non si mette mai in moto e poi una volta che le valige iniziano a girare pensi sempre che sia la ...

  • di Nigel Mansell
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

3 marzo 2006 Sono andato in bagno perché non reggo la tensione dell’attesa per l’arrivo dei bagagli. Il nastro non si mette mai in moto e poi una volta che le valige iniziano a girare pensi sempre che sia la tua quella che arriva, mentre invece qualcun altro la tira su e se ne va spensierato.

Troviamo una città primaverile mentre da noi stamattina stava nevicando. Avevamo preparato tutta la documentazione, guide, ritagli di reportage ma chissà come, ci siamo dimenticati tutto. Pazienza, gireremo così ad entusiasmo, ci fermeremo dove capita. Grazie a un autobus dalla temperatura tropicale e poi con il metro raggiungiamo il nostro albergo Santa Marta a Barcellona. E’ un due stelle, onesto, senza infamia e senza lode.

Usciamo per la sera e giriamo dove ci portano le nostre scarpe, incontriamo la splendida cattedrale con il suo chiostro dallo splendido stile gotico, lo stesso dicasi di Santa Maria del Mar. Attraversiamo piccole vie con negozi tutti contrassegnati da un comune e diffuso buon gusto, arriviamo infine alla Rambla piena di gente. Ci fermiamo in un locale dove ci sistemano per le feste, qui i prezzi sono molto alti. Poi ci spingiamo sino alla Rambla del mare, una splendida passerella in legno posata sulle acque del porto. Tutti i cartelli sono scritti in spagnolo e catalano, si avverte il forte spirito di indipendenza dei barcellonesi.

Alla sera faccio le cose più classiche che un comune turista italiano potrebbe fare, sangria e paella. A fine cena esausti stramazziamo nei nostri letti, in vero un po’ scomodi.

4 marzo 2006 Ho ricuperato una guida a prezzi modici, decidiamo di seguire uno degli itinerari che propone che ci porteranno alla Sagrada Familia e infine al Park Guell. Percorriamo vie grandiose contornate da bei palazzi ognuno con il suo stile mai anonimo come capita di vedere nelle nostre città. Il traffico è discreto e si ha l’impressione, influenzati dall’ottimo clima, di essere in una città veramente a misura d’uomo. La Sagrada Familia non ha fatto grandi progressi da quando la vidi dodici anni fa. E’ imponente e disarmante, sembra un castello di sabbia dalle forme sinuose. Davanti all’entrata di Gaudi ci accoglie una manifestazione molto colorita. Proclamano di volere recuperare i valori della tradizione e tra l’altro scopro che protestano contro un treno che anche qui si chiama TAV: è proprio vero che tutto il mondo è paese.

Mi affligge un male alla schiena abbastanza doloroso e persistente, che mi sono portato dall’Italia, dovuto a uno strappo che mi sono procurato oramai già da una settimana. Faccio fatica, ma cammino, la città è così bella. Raggiungiamo il Park Guell. Le costruzioni sono tondeggianti e variopinte, sembra di essere in una favola dei fratelli Grimm. Mi attira l’idea di visitare il santuario del Sacro Cuore di Gesù che dall’altura del Tibidabo domina la città. Cambiamo un po’ di metrò, poi prendiamo una sorta di ferrovia veloce che alla fine della sua corsa riemerge al sole. Scendiamo e prendiamo il vecchio tram stile Lisbona che si arrampica sulla collina. Stipati come le sardine nella loro scatola, il che ancora non disturba perché il clima non è ancora caldo, non voglio immaginare cosa possa essere d’estate, arriviamo in cima. Scendiamo per prendere la funicolare che ci porta alla cima del Tibidabo.

Sacro e profano: dall’alto della sommità del santuario un Cristo dalle braccia spalancate guarda e benedice Barcellona non prima però di posare l’occhio infastidito sul parco giochi che hanno costruito proprio sotto la sua casa

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