Il destino di una regina

Gli accadimenti quotidiani vissuti da ognuno di noi succedono come se fossero determinati e quasi segnati nelle pagine di un immaginario libro già scritto. Così è stato il nostro viaggio di quest’anno in Andalusia, inaspettato e iniziato alla vigilia delle ...

  • di Sormaestro
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in gruppo
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Gli accadimenti quotidiani vissuti da ognuno di noi succedono come se fossero determinati e quasi segnati nelle pagine di un immaginario libro già scritto. Così è stato il nostro viaggio di quest’anno in Andalusia, inaspettato e iniziato alla vigilia delle ultime partenze di agosto, quasi a volerci ricordare che siamo tutti attori nella commedia della vita.

L’incontro con la comitiva di viaggiatori con cui ci accompagneremo lungo tutto il percorso è freddo, come accade di solito in questi casi, ma il passare dei giorni ci rivelerà gli uni agli altri e renderà la compagnia piacevole e allegra.

Con l’aiuto dell’accompagnatrice spagnola, o meglio andalusa, partiamo da Málaga di buon mattino. E’ il giorno di Ferragosto, la mattina è fresca e siamo tutti ancora intorpiditi dal viaggio e dal brusco risveglio nella terra di Spagna. Il pulmann serpeggia lungo le strade che si arrampicano sulle montagne della Serranía. Siamo nel tipico paesaggio dominato dai Pueblos blancos: agglomerati di case di pietra, dipinte di bianco per contrastare il calore del sole, simbolo della vita rurale di questa parte del sud della Spagna. Arriviamo in cima dove Ronda domina tutta la vallata. La cittadina è costruita a strapiombo su due costoni rocciosi, unita da un’imponente ponte alto più di 100 metri che la unisce e quasi la sorregge mentre sotto scorre il fiume Guadalevín. Teresa, una guida del posto, ci accoglie alla porta est della città. Inizia così il nostro viaggio nella terra dei mori. La sua posizione dominante e le alte mura che la circondavano, ancora pressoché intatte, ne facevano una fortezza inespugnabile. Fu infatti l’ultima roccaforte a venire abbandonata dai mori nel 1485 dopo secoli di dominazione su tutta l’Andalusia. Le stradine strette di ciotoli, le due porte d’ingresso delle case, basse e bianche, le inconfondibili grate di ferro battuto alle finestre, è questo lo stile architettonico dell’Andalusia dei mori. Ronda è ancora addormentata quando silenziosi ed ordinati la attraversiamo a piedi salendo per la via principale. Teresa ci rivela che ormai la cittadina è divenuta una residenza privilegiata dei signorotti spagnoli. Le case all’interno delle mura sono molto ambite e per questo i loro prezzi hanno raggiunto cifre da capogiro. Qui hanno soggiornato tra gli altri scrittori come Ernest Hemingway, famosi toreri, don Luis Miguel Dominguín e don Antonio Ordóňez, mentre all’interno di un pozzo costruito nella casa di quest’ultimo, è sepolto l’attore Orson Wells, il cui nome significa proprio “pozzo d’acqua”. Lenti nel nostro proseguire, arriviamo in cima alla piazza passando per la scala dei condannati. La chiesa di Santa Maria la Mayor la domina. Il suo frontale attira la nostra attenzione: due piani con balconi costituiscono l’insolita facciata. Iniziamo la discesa verso il ponte Nuevo. Si tratta di una costruzione veramente imponente risalente alla fine del XVIII° secolo, dal centro del quale si gode di un’ottima vista sulle vallate circostanti. Vista di cui potevano godere anche i condannati, perlopiù bandoleros, briganti, che in queste zone erano tristemente famosi, alloggiati all’interno della cella ricavata sotto il pavimento e la cui finestra si apriva al centro dell’arcata principale. Un bel deterrente alla fuga, non c’è che dire. Proseguiamo a scendere lungo il fianco della cittadina per arrivare infine alla Plaza de Toros. E’ la più antica di Spagna (1784). Teresa ci conferma la mancanza di notizie sulla nascita della tradizione della corrida in Spagna: forse gli antichi romani, forse i mori. L’ingresso è molto suggestivo: un alto portone di legno delimita il perimetro dell’arena, non molto grande ma pur sempre imponente; due balconate coperte, sedute di pietra e colonne tutt’intorno allo spazio dedicato alla tenzone; a terra un tappeto di terra gialla battuta, tipica dell’Andalusia. Lo spettacolo della corrida è un evento molto sentito da queste parti e raggiunge l’apoteosi in settembre con la rievocazione della Feria Goyesca in cui toreri, cavalieri e dame indossano i costumi tipici risalenti ai tempi di Goya appunto. Non vi è dubbio alcuno nel ritenere che la corrida è un po’ la regina delle tradizioni popolari spagnole. A pranzo ci servono delle ottime trote, immagino pescate dal fiume che scorre sotto il ponte. Nel primo pomeriggio lasciamo Ronda per dirigerci verso sud. Lungo la strada i cartelli stradali sono scritti in arabo. Siamo vicini ad Algeciras e da qui partono le navi traghetto per il vicino Marocco dove durante l’estate numerosi marocchini rientrano per trascorrere le vacanze. Ma siamo anche nella terra che per quasi otto secoli (dall’VIII° al 1492) è stata testimone della dominazione araba. Tutto in Andalusia ce lo fa ricordare, a partire dal nome stesso della regione Al-Andalus, quello dei fiumi più importanti incontrati a Ronda, Guadalevín, a Siviglia e Cordova, Guadalquivír, infine i tipici palazzi dell’alcázar, residenza dei califfi, e dell’alcázaba, fortezza di difesa, presenti in tutte le città visitate. Arrivati a Gibilterra, dall’antico nome arabo Gibr-al-tar, attraversiamo la frontiera e siamo in territorio inglese. Qui il rispetto della segnaletica stradale è di vitale importanza: un semaforo regola infatti l’attraversamento della pista di decollo ed atterraggio dei caccia della RAF e passare con il rosso potrebbe costare molto caro... Un simpatico inglese di mezza età ci accompagna con il suo pulmino alla scoperta di questa rocca fortificata dominio della corona inglese. Anche qui le strade sono strette e per agevolare gli spostamenti gli inglesi dopo la conquista hanno costruito migliaia di metri di gallerie e cunicoli. In effetti la rocca difende l’unico bacino di carenaggio inglese in pieno Mediterraneo. Per trasportare fino in cima i potenti cannoni, i genieri inglesi hanno puntellato la rocca di grandi anelli in ferro ancora esistenti, in modo da agevolare la salita dei muli trainati dalle funi che vi facevano scorrere. Siamo alla confluenza del Mediterraneo con l’Atlantico e, ad appena quattordici chilometri dalla costa, si intravedono le sponde africane. In cima alla rocca si trova una piccola colonia di scimmie. Si dice che Churchill saputo dell’esistenza delle scimmie a Gibilterra, volle preservarne la razza come segno beneaugurante della presenza degli inglesi e questa tradizione è rispettata ancora oggi. Il lungo Ferragosto volge al termine. Prima del tramonto ci dirigiamo verso nord. Lungo la strada sagome di grandi tori neri, simbolo della Spagna ma anche di una nota casa vinicola, fanno capolino dalle colline circostanti. Più in basso i veri tori pascolano in gruppo, i più giovani, oppure solitari, i più maturi, ignari del macabro destino che li attende

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