Sulle strade della Spagna

Quello che segue è il racconto dei miei otto giorni in giro per la Spagna del Sud (ma non solo) assieme al mio amico Luca. Sono state giornate intense e magnifiche, vibranti e indimenticabili, stancanti, ma appaganti nell’animo e nello ...

  • di gio1977
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Quello che segue è il racconto dei miei otto giorni in giro per la Spagna del Sud (ma non solo) assieme al mio amico Luca. Sono state giornate intense e magnifiche, vibranti e indimenticabili, stancanti, ma appaganti nell’animo e nello spirito, tanto che ancora oggi non riesco ancora a togliermene il sapore di dosso.

E’ il 5 agosto. Ci siamo, sto per partire. Mi trovo alla stazione Termini ed è ancora molto presto, ma, come sempre, la paura di giungere in ritardo mi porta ad arrivare con largo anticipo ai miei appuntamenti. Quella di oggi sarà una lunghissima giornata ed è appena all’inizio. Alle 9.30 parte il treno (Leonardo Express) alla volta dell’Aeroporto di Fiumicino (costo: Euro 9.50). Dopo circa trenta minuti di viaggio arrivo all’Aeroporto, quando ancora manca un’ora e un quarto al volo. Mentre spero che Luca non mi faccia aspettare troppo, mi accorgo che lui è già a fare la fila al banco check-in della Vueling. Abbiamo acquistato i biglietti per il viaggio sul sito della compagnia low-cost spagnola da circa un mese: circa 220 Euro cadauno per andata e ritorno Roma Fiumicino- Madrid Barajas. Saliamo sull’aereo che decolla puntualmente e dopo circa 1 ora e 50 minuti di volo arriviamo a Madrid. L’aeroporto si rivela una vera “oasi nel deserto”: tutt’intorno scorgo infatti solo distese di terra incolta e il sole che picchia rende ancora più vasto e desolato l’ambiente, mentre lo scalo madrileno è una struttura evidentemente nuova e dalle linee architettoniche ardite, ma al contempo sobrie e funzionali. Scendiamo al piano inferiore a recuperare i bagagli che arrivano quasi immediatamente e poi ancora più giù a ritirare la macchina che, anch’essa, abbiamo in anticipo noleggiato tramite internet sul sito Argurcarhire.Com (un broker britannico attraverso il quale abbiamo prenotato un auto Europcar; costo: Euro 200 per un auto classe economy). Arriviamo al bancone dove Luca prende a parlare con un’addetta, la quale, per la verità, non appare troppo sveglia ed efficiente; supponiamo che sia il suo primo giorno di lavoro, cerchiamo dunque di essere comprensivi e aspettiamo con molta pazienza che sbrighi tutte le pratiche del caso. A questo punto andiamo in garage e scopriamo che un po’ di italianità ci accompagnerà per tutto il viaggio perché la macchina assegnataci è una Fiat Punto (nuovo modello), a cinque porte. Con mio sommo disappunto verifico che l’auto è provvista di lettore cd e non di mangianastri, come invece indicatoci all’atto della prenotazione. Non ho cd con me, ma solo musicassette e mi riprometto di acquistare cd al più presto dato che senza musica in auto non riesco a guidare: sino ad allora mi accontenterò delle stazioni radio spagnole. Carichiamo le valigie in macchina e mi metto subito al posto di guida. Usciti dall’aeroporto Luca si affetta a studiare l’itinerario verso Toledo, prima meta del nostro viaggio. Per ogni tappa di questo tour ho stampato degli itinerari dal sito della Michelin, ho inoltre con me lo stradario dell’Andalusia (sempre della Michelin); quanto a guide, sia io che Luca abbiamo la nostra bella copia della Lonely Planet sull’Andalusia e io dispongo anche della guida della Spagna della National Geographic. Sono emozionantissimo e nonostante la circonvallazione di Madrid sia pressoché vuota commetto un paio di errori di guida, tanta è la suggestione di trovarsi a guidare un auto in un posto sconosciuto. A destra si scorgono i grattacieli di Madrid e ci doliamo entrambi del fatto che la capitale spagnola non sia inclusa nel nostra giro. Purtroppo, complice la suddetta emozione, manchiamo l’uscita per Toledo e questo ci costringe a percorrere due volte la circonvallacion. Dopo circa mezz’ora ritorniamo all’aeroporto e la superiamo, trascorrono altri dieci minuti e questa volta, ben vigili, imbecchiamo lo svincolo giusto e ci dirigiamo alla volta di Toledo, che dista 88 kilometri, quindi il viaggio dovrebbe essere piuttosto breve. Siamo assaliti dalla fame, ma ci rendiamo conto che non ci sono autogrill nei paragi; trascorrono i kilometri, ma nulla. Ogni tanto incontriamo dei segnali stradali che parrebbero indicare pompe di benzina e punti di ristoro, ma non riusciamo a scorgere niente al di là della strada. Intuiamo più tardi che in Spagna le aree di servizio si trovano anche distanti dalla strada principale: occorre cioè uscire e percorrere qualche centinaio di metri per incontrarle. Dopo un po’ di vana attesa, decidiamo di saltare il pranzo e fare tutta una tirata sino a Toledo che dovrebbe essere vicina: infatti ben presto la scorgiamo davanti a noi. Inutile nasconderlo, siamo entrambi molto molto emozionati. Luca inizia le riprese col suo telefonino/videocamera/fotocamera. Io non riesco a distogliere lo sguardo dallo skyline di Toledo, da cui si erge, maestoso, l’Alcazar a dominare una sarabanda di bastioni, porte e torri campanarie. La città, a lungo capitale della Spagna, si trova arroccata su una collina, protetta interamente dal fiume Tajo e da una lunga cinta muraria. Cerchiamo il nostro albergo, che sappiamo non trovarsi in centro. Dopo lunghi giri e una improvvisata conversazione in spagnolo con un ragazzo del posto il cui cane, niente affatto amichevole, quasi assale Luca nel tentativo di entrare in auto, infine lo troviamo: hotel Abaceria, Ponezuelas 8 *** (prenotato in anticipo attraverso il sito bookings.Com). L’hotel si trova in effetti su una collina adiacente a Toledo e di qui si gode di una vista fantastica: l’Alcazar e la Cattedrale si stagliano davanti a noi in tutto il loro splendore. Il caldo è forte, ma secco e sopportabile. D’altronde l’emozione è tale da farci dimenticare la stanchezza di una giornata sinora molto intensa e che promette di esserlo altrettanto. Saliamo in camera, graziosa e pulita e con una vista spettacolare sull’antica capitale. Tutto intorno un grande silenzio e solo le cicale a farsi sentire. Ci diamo una veloce rinfrescata e usciamo subito, molto ansiosi, alla volta di Toledo. Le prime foto e poi superato il fiume ci inerpichiamo in quel dedalo di strette viuzze che è il centro della città. Non abbiamo molto tempo e quindi decidiamo di seguire l’itinerario consigliato dalla guida: partiamo dunque dalla Cattedrale, che sorge in Plaza del Ayuntamento e percorriamo il centro in lungo e in largo per circa tre ore. Poi stanchi e affamati ci sediamo in un piccolo locale situato in una graziosa piazzetta, qui ordino la mia prima cerveza e intanto riprendo a scrivere il mio diario. Dopo un po’ ci spostiamo in un'altra taverna; quindi altra cerveza, ma resto un po’ deluso dal cibo scelto, del pollo al curry pieno di cipolle, che io detesto. Mi riprometto di non commettere lo stesso errore per i prossimi pasti. Rientriamo verso le 23,00 in stanza, appagati da una giornata fra le più dense della nostra vita, ma in realtà un po’ delusi da una Toledo, che, pur meravigliosa se ammirata dall’esterno, non ci ha regolato altre grosse emozioni. E’ il 6 agosto. Il primo sole che sorge per me in Spagna. Mi affaccio alla finestra e l’immagine di Toledo che si sveglia, sommersa dal sole e incastonata fra le rocce, mi travolge. Mangio 4 fette biscottate con la marmellata (tutto portato da casa) e si parte con l’intenzione di attraversare la regione de La Mancha. Percorriamo quindi una strada secondaria verso Ciudad Real, kilometri e kilometri incontrando pochissime macchine e ancor meno centri abitati. Ci sono pianure sconfinate e deserte cui si alternano improvvise alture sulle quali si stagliano le sagome dei mulini resi celebri da Miguel de Cervantes. Non mancano le gigantesche pale per la produzione di energia eolica (Luca, col suo solito fare da ingegnere, le chiama i “nuovi mulini”), immortalate di recente da Pedro Almodovar nel film Volver, ambientato per l’appunto ne La Mancha, regione natia del bravissimo regista. Stanchi per via di un paesaggio che non tarda a divenire monotono, rientriamo sulla strada principale (autovia) all’altezza di Valdepenas. Da qui, superato il massiccio roccioso del parco naturale Despenaperros, entriamo in Andalusia, più precisamente nella provincia di Jaen. La guida ci dice che Jaen è il regno dell’aceituna (olio d’oliva) e non impieghiamo molto a rendercene conto. Il paesaggio è in effetti completamente cambiato e siamo ora circondati da morbide colline coperte da olivos (alberi d’olivo). Si avvicina l’ora di pranzo, la tabella di marcia non prevederebbe soste intermedie sino a Granada, ma il bello di essere in due e avere una macchina a propria totale disposizione è proprio l’improvvisazione. Prendo in mano la Lonely e accantono per un attimo lo stradario, mentre Luca mi ha ormai dato il cambio alla guida. Pare che nelle vicinanze ci siano i due gioielli dell’architettura rinascimentale della provincia di Jaen: Ubeda e Baeza. Decidiamo di recarci nella prima. In città è l’ora della siesta, in più è domenica e in giro non c’è davvero nessuno, salvo alcuni turisti, nemmeno poi tanti. Decidiamo di mangiare subito e poi fare un giro. Scegliamo un ristorante suggerito dalla Lonely: il Navarro, in Plaza del Ayuntamiento. Entriamo e ci accoglie una nuvola di fumo e l’indifferenza di un nutrito gruppo di spagnoli tutti intenti a fare il tifo per Alonso nel gran premio di formula 1. Ci sediamo e mentre Luca ordina dell’ottima carne di cervo, io mi getto su un pasticcio di uova con prosciutto e patate, davvero molto buono. Soddisfatti per via della pancia satolla, ma per questo un po’ pigri, cominciamo dunque la nostra visita di Ubeda, soffermandoci sulle tre piazze principali: Plaza Vasquez de Molina, Plaza del Ayuntamiento e Plaza del 1 de Mayo. La prima in particolare è davvero molto bella e decidiamo di scattare alcune foto. Verso le 15,00 torniamo alla macchina, lasciata in un garage a pagamento in Plaza de Andalucia. Si parte alla volta di Granada, dove arriviamo dopo un paio di ore. Mentre percorriamo la circonvallation (anche qui) scorgiamo l’Alhambra, che pare quasi finto tanto è bello. In centro, la prima preoccupazione è trovare un posto auto. Per fortuna ci riusciamo presto, sembra un posto tranquillo e sicuro, non è a pagamento ed è piuttosto vicino all’albergo. Si trova in un strada nei pressi di Plaza del Triumpho. Nel cammino che ci separa dall’hotel mi colpisce una scritta su un muro, fatta con i graffiti: Grazie Italia! Mi viene in mente che Granada è una delle principali città universitarie della Spagna, meta prediletta degli studenti Erasmus e penso che magari è stato proprio qualche studentello a lasciare quella scritta, ebbro di gioia (e non solo) per la recente vittoria mondiale (o forse più semplicemente è stato un qualunque turista italiano e qui, come altrove del resto, ve ne sono davvero molti). Compiaciuti all’idea del rosicamento dei francesi qui di passaggio e per questo costretti a leggere quella scritta, ci dirigiamo verso l’albergo: hotel Atenas, Gran Via de Colon 38 ** (anch’esso prenotato in anticipo attraverso il sito bookings.Com). La camera è piuttosto rude e spartana, ma ci consoliamo pensando che il centro è davvero a due passi. Un breve riposo e vero le 20,00 usciamo indirizzandoci verso l’ Albayzin, l’antico quartiere arabo di Granada. Luca sembra preoccupato perché la guida sconsiglia di allontanarsi dalle vie principali del suddetto quartiere dopo il tramonto. Non so se è serio o fa finta. In ogni caso il sole è ben lungi dal tramontare nonostante siano quasi le 21,00. Ci addentriamo nel quartiere salendo sino alla cima. L’ Albayzin è in effetti bellissimo e suggestivo, con le sue case tutte bianche, le stradine strette e in pendenza, e il Sacromonte, la montagna sacra dei gitani, a farne da misterioso e seducente fondale. Ci fermiamo qualche minuto a Plaza de San Nicolas, da dove si gode di una vista eccezionale dell’Alhambra. Ci sono zingari che cantano e luca li riprende con la videocamera. Io resto rapito dallo scenario che mi si fa innanzi. Entriamo in un bel locale che però a me pare un po’ troppo turistico. Mangiamo la nostra prima racion di tapas, una di salumi e una di pesce. Molto buono, nulla da dire. Luca beve del vino tinto ed io l’ennesima cerveza. Un’ultima passeggiata in centro e poi a nanna, domani promette di essere (ancora) una giornata vibrante

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