Weekend a Siviglia

Un viaggio nel capoluogo dell’Andalusia tra cultura, bellezza e divertimento

  • di MICAROX
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Io e mio marito abbiamo deciso di regalarci un week-end di 3 giorni a Siviglia, città che lui aveva già visitato qualche anno prima. Siamo partiti mercoledì 7 dicembre alle 17.00 con il volo RyanAir da Bergamo, per arrivare a Siviglia alle 19,30. Noi avevamo fatto il checkin on-line e di conseguenza nessuno ci ha controllato il peso del bagaglio a mano, visto che sono solo 10 kg a testa.

Usciti dall’aerostazione di Siviglia, sulla sinistra c'era l’autobus AE che collega ogni mezz’ora circa l’aeroporto con la città. Il costo del biglietto è di 4,00 euro a testa e si può farlo a bordo (preparate i soldi esatti). Volendo risparmiare 2,00 euro si può fare andata e ritorno (ossia 6.00 euro anzichè 8,00)

Avevamo prenotato all’hotel “Las Casas di los Mercaderes” a pochi passi dalla cattedrale di Siviglia e a 7 minuti a piedi dalla fermata del bus (la nona fermata dall’aerostazione). Non abbiamo fatto abbonamenti o carte turistiche perché volevamo essere liberi, oltre al fatto che per evitare code avevamo già prenotato e pagato on-line da casa la visita alla cattedrale e all’Alcazar.

Abbiamo trovato facilmente l’hotel, grazie a google maps. La camera non molto grande, con ogni confort, con un bel bagno (dotazione di campioncini ampia), che si affaccia sul patio interno coperto. L’hotel è molto carino e pulito, la colazione è sia dolce sia salata ed è preparata nel patio. Noi consigliamo questo hotel, perché centrale e vicino alle maggiori attrazioni turistiche che le ragazze alla reception (parlano inglese o spagnolo) ci hanno indicato sulla mappa della città.

La prima sera abbiamo passeggiato per il barrio di Santa Cruz, attenzione che è facile perdersi nel dedalo di viuzze. In questa zona della città si concentrano i più famosi bar di tapas e così ci siamo fermati a cenare al Toro Toro, all’inizio della Calle Gago dietro la cattedrale. Il posto seppur carino, ci ha deluso per i piatti un po’ scarsi e non di eccelsa qualità (un piatto freddo di salumi e formaggio e 5 tapas da loro scelte), in compenso il conto era salato. Girovagando per digerire le tapas, ci siamo imbattuti nel bagno arabo più famoso, Aire de Sevilla, ma con nostra brutta sorpresa avevano già il pienone per le sere successive, dunque se volete andarci, premunitevi di prenotazione anticipata.

Per chi come noi vuole usare i bus panoramici, questi hanno delle convenzioni con alcune attrazioni turistiche con sconti, inoltre Siviglia offre ai turisti un servizio di guida gratuito, identificato dall’ombrello viola, che parte alle 10,30 dalla Cattedrale e alle 16.00 da Puerta Jerez e per un paio d’ore accompagnano i turisti per la città in spagnolo, inglese e francese.

La mattina seguente, ci siamo svegliati con tranquillità, abbiamo visitato il barrio di Santa Cruz alla luce del giorno e alle 11.00 ci siamo presentati senza alcuna coda all’entrata dell’Alcazar, mentre, per chi non aveva prenotato c’erano già duecento metri di attesa (nei giorni successivi la coda era molto più lunga già al mattino). Abbiamo preso le due audio guide (circa 10,00 euro) e girovagato in questo immenso palazzo, che mischia stili diversi cristiano, arabo e gotico. In effetti è un bel palazzo, ma ha le stanze vuote, non ci sono arredi, e se non avessimo preso l’audio guida, difficilmente avremo capito cosa stavamo visitando. Abbiamo fatto con calma gustandoci il parco e dopo un’ora e mezza siamo usciti nel giardino degli aranci (mi raccomando non mangiateli, perché non sono arance vere).

Abbiamo proseguito la visita del barrio di Santa Cruz, il giardino di Dona Elvira, l’hopital del los Venerables, la piazza a cui deve il nome, e i giardini di Murillo e quelli di Catelina de Ribera che ci hanno portato davanti alla Reale Fabbrica del Tabacco (prima fabbrica per la lavorazione del tabacco con 1000 dipendenti), ora è la sede dell’Università e volendo la si può visitare dal lunedì al venerdì con visite gratuite. Purtroppo quando ci siamo stati noi era chiuso per il ponte dell’Immacolata, comunque, il palazzo è molto imponente e bello anche da fuori. I nostri stomaci brontolavano e così ci siamo fermati al Taco Bell, per uno spuntino veloce, senza pretese. Ora dopo esserci rifocillati siamo passati davanti al palazzo di San Telmo, sede della regione Andalusa, bellissimo da fotografare (eventualmente si può visitare su prenotazione), e abbiamo proseguito per Plaza de Espagna. Ci si arriva fiancheggiando la reale Fabbrica del Tabacco e attraversando il parco del Teatro Lope de Vega, che a una prima impressione è un po’ trascurato. Attraversata l’avvenida Maria Luisa, ci si trova davanti la torre nord che da inizio al semicerchio della piazza. Sicuramente da vedere, per l’originalità, le piastrelle colorate che identificano le varie province delle Spagna, il canale navigabile con delle piccole barchette e la rilassatezza che vi si respira. Da qui, passeggiando per il parco di Maria Luisa, ci siamo diretti a piazza delle Americhe che è circondata sui tre lati dal Museo delle Arti e Cultura Popolare, dal Museo Archeologico e dal Padiglione Reale

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