L'editoriale di Syusy: Siria, doppia patria

Ma lo sappiamo che cosa andiamo a distruggere?

 

Peccato che ultimamente ci tocchi così spesso “celebrare il funerale” di magnifiche mete turistiche, cioè luoghi meravigliosi, devastati dalla guerra e quindi, per un periodo che purtroppo si prevede lungo, non saranno più visitabili. E quando un luogo è interdetto al turismo significa che sta male, che chi ci abita soffre. Turismo – val la pena di ripeterlo ancora una volta – significa pace e benessere. Il luogo a cui facciamo riferimento oggi è, naturalmente, la Siria. Per fortuna io-Syusy ci sono stata sei anni fa. Ci sono andata di mia iniziativa, non era un viaggio commissionato da nessuno. Ci sono andata con la mia amica Luisa e Chiara Orlandini delle Edizioni Venexia con suo marito Guido.

Il viaggio è uno dei più interessanti che si possano fare da un punto di vista della storia e dell'archeologia. Si dice infatti che l'essere umano ha due Patrie: la propria Patria di nascita e poi la Siria. Perché qualche cosa del suo passato nasce comunque da qui, qualche elemento della sua identità risale a questi luoghi.

Qui nasce il Protocristianesimo (in Siria ci sono mete come Maalula dove è nata la tradizione degli Eremiti o Damasco dove nella Moschea c'è la tomba di San Giovanni e un minareto dal quale Gesù dovrà scendere nell' ultimo giorno). In Siria ci sono tracce della nascita dell'Islam e del Sufismo. Ma a parte le religioni: la Siria rappresenta la storia della Civiltà. Basta pensare a luoghi come Ebla (dove ho incontrato gli archeologi della Sapienza di Roma, dove sono state trovate le tante tavolette incise in lingua cuneiforme), oppure ad Aleppo col suo meraviglioso Museo (che ora chissà in che condizioni sarà, perché tutti ci ricordiamo del Museo Archeologico di Baghdad che è stato saccheggiato durante la guerra). Poi c'è l'Eufrate, il fiume che con la sua mezzaluna fertile ha favorito la nascita della Cultura Sumera, che io ho potuto vedere nel magnifico sito archeologico di Mari, ai confini con l'Iraq. Poi nel deserto c'è Palmira, che rappresenta i contatti con l'Oriente, che è stata teatro della incredibile storia della regina Zenobia che osò sfidare Roma: è come un porto nel deserto, un caravanserraglio in cui facevano tappa tutte le carovane da e per l'Oriente. In Siria c'è anche la storia delle Crociate, che si legge bene nel Krak des Chevaliers, il castello che è stato Cristiano, poi Arabo, poi di nuovo Cristiano, coi Templari, accusati di intrattenere strani rapporti con la Setta degli Assassini... Ma in Siria ci sono tracce imponenti anche della Romanità, con le “Città abbandonate” piene di mosaici meravigliosi, di epoca romana-bizantina (come a Ravenna, ma anche più belli).

E poi naturalmente c'è soprattutto la gente di oggi, la popolazione Siriana, fatta di donne e bambini e uomini che ho visto nelle campagne. Tutto questo adesso è minacciato dalla violenza, dalle bombe, dai missili più o meno “intelligenti”: significa per la popolazione sofferenze inaudite e per noi l'impossibilità di vedere e godere di tutti questi tesori. Il documentario che appunto io-Syusy ho girato in Siria non è mai stato visto in nessuna TV. Adesso che questi luoghi preziosi sono al centro di un conflitto, che almeno si sappia che cosa ci apprestiamo a distruggere!

Syusy

(e Patrizio)

Oggi si parla di Siria, qualche tempo fa è stato il tempo della Libia, avete già visto questo video?

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Commenti
  1. sajnos
    , 26/9/2014 17:31
    Sono vissuto in Siria tre anni (dal 1998 al 2001) e tra i tanti Paesi in cui ho abitato e lavorato è quello che più mi è rimasto nel cuore. Non so se avrò il coraggio di tornarci un giorno...
    Bella la frase della Siria come co-patria, chi l'ha detta? In effetti, tutto ha avuto origine là...
    Chissà cosa sarà rimasto del museo di Aleppo, dove la spoliazione era iniziata da molto prima della guerra: io, durante una visita, ho assistito alla contrattazione di alcuni pezzi esposti tra personale del museo e turisti (americani, credo).
    Nella moschea principale di Damasco c'è la testa del Battista... ma è una delle tre reperibili in Siria: la seconda è (era) ad Aleppo e la terza non ricordo dove. Chissà quante altre ce ne saranno in tutta l'area mediorentale!
    Le città morte (o "abbandonate", come scrive la Syusy) non sono romane ma medievali e sono state abbandonate per motivi sconosciuti, forse terremoti o più probabilmente progressiva sterilizzazione del terreno.
    Le testimonianze romane sono altrove: Palmira, Apamea, Bosra...
    Ci sono più che "tracce" del sufismo; ad Aleppo risiede il 'papa' dei sufi, che ha giurisdizione su tutto il medioriente, Turchia compresa. E' un gentile signore che ha studiato medicina a Roma.
    Invidio la Syusy per i siti di Mari e Dura Europos, che io non ho potuto visitare. A dire il vero non ho visto neanche Ebla, ma ho seguito diverse conferenze del prof. Mathiae e mi sembra di conoscerla.
    Il Krak des Chevaliers non è stata la sede dei Templari ma dell'Ordine militare dei Cavalieri dell'Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme, che in seguito diventeranno i Cavalieri di Malta (dopo il soggiorno a Rodi).
    Grazie Syusy per aver ricordato la mia amata Siria e complimenti per il documentario.
    Piero

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