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Damasco degli ultimi cantastorie

Diario mistico-serio di un soggiorno di studio nell'antica capitale del califfato.

  • di Rita Turrin
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 1
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Damasco: non solo traffico infernale e nouveaux riches libanesi a caccia d'affari... non solo sciantose russe acchiappa-mariti, bazar kitsch e pipe ad acqua. Damasco-Dimashq: fra gli ultimi luoghi al mondo dove si possa ancora sentire, nei caffé della città vecchia, la voce di cantastorie che, in un misto di dialetto siriano e arabo classico, narrano delle mille e una notte. Ti siedi al Nawfra, sorseggi the di fiori e assisti al miracolo del cantastorie. Non capisci tutto, cerchi di intuire la trama dai suoi gesti ed annuisci con gli altri. Poi un cameriere se la prende con un tale che vocia disturbando. E questo tira fuori una rivoltella e ci ricorda che siamo dei privilegiati.

Un viaggiatore degno di tal nome vorrà poi perdersi nei vicoli, stare ore nella grande moschea. Nel suo giardino riposa il Saladino. Al suo interno le reliquie di Yahia-Giovanni Battista e dell'Imam Hossein.

Poi esci dalle mura della città vecchia e ti ritrovi nella moschea sciita di Sayida Roqiya: e l'arabo diventa persiano, le pareti nude lasciano il posto a specchi abbaglianti, che ti dicono dell'inafferrabilità della trascendenza. Abbagliato, frastornato dalle preghiere delle donne che invocano la grazia di una gravidanza, dagli uomini che si battono il petto nel ricordo del martirio del loro Imam. E va a finire che, se vuoi, ti perdi per sempre.

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