Dal buddhismo ad alta quota alla dea Kali, ovvero Bhutan-Sikkim-Kolkata

  • di biba1966
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 2000 a 3000 euro
 

Abbiamo scoperto pochi giorni fa che – secondo la Lonely Planet – il Bhutan è una delle mete imperdibili del 2012. Abbiamo scoperto la scorsa estate che andare in Bhutan è molto costoso, ma abbiamo anche scoperto al ritorno che è impossibile pentirsene. Abbiamo scoperto poco prima di partire che la zona era stata devastata da un terremoto di notevoli dimensioni. Abbiamo scoperto dopo aver prenotato che i giorni del nostro soggiorno coincidevano con le celebrazioni del matrimonio reale bhutanese. Abbiamo scoperto che il Bhutan è l’unico paese senza Pil ma col più poetico e romantico Fil (felicità interna lorda).

Ma la scoperta più grande è stato l’atterraggio a Paro: il piccolo aereo si incunea virando nella vallata, le ali sfiorano le montagne e l’aeroporto è un’incantevole dimora bhutanese con prato e fiori. Sogniamo o siam desti? Bhè… d’altra parte questa è la sensazione che ci ha accompagnato per tutti gli otto giorni trascorsi in Bhutan, un po’ sospesi fra sogno, magia, realtà, peperoncini, momo e riso rosso. Un paradiso di tradizione e cultura. Donne, uomini e bambini, tutti sempre sorridenti, cordiali, timidi. Vestiti con i loro abiti tradizionali, ti sfiorano senza infastidirti, pronti però a chiacchierare, scherzare al minimo accenno e rivedersi curiosi nella foto da poco scattata. Templi impareggiabili, paesaggi mozzafiato e festival magnifici: un arcobaleno di colori e allegria.

Il percorso scelto in Bhutan è quello classico, arricchito dalle visite ai numerosi festival religiosi nei monasteri dove la gente si raccoglie per assistere ai balli tradizionali in un clima di spensieratezza e allegria: più che a una cerimonia sembra di assistere a una gita domenicale con picnic, bambini che corrono e giocano. La prima cosa che facciamo – appena scesi dall’aereo - con i nostri due angeli custodi (guida e autista – Kharma e Dorgee) è andare al Rinpung Dzong di Paro, dove assistiamo al primo dei tanti festival. Non sappiamo dove guardare: il monastero? I danzatori con le tipiche maschere di cartapesta? O le persone? L’impatto è da ubriacatura! Il pomeriggio è dedicato alla fortezza (o meglio ai suoi resti), il tempio Druk Choeling con un grande Buddha del futuro e una tranquilla passeggiata per la strada (l’unica) di Paro. Il giorno dopo visitiamo il Monastero di Taktsang: per raggiungerlo camminiamo per circa due ore e ad ogni passo ti chiedi come cavolo hanno fatto a costruirlo, visto che sembra nascere dalle rocce a strapiombo e non ci sono ovviamente strade! La spiegazione è presto detta: una tigre ha trasportato in volo tutto, monaci, materiale, suppellettili… facile no? Il fatto è che è così sorprendente che quasi quasi ci credi….

Iniziamo i lunghi trasferimenti in auto accompagnati da un bellissimo paesaggio: terrazzamenti di un verde intenso, pini, abeti, e fiumi dalle acque turchesi.

Ci rituffiamo nei colori e nelle danze con il festival di Wangue Prodrang e di Tamshing Goempa: i nostri occhi sono catturati da tutto quello che ci sfila intorno, mi ripeterò ma assistere a queste cerimonie è veramente unico. Tra un festival e l’altro, non mancano le soste agli altri monasteri e paesi che incontriamo per strada: da Trongsa dove assistiamo alla preghiera del mattino con i monaci in fila che suonano il tamburo, andiamo nella valle di Bhumtang con i monasteri di Kurje, Jampey e Jakar Dzong. Breve passeggiata tra i boschi verso il Burning Lake, che non è un lago vero e proprio, ma un fiume che scendendo forma una piccola vasca d’acqua, ovviamente sacra. Abbandoniamo la valle di Bhumtang e ripercorriamo a ritroso la strada già fatta fermandoci a vedere dall’alto della collina il monastero di Wangdue Prodrang: vederlo da lontano, alla confluenza dei due fiumi, arroccato sulla piccola collinetta ha un fascino particolare. Poi ci fermiamo fra risaie e campi di grano al monastero di Chimi Lakhang, ovvero il tempio della fertilità. Il luogo è molto sacro, ma essere benedetti da un monaco con un fallo in legno di dimensioni che farebbero impallidire chiunque, è un po’ imbarazzante…D’altro canto, sulle pareti delle case di tutti i villaggi ammiriamo simpatici “piselli” colorati, augurio di fertilità e prosperità, privi di doppi sensi volgari o falsamente morbosi. La giornata si conclude in bellezza al Monastero di Punakha, rimesso a lucido in occasione delle nozze reali che avverranno tra pochissimi giorni. Uno splendore assoluto

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