Apoto mission in sierra leone

PREMESSA: Questo è il resoconto della mia personale esperienza in Africa nell’ambito del campo missionario organizzato dalla parrocchia di Poviglio (RE) insieme alle Suore Clarisse, che operano in Sierra Leone con due sedi a Lunsar e a Mile91. Il campo ...

  • di bume
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in gruppo
    Spesa: Da 500 a 1000 euro

PREMESSA: Questo è il resoconto della mia personale esperienza in Africa nell’ambito del campo missionario organizzato dalla parrocchia di Poviglio (RE) insieme alle Suore Clarisse, che operano in Sierra Leone con due sedi a Lunsar e a Mile91. Il campo dell’estate 2006 ha avuto la durata di un mese, dal 27.07 al 27.08, ma per esigenze di lavoro la mia permanenza nel continente nero si è limitata a due settimane. L’espierienza rispetto a chi ha partecipato all’intero campo è stata perciò parziale, ma dal punto di vista umano ugualmente molto intensa e forse indescrivibile. Voglio provare comunque a raccontarla...

31/07 LUNEDI L’impatto avvertito sbarcando dall’aereo la dice lunga sul clima locale: l’umidità si taglia con il coltello. Impossibile non sudare o per lo meno non sentirsi “appiccicosi”.

A Freetown airport scendono anche altri italiani di Vicenza che resteranno nella capitale ospiti presso il centro dei Padri Missionari Salesiani. Non ci sono problemi per il visto, ci mettono scadenza 29/08. Ritirati i bagagli (sembra un trasloco: siamo in 3 e abbiamo 6 valige, 3 zaini e 2 chitarre ...) siamo assaliti da un orda di facchini locali che manca poco che facciano a botte tra loro per portare le nostre cose.

Ci accolgono Sister Elisa, responsabile del convento presso il quale siamo ospiti, e l’autista di fiducia delle Suore, “Mister Conteh”, che detta così mi sembra una marca di detersivo per piatti ma che in realtà è un simpatico signore di mezza età risiedente a Lunsar dalla risata facile e inconfondibile. Suor Elisa lascia una mancia ai facchini e loro se la contendendono come le galline con il becchime.

Comincia il trasferimento in auto per Lunsar: man mano che procediamo la strada lascia il posto a sentieri di terra rossastra pieni zeppi di buche e crepacci. Alcuni punti del percorso portano invece i segni di un vecchissimo asfalto ormai a brandelli che per la circolazione è ad oggi più un ostacolo che un beneficio.

Avere il fuoristrada qui è quasi indispensabile, infatti siamo su un imponente jeeppone di proprietà delle Suore. Ho scritto “quasi” perché si vedono anche vecchi e stracarichi pulmini locali, ma probabilmente per loro è già tanto avere quelli. Nel corso della nostra permanenza (è inevitabile) ne vedremo diversi in panne. Sempre ben segnalati però: tanti ciuffi d’erba strappati e lasciati in mezzo alla carreggiata fanno ottimamente le veci del nostro “triangolo”... Tra l’altro sul cofano di questi pulmini sono sempre scritti a caratteri cubitali degli epiteti religiosi tipo “God is great” oppure “Allah is one”, ma anche “God bless Islam” (??) facilmente leggibili da chiunque li incroci. Va specificato che qui la popolazione è in maggioranza musulmana, ma ci sono anche cattolici e animisti.

Solo dopo metà viaggio il percorso si fa un po’ più agevole: c’e’ una strada molto larga non asfaltata ma spianata che una impresa italiana dovrà rendere degna di questo nome e che attraverserà tutta la Sierra Leone da nord a sud. L’ultimo tratto per Lunsar è fortunatamente già asfaltato..

Quanto alle case, se nei pressi dell’aeroporto hanno un aspetto quasi “normale” per i nostri canoni, strada facendo ci si presentano quasi esclusivamente capanne o vecchie costruzioni trasandate, abitate da pochi adulti (che spesso osservano il nostro passaggio immobili davanti alla loro dimora) e tantissimi bambini, che ci salutano e ci corrono incontro gridando una parola che non dimenticheremo mai più: “Apoto! Apoto!” (che significa “uomo bianco”). Arriviamo a Lunsar col buio, scopriremo il villaggio solo il gg. Dopo

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